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IL CORAGGIO DI METTERSI

IN DISCUSSIONE

Ovvero:

Come uscire dall'entropia spirituale.


- C'è un'entropia nei fedeli abitudinari?

Consideriamo come sono sempre attuali le parole di Paolo: "Fate dunque molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi. Non siate perciò sconsiderati, ma sappiate comprendere qual è la volontà del Signore." Ef 5,15-17. Il motivo che ci spinge a parlare di entropia nasce dall'amore per la Verità. Davanti ad un serio pericolo non possiamo comportarci come lo struzzo della leggenda che nasconde la testa sotto la sabbia.

In ogni tempo, e oggi più che mai, è sempre necessario fare discernimento su se stessi. Nella società e nella Chiesa assistiamo ad una situazione imbarazzante d'ipocrisia e di confusione molto grave. Non a caso Benedetto XVI, nella sua visita in Germania (2011), affermò che molti agnostici inquieti sono più vicini a Dio di coloro che vanno meccanicamente a Messa, i convinti ma non convertiti, recitano senza riflettere le formule e ascoltano passivamente le Letture e l'omelia: "Gli agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace, sono più vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli di routine".

- La domanda sorge spontanea: "Come mai, secondo il papa emerito, oggi sono più vicini al Regno gli agnostici alla ricerca della verità che i cristiani habitué?".

Questa affermazione ci deve far riflettere perché, di fatto, nelle parrocchie (quelle amorfe e chiuse in se stesse) l'energia spirituale va disperdendosi sempre più. Nella Chiesa c'è un reale pericolo di entropia spirituale. Anche Papa Francesco, in questo periodo di grande crisi spirituale, morale e di conseguenza anche economica della società ("i giorni sono cattivi"), invita i fedeli a non chiudersi nelle parrocchie ma a recarsi nelle periferie dell'uomo:

«Questo è un pericolo: ci chiudiamo nella parrocchia, con gli amici, nel movimento, con coloro con i quali pensiamo le stesse cose ... ma sapete che cosa succede? Quando la Chiesa diventa chiusa, si ammala, si ammala ... Una Chiesa chiusa ... è una Chiesa ammalata. La Chiesa deve uscire da se stessa ... Uscite fuori, uscite! Pensate anche a quello che dice l'Apocalisse. Dice una cosa bella: che Gesù è alla porta e chiama, chiama per entrare nel nostro cuore (cfr Ap 3,20). Questo è il senso dell'Apocalisse. Ma fatevi questa domanda: quante volte Gesù è dentro e bussa alla porta per uscire, per uscire fuori, e noi non lo lasciamo uscire, per le nostre sicurezze, perché tante volte siamo chiusi in strutture caduche, che servono soltanto per farci schiavi, e non liberi figli di Dio? In questa "uscita" è importante andare all'incontro; questa parola per me è molto importante: l'incontro con gli altri ... noi dobbiamo andare all'incontro e dobbiamo creare con la nostra fede una "cultura dell'incontro", una cultura dell'amicizia, una cultura dove troviamo fratelli, dove possiamo parlare anche con quelli che non la pensano come noi ...» (Veglia di Pentecoste, 18 maggio 2013).

È palese che il dilagare del devozionismo e del bigottismo dei laici sia dovuto, in modo particolare, dall'assolutismo di una parte del clero autoreferenziale che ha dimenticato il motivo per cui Gesù squarciò il velo del Tempio (non solo per consentire a tutti i credenti l'ingresso nel luogo più sacro del Tempio riservato ai sacerdoti, ma soprattutto, come dice Papa Francesco, per non essere relegato nel Debir della chiesa). È in questo modo che i riti rischiano di diventare sempre più sterili. La religiosità quando non esce fuori dalla parrocchia, quando resta "chiusa in strutture caduche, che servono soltanto per farci schiavi", quando non si tramuta in vita quotidiana, cioè, in un fatto sociale, la liturgia diventa un rito alienante che ci impedisce di vivere la gioia della libertà dei figli di Dio. Dispiace vedere dei chierici che restano chiusi nelle "sicure" sacrestie e non si prestano in nessun modo al dialogo e al confronto con i fedeli, i quali sono trattati spesso senza rispetto, considerati non fratelli ma "gregge" che non può e non deve usare la ragione, né può mettere in discussione i "pastori", poiché "i pecoroni" devono solo obbedienza a senso unico. In questo modo si cancellano i fondamentali rapporti umani a favore del solo rapporto autoritario.

Forse per comprendere meglio il concetto del caos spirituale e morale presente nella nostra società, possiamo prendere esempio dal secondo principio della termodinamica: la legge universale di aumento dell'entropia afferma che ogni sistema fisico tende al caos se lasciato a se stesso. Questa tendenza alla confusione può essere invertita solo da una fonte al di fuori del sistema. Infatti, questo principio afferma che anche il caos presente nell'universo, in assenza di un intervento esterno, tende sempre ad aumentare.

Questo principio dell'entropia, analogamente, può essere applicata anche alla sfera spirituale. Si può riscontrare un parallelismo con la legge dell'entropia in ciò che afferma San Paolo riguardo al destino del Creato: "L'ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio... ", pertanto tutto l'universo è come una partoriente che "geme e soffre le doglie del parto" (cfr Rm 8,23). Difatti, se osserviamo la stupefacente formazione dei corpi celesti, appare chiaro che essi sono il frutto di continui processi distruttivi e costruttivi che tendono ad una caducità finale. L'universo vive in una ineludibile entropia. Pertanto, la meravigliosa Creazione ha bisogno necessariamente di un'azione Esterna per portare a compimento la sua formazione. Tutto il Cosmo vive la stessa speranza dell'uomo: che Chi l'ha creato possa salvarlo dalla transitorietà.

La Creazione, com'è al presente, aspetta il grande evento per diventare quello che sarà nel giorno dell'intervento della "Fonte totalmente altra" dal suo sistema: il giorno glorioso della Parusia. Quando, liberato dalla schiavitù della morte, all'uomo si manifesterà finalmente ciò che era nel piano di Dio, quello cioè di raggiungere la pienezza della sua umanità, rendendolo partecipe della Gloria divina. Così, similmente alla realtà dell'Universo, il credente confuso (non convertito), perché legato alla mentalità di Legge (che rifiuta l'intervento esterno della Grazia), non potrà mai ricevere la sua liberazione, l'unica condizione che permette all'uomo di raggiungere la sua piena maturità di figlio di Dio.

È chiaro che soltanto quando liberamente accetta il Divino Intervento nella propria vita, cioè quando accoglie Gesù il Risorto e la sua Parola, "Spirito e Vita", l'uomo diventa una nuova creatura (2Cor 5,17). Non possiamo non considerare che oltre alle numerose cose positive della Chiesa, alle sue opere spirituali e sociali e all'integrità e creatività di tanti chierici e laici, purtroppo, è visibile la presenza di un disordine e di abulia spirituale diffusa nel popolo di Dio. Spesso manca la consapevolezza del proprio cammino di crescita nella fede e nella vita sociale. Ormai sono tanti i "praticanti" che vivono una religiosità ridotta ad un formalismo rituale e non si domandano più seriamente: "Qual è il mio rapporto personale con Dio?".

Ciò ci fa considerare che quello che manca nel cammino di fede è vivere una vera relazione con Dio; manca spesso negli habitué (i convinti ma non convertiti) una concreta esperienza della Sua paternità. Per questo il degrado e l'entropia nei cristiani di lungo corso tendono sempre ad aumentare fino a sfociare in una ipocrisia spirituale e morale presente in certune parrocchie. Con parresia non possiamo non vedere come nella battaglia contro l'entropia, purtroppo ci sono tanti tiepidi e confusi anche tra i pastori (pastorizi?), coloro che continuano a trattare i fedeli senza rispetto, come degli stupidi onagri che devono restare tali. Tuttavia, grazie al provvidenziale intervento esterno dello Spirito Santo, che riceviamo nelle Sacre Scritture, nella preghiera e nei Sacramenti, la legge dell'entropia spirituale può sempre trasformarsi nella "legge dello Spirito, che dà vita in Cristo Gesù", la quale ci libera dalla legge della menzogna, del peccato e della morte (cfr Rm 8,2). Questa trasformazione è sempre in atto nella Storia e, in modo particolare, negli ultimi tempi con il provvidenziale intervento degli ultimi sei Papi.

Pertanto, Papa Francesco con fermezza ci invita: "Per favore non lasciatevi rubare la Speranza!". Coraggio! Nonostante constatiamo che nella Chiesa non tutti sono disposti seriamente a mettersi in discussione (in ogni ambito, tutti abbiamo bisogno di lavorare su noi stessi per correggerci), tuttavia ci sono molti che "lavorano per essa e non sono lontani da Gesù e dal Regno di Dio".

Prendiamo esempio da ciò che sta cercando di attuare il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia (2015). I vescovi hanno compreso una cosa fondamentale, che per crescere come Chiesa e fare discernimento c'è bisogno di una "cultura dell'incontro", cioè, essere disposti anche di un altro tipo d'intervento esterno, quello di coinvolgere e consultare la base dei fedeli (le famiglie) per riconoscere i segni dei tempi, comprendere i propri errori, per poter sanare e superare le cose che non vanno più.

Dunque, per vincere l'entropia nelle parrocchie è quanto mai necessario avere il coraggio, la parresia e l'umiltà di lasciarsi mettere in discussione, eliminando le sovrastrutture e i formalismi vuoti che Gesù chiama "tradizione di uomini", (Mc 7,8). Siamo onesti, in quante parrocchie i cosiddetti organi collegiali: i consigli pastorali, l'ufficio degli affari economici, sono inesistenti o sono solo formali, vissuti senza corresponsabilità, dove non vige una cultura dell'incontro e dell'amicizia? Chi ama la Chiesa è consapevole che solo nello spirito sinodale, dove si mette in pratica il discernimento comunitario (Dio ispira anche "il gregge" che non va considerato come delle semplici pecore da guidare), si può ripartire per una rinnovata azione pastorale, si può realizzare una Chiesa che, pur nel rispetto dei ruoli e dei carismi, sia innanzitutto "una grande Famiglia formata da tante famiglie" dove lo Spirito soffia su tutto il popolo di Dio.

Ci vuole molto coraggio e parresia per convertire l'attuale azione evangelizzatrice. Prendiamo esempio "dall'ardire" di Gesù che ha squalificato la tradizione degli antichi definendola "precetti di uomini". Precetti ipocriti che sono lontani da Dio e dall'uomo. Come Gesù stigmatizzava i farisei e gli scribi chiamandoli commedianti perché avevano paura di perdere il potere e per questo ostentavano abiti di lusso e si preoccupavano di insegnare il Talmud come legge divina (rendendo in questo modo il popolo asservito a delle norme e ad un culto inane), così è opportuno eliminare i vari titoli onorifici e le norme e che non sono evangeliche (vedi per esempio la "presa di possesso" della parrocchia).

Come allora, anche oggi occorre deplorare energicamente chi ancora nel clero desidera solo conservare il "dominio" sui fedeli e si preoccupa in modo particolare di quali paramenti e atteggiamenti bisogna usare nella liturgia. Purtroppo ci sono ancora i "malinconostalgici" (tra cui non pochi giovani preti) rimasti legati alla liturgia preconciliare, i quali, stranamente, nelle celebrazioni si dimenticano regolarmente degli spazi previsti per la bellezza del sacro silenzio. Piuttosto, abbiamo bisogno di ministri che si dedicano al servizio di emancipazione dell'uomo, occorrono ministri che sappiano accogliere gli ultimi e abbiano un vero rapporto umano con i fedeli, i quali sono prima di tutto dei fratelli da aiutare a crescere nella conoscenza di Dio e ad essere maturi, fratelli con cui vivere la comunione e la corresponsabilità, per renderli partecipi in modo attivo, e non servile, al culto e all'azione evangelizzatrice.

A tal proposito, credo opportuno rimarcare uno stralcio dell'omelia di Benedetto XVI. Il Papa emerito, come i suoi predecessori, denuncia il pericolo del caos spirituale nella Chiesa, mettendo a confronto gli agnostici alla ricerca della verità, e i cristiani tiepidi:

"... Gesù nel Vangelo racconta la parabola dei due figli che sono invitati dal padre a lavorare nella vigna. Il primo figlio rispose: "«Non ne ho voglia»; ma poi, pentitosi, ci andò". L'altro, invece, disse al padre: «Sì, signore», ma non andò". Alla domanda di Gesù, chi dei due abbia compiuto la volontà del padre, gli ascoltatori rispondono: "Il primo" (Mt 21,29-31). Il messaggio della parabola è chiaro: non contano le parole, ma l'agire, le azioni di conversione e di fede. Gesù rivolge questo messaggio ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo, cioè agli esperti di religione nel popolo di Israele. Essi, prima, dicono "sì" alla volontà di Dio. Ma la loro religiosità diventa routine, e Dio non li inquieta più. [...] Tradotta nel linguaggio del nostro tempo, l'affermazione potrebbe suonare più o meno così: agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace; persone che soffrono a causa dei nostri peccati e hanno desiderio di un cuore puro, sono più vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli "di routine", che nella Chiesa vedono ormai soltanto l'apparato, senza che il loro cuore sia toccato dalla fede. Così, la parola di Gesù deve far riflettere, anzi, deve scuotere tutti noi. Questo, però, non significa affatto che tutti coloro che vivono nella Chiesa e lavorano per essa siano da valutare come lontani da Gesù e dal Regno di Dio. Assolutamente no! [...] Ma nello spirito dell'insegnamento di Gesù ci vuole di più: il cuore aperto, che si lascia toccare dall'amore di Cristo, e così dà al prossimo, che ha bisogno di noi, più che un servizio tecnico: l'amore, in cui all'altro si rende visibile il Dio che ama, Cristo. Allora interroghiamoci: come è il mio rapporto personale con Dio, nella preghiera, nella partecipazione alla Messa domenicale, nell'approfondimento della fede mediante la meditazione della Sacra Scrittura e lo studio del Catechismo della Chiesa Cattolica? Cari amici, il rinnovamento della Chiesa, in ultima analisi, può realizzarsi soltanto attraverso la disponibilità alla conversione e attraverso una fede rinnovata... "(S. Messa all'aeroporto di Freiburg im breisgau, 2011).

"Interrogarsi sul rapporto personale con Dio, nella preghiera", significa Interrogarsi sulla propria fede e sulla qualità della propria vita. Lasciamoci aiutare da "Maria la madre della speranza e da Lei nasce l'insegnamento a guardare al domani con speranza, e a non fermarsi all'oggi...". Maria ci ha insegnato che la "speranza si nutre di ascolto, di contemplazione, di pazienza perché i tempi del Signore maturino" (messaggio di Papa Francesco alle Monache benedettine 2013). Chi ama la Chiesa "non ci lascia rubare la Speranza", perché confida nella bontà misericordiosa del Padre. Il Signore ci conceda di imitare la Madre celeste e di "non comportarci da stolti, ma da saggi" per discernere la Sua volontà, avendo il coraggio di lasciarci mettere in discussione e l'onestà di metterci seriamente in discussione.

Quarto – Napoli, 30/8/2015           diac. mario d'agosto

 
Intervista del TG Quarto Flegreo al diacono mario d'agosto -------------

Testiminianza di Lello e Anna della Comunità "Famiglia GeMaGi" - 1ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli -------------

il vescovo Gennaro Pascarella - 1ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli -------------

il vescovo Gennaro Pascarella - 2ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli ------------

il Grande Papa GiovanniPaolo II ci parla della famiglia cristiana -------------

il Grande Papa GiovanniPaolo II ci dice: "Non abbiate paura..." ------------

Un video utile per riflettere sul rapporto genitori-figli ------------

Come affrontare la vita

 

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Le Beatitudini degli sposi

Mt5,3-10

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Felici voi coniugi, quando siete capaci di fare grandi rinunzie per amore dell'altro; beati voi, quando, consapevoli della vostra inadeguatezza di fronte ai problemi della vita, li deponete insieme ai piedi del Signore.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Felici voi , quando la prova vi trova uniti, quando la preghiera comune diventa lo strumento per affrontarla, quando vi lasciate illuminare dallo Spirito per gioire e crescere nella conoscenza del progetto di Dio su di voi. La sua consolazione sarà la vostra forza.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Felici voi, quando non date sfogo alla vostra aggressività, quando abbandonate il linguaggio prepotente dell'offesa e della rivendicazione dei meriti, del giudizio o della spartizione fredda dei compiti e assumete le vesti della mitezza inerme e generosa, della tenerezza ospitale e gratuita, del dono disarmato di voi stessi.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Felici voi, quando vi lasciate guidare dalla Parola di Dio per distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, quando lo insegnate ai vostri figli, quando desiderate che a tutto il mondo arrivi il messaggio di speranza contenuto nel Vangelo. Beati voi, quando la vostra vita diventa testimonianza viva della Parola che salva.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Felici voi, quando imparerete a perdonarvi, ad accettarvi nella vostra debolezza e fragilità; beati voi, quando della crisi fate un momento di crescita personale e comune, quando la vostra riconciliazione diventa pedagogia d'amore per i vostri figli.

Beati i puri di cuore perché vedranno Dio.

Felici voi sposi, quando sgombrate gli occhi e la mente dalle lusinghe del mondo e guardate a ciò che è essenziale, cercandolo nella Parola di Dio. Beati voi, quando la Parola diventa stile di vita, quando vi riconosceranno discepoli di Cristo, pur restando in silenzio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Felici voi, uniti nel Sacro Vincolo del Matrimonio, quando coltivate la pace nelle relazioni all'interno della vostra famiglia; beati voi quando, usciti fuori dell'appartamento, sentite insopprimibile il desiderio di creare ponti, di collegare cuori con l'infinita misericordia di Dio.

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Felici voi, quando decidete di andare contro corrente e rimanete sordi alle logiche del mondo. Beati voi, quando mostrate la bellezza del progetto di Dio sulla famiglia. Beati voi quando, attaccati da ogni parte, continuate a mostrare la gioia del mattino di Pasqua.

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