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santambrogio

 L'EDUCAZIONE DEI FIGLI

SECONDO SANT'AMBROGIO

Vescovo di Milano - IV° sec. d.C.

L'educazione dei figli è impresa per adulti disposti a una dedizione che dimentica se stessa: ne sono capaci marito e moglie che si amano abbastanza da non mendicare altrove l'affetto necessario.

Il bene dei vostri figli sarà quello che sceglieranno: non sognate per loro i vostri desideri. Basterà che sappiano amare il bene e guardarsi dal male e che abbiano in orrore la menzogna.

Non pretendete dunque di disegnare il loro futuro: siate fieri piuttosto che vadano incontro al domani con slancio, anche quando sembrerà che si dimentichino di voi.

Non incoraggiate ingenue fantasie di grandezza, ma se Dio li chiama a qualcosa di bello e di grande non siate voi la zavorra che impedisce loro di volare.

Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che decidere bisogna e non si spaventino se ciò che amano richiede fatica e fa qualche volta soffrire: è più insopportabile una vita vissuta per niente.

Più dei vostri consigli li aiuterà la stima che hanno di voi e che voi avete di loro; più di mille raccomandazioni soffocanti, saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura, il dominio della passione, il gusto per le cose belle e l'arte, la forza anche di sorridere.

E tutti i discorsi sulla carità non mi insegneranno di più del gesto di mia madre che fa posto in casa per un vagabondo affamato, e non trovo gesto migliore per dire la fierezza di essere uomo di quando mio padre si fece avanti a prendere le difese di un uomo ingiustamente accusato.

I vostri figli abitino la vostra casa con quel sano trovarsi bene che ti mette a tuo agio e ti incoraggia anche ad uscire di casa, perché ti mette dentro la fiducia in Dio e il gusto di vivere bene.

Sant' Ambrogivs

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CONSACRA LA TUA FAMIGLIA
A GESÙ, MARIA E GIUSEPPE

sacra_famiglia

CONSACRAZIONE 
ALLA SANTA FAMIGLIA

 "O Santa Famiglia di Nazareth, Gesù, Maria e Giuseppe, la nostra famiglia si consacra a Te e chiede di essere difesa da ogni pericolo, guidata e sostenuta nell'amore, per tutta la vita e l'eternità. Fa, o Santa Famiglia, che la nostra casa e il nostro cuore siano un cenacolo di preghiera, di pace, di grazia e di comunione. Custodisci nella fedeltà, la nostra vocazione e la nostra missione. Accresci in noi la fede e la santità."

Amen

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              Medjugorje

     BV_Maria

          Messaggio a Ivan
           22 Maggio 2011

 "Cari figli, oggi più che mai desidero invitarvi alla preghiera. Cari figli, satana desidera distruggere le famiglie di oggi, perciò desidero invitarvi al rinnovamento della preghiera famigliare. Pregate, cari figli, nelle famiglie, con i vostri figli, non permettete l'accesso a satana. Grazie, cari figli, perché anche oggi avete risposto alla mia chiamata."

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         Messaggio a Ivan
          15 Maggio 2009

Cari figli, anche oggi la Madre vi invita: pregate, pregate per le mie intenzioni. Cari figli, desidero realizzare con voi i miei piani. In particolare, cari figli, vi invito a pregare per le famiglie. Oggi più che mai satana desidera distruggere le famiglie. Perciò siate perseveranti nella preghiera, riportate la preghiera nelle vostre famiglie. Grazie, cari figli, perché mi avete accolto e avete accolto i miei messaggi e vivete i miei messaggi.

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                             Lettera    
I valori della nostra famiglia

Nella nostra casa viviamo un rapporto d'amore per noi assai prezioso. Abbiamo imparato, tuttavia, che l'amore per crescere deve essere coltivato, consolidando i valori evangelici su cui è fondata la nostra famiglia.

Molte cose si oppongono allo splendore della Verità, per questo, dobbiamo aiutarci reciprocamente a crescere nella Verità e nell'Amore per maturare come persone singole e come famiglia.

Purtroppo quando l'amore coniugale non matura, diventa inevitabilmente un legame soffocante che impedisce all'altro di sbocciare. Una relazione così, produce solo dolore e frustrazione ed è destinata prima o poi a finire, com'è accaduto a tanti nostri amici.

Per questo è importante saper difendere e amare sempre più il nostro amore.Il vero amore non si consuma, anzi, più lo doniamo e più cresce. Nella misura in cui io e te ci amiamo, così siamo in grado di amare i nostri figli e il prossimo.

L'amore che viviamo è un dono grande che viene da Dio e grazie a Lui il nostro rapporto familiare è gioioso e sereno, ci concede di vivere nella libertà dei figli di Dio e di trovare sempre soluzioni accettabili per ognuno di noi.

Ecco perché mi propongo di amarvi sempre di più, donandomi senza riserve, di non aver nessun possesso su di te e sui nostri figli, perché ognuno di noi è una persona unica, con i propri bisogni e carismi da manifestare.

Rispetterò i vostri diritti e chiedo che rispettiate i miei. Quando il mio modo di agire v'impedirà di soddisfare le vostre esigenze, desidero che me ne parliate, io vi ascolterò e cercherò di cambiare.

Quando il vostro comportamento soffocherà le mie capacità e i miei bisogni, ve ne parlerò, perché possiate capirmi e forse cambiare.

Non desidero vincere facendovi perdere, perché ciò che conta per me è la vostra felicità. Affronteremo con serenità le nostre "incomprensioni" e con fiducia le risolveremo assieme. Così uniti e liberi saremo una famiglia vincente.

Dobbiamo essere in due a custodire un bene così grande che è il nostro amore. Unicamente con la preghiera, che ci fa vivere la tenerezza del Vangelo, la nostra famiglia non avrà mai paura del futuro, sarà forte, feconda e serena.

Proprio la preghiera insieme, nell'intimità della nostra casa, ci ha fatto superare molti momenti difficili, donandoci sempre speranza, armonia e pace.

Abbiamo sperimentato che pregando uniti resteremo sempre uniti, e che solo mettendo Dio al primo posto si perfeziona il nostro amore e tutto ciò che ci unisce.

Vivendo questi principi, valorizzeremo noi stessi, ci ameremo ancor di più e la nostra famiglia sarà sempre "gradita agli occhi di Dio"

diac. mario d'agosto

"Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori" Sal 126

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Preghiere scritte dal diacono mario d'agosto

 

Padre mio, perdonami !


 Padre mio ascoltami, abbi misericordia di me, riconosco la mia colpa e sono addolorato del male commesso, perché non amando i fratelli, ho rifiutato Te.

Padre Buono, per il sangue di tuo Figlio Gesù, cancella il peccato che è in me e per la potenza della Sua Resurrezione, effondi di nuovo in me lo Spirito di Vita.

Abbà Padre ti offro le mie debolezze e chiedo il sostegno della tua Grazia per esserti fedele.

Padre mio, perdonami! Abbracciami perché io appartengo a Te e desidero stare sempre con Te. Regalami la gioia del Tuo perdono, liberami da ogni male e salvami, perché eterna è la tua misericordia! Amen.

 

Pregare gli Angeli

 

Benedetti Santi Angeli di Dio, nostri Fratelli maggiori, guidate, proteggete, e benedite (nome …), che vi fu affidato dall’Eterno Padre Buono.

 Amen.

 

Preghiera per i defunti

 

La Tua Gioia senza fine dona ai nostri fratelli defunti, o Signore della Vita.  Nella Tua misericordia, mostra a (nome …) la luce del Tuo volto e sia una sola cosa con Te, per sempre nel tuo Regno.   Amen.

 

Preghiera a Maria

 

Rallegrati Maria, madre nostra tutta Santa, il Signore è in te. Aiutaci ad accogliere tuo Figlio e lo Spirito Santo, perché anche in noi l'Onnipotente possa fare grandi cose.

Donna di fede, tu che hai sostenuto la Speranza degli Apostoli, proteggi da qualsiasi pericolo il dono di vivere nella gioiosa libertà dei figli di Dio.

Madre di operosa misericordia, ti chiediamo di guidarci sulla via della beata povertà di spirito, per accogliere le grazie di Gesù nostro Signore.

Benedetta Maria, maestra di umiltà,tu che ci hai insegnato ad essere responsabili dell'altrui felicità,

concedici di amare di un amore a immagine di Cristo,affinché venga in mezzo a noi il Regno della Sua giustizia e della Sua pace. Poiché, solo se ci prendiamo cura del prossimo, permettiamo all'Eterno Padre Buono di prendersi cura di noi.

Madre dell'Amore, santificaci con la tua potente benedizione. 

Amen.

 

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Oltre le colonne d'Ercole  E-mail
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ANDARE OLTRE LE COLONNE D'ERCOLE

ovvero, perché non bisogna avere paura di addentrarsi nel Mistero rivelato.

 Le Colonne d'Ercole nella letteratura classica indicavano l'estremità del mondo conosciuto oltre il quale era vietato il passaggio ai mortali. Esse, oltre al confine geografico, esprimevano anche il concetto di limite della conoscenza. Molti studiosi asseriscono che nell'antichità lo stretto di Gibilterra era considerato il confine proibito, nec plus ultra (Non più avanti), scelto dal mitico eroe greco Ercole quando, in una delle sue dodici fatiche, giunse sul monte creduto la parte estrema del mondo, e lo separò in due parti (le due colonne) e incise la scritta nec plus ultra.

 Nonostante la paura dell'incognito, l'istinto innato dell'uomo di "crescere nella conoscenza della verità", lo spinge a varcare le colonne d'Ercole dell'ignoto.

 Il desiderio di "Sapere", quindi, ci spinge a cercare di conoscere chi è l'uomo e a fare del "dilemma" di Dio il problema principe della nostra esistenza. Poiché, dalla scelta di credere o non credere dipende la nostra visione del mondo e il nostro "stile" di vita. Già Socrate prese come suo motto ciò che era scritto sul frontone del tempio di Apollo a Delfi: "Conosci te stesso". Il suo grande discepolo, Platone, un cercatore della verità, sosteneva che: "Il più grande bene per l'uomo è interrogarsi su se stesso, e indegna di essere vissuta è una vita senza tale attività" (Apologia di Socrate).

 Anche il Concilio afferma con autorevolezza: "... tutti gli esseri umani... sono, dalla loro stessa natura e per obbligo morale tenuti a cercare la verità... " (C.V.II, Dignitatis Humanae). Infatti, Dio e l'anima riassumono tutti i problemi dell'uomo, i quali non sono separati perché cercare Dio, significa anche cercare e conoscere l'anima, dal momento che Dio è presente nella nostra più profonda interiorità dove c'è il sommo Maestro interiore, lo Splendore della Verità. Diceva sant'Agostino: "Io desidero conoscere Dio e l'anima. Niente altro dunque? Niente altro assolutamente" (Soliloqui I, 2,7), "Non uscire da te, torna in te stesso, nell'interno dell'uomo abita la verità ..." (De vera religione, 39).

La peculiarità della dignità umana, quindi, si manifesta proprio nel suo desiderio di "conoscere" chi è Dio e chi è l'uomo. A tal proposito, ricordiamo le parole che Dante fa dire a Ulisse (il suo "alter ego"): "Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza" (Divina Commedia, Inferno, canto XXVI). Con queste parole Ulisse convinse i suoi compagni ad attraversare le colonne d'Ercole per inoltrarsi nell'oceano sconosciuto e proibito agli uomini.

Dante, però, "stranamente", punisce l'eroe greco collocandolo nel suo Inferno perché, ha osato con il suo "folle" viaggio oltrepassare i limiti imposti alla natura dell'uomo, il quale (secondo Dante) rifiuta di accettare la superiorità del potere di Dio. Per aver osato trasgredire un (presunto) divieto divino, l'equipaggio, travolto da un turbine che fa affondare la nave, fu punito con la morte. Tuttavia, lo spirito di avventura di Ulisse fa risaltare come l'uomo sia nato con un grande desiderio di crescere nella conoscenza, sia nato con l'istinto di andare oltre, spostando sempre più i confini del suo sapere.

 In origine, quando Dio proibì all'uomo di mangiare il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male, non intendeva in nessun modo limitare la sua libertà, ne frenare il suo legittimo desiderio di crescere nel sapere, infatti, dice san Paolo: "Dio, nostro salvatore, vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità" (1Tm 2,4). Piuttosto, Dio voleva fargli capire che non spettava all'uomo stabilire ciò che è bene e ciò che è male, funzione che Dio aveva riservato a sé essendo l'unico Padre Buono.

Cedendo alla tentazione del Maligno, credendo di poter fare a meno di Dio, l'uomo si chiude liberamente all'amore e alla comunione con il suo Creatore, con se stesso e con il proprio simile. Mangiando il frutto "proibito", la natura umana fu indebolita e sottoposta al potere della caducità e della morte, incline alla concupiscenza, al male e al peccato.

 Per comprendere le conseguenze del peccato nella genesi, bisogna considerare l'uomo nell'atto della creazione dal nulla. Nel progetto iniziale di Dio, l'essere umano aveva ricevuto tre dimensioni armonizzate e unite tra loro. Un unicum di Basar, Nephesh, Ruach: "Dio creò l'uomo a sua immagine ... maschio e femmina li creò." (Gen 1,27), l'uomo e la donna, che hanno pari dignità, insieme sono immagine di Dio (essi si completano nella pienezza dell'incontro). In questo modo, il Creatore ha voluto l'uomo come vertice del creato, dotandolo di una particolare capacità di crescere nell'amore e nel sapere. Gli ha donato un corpo materiale (basar - soma), un'anima immortale (nephesh – psiche) e la grazia santificante ( Spirito Santo – Ruach).

 Con il corpo, la dimensione materiale (Basar, che con i cinque sensi ha la percezione di essere vivo), Dio ha donato all'uomo una corporeità per le relazioni interpersonali, la reciprocità e la prossimità con gli altri e con le cose create. A questo corpo, Dio ha dato una grande sacralità, poiché "il verbo si è fatto carne" e ha reso così il corpo e l'anima dell'uomo "tempio dello spirito santo" (1cor 6,19), destinandolo alla risurrezione della carne.

 Con l'anima, il principio spirituale nell'uomo, Dio gli ha donato la dimensione immateriale e immortale. Non "prodotta" dai genitori, ma creata da Dio nel momento del concepimento, l'anima è la peculiarità dell'uomo, la quale lo rende capace di conoscere e amare il Signore e il prossimo. L'anima è ciò che fa di ogni uomo una persona, cioè, fa diventare il corpo materiale, un essere umano spirituale, la loro unione forma un'unica natura. L'anima si manifesta concretamente nell'autocoscienza, nell'intelligenza, nella creatività, nella libertà, nella volontà, nei sentimenti e nel desiderio insopprimibile di verità e di felicità eterna.

 Con lo Spirito Santo (Ruach - Pneuma), Dio dona all'uomo la dimensione trascendente di origine divina. La grazia santificante rende la persona umana piena di vita divina, arricchita di doni soprannaturali. Infatti, Essa è la potenza generatrice della vita divina, è "l'immagine" di Dio comunicata all'uomo per santificarlo, per illuminare la sua anima e farlo diventare vero figlio di Dio. Lo Pneuma è un dono dall'Alto che rende l'uomo partecipe della vita stessa di Dio e della sua amicizia, cioè, lo divinizza rendendolo partecipe della Sua felicità e del Suo Regno. Il dono della Ruach, quindi, prende dimora in noi per rinnovarci, per darci serenità, per maturare la nostra personalità e guidarci nelle varie circostanze della vita.

 In origine Dio concesse all'uomo la visione beatifica (la contemplazione di Dio nella sua gloria celeste), lo rese capace di superare i limiti e le leggi del mondo naturale, destinandolo a un fine che trascende la natura umana. Rese l'uomo idoneo a partecipare alle gioie della salvezza, dell'immortalità e della luce eterna e godere nel Regno dei cieli, insieme con tutti gli amici di Cristo.

 L'uomo, dunque, è stato creato per amore e voluto come l'essere più perfetto della natura. Dio gli ha donato una dignità piena, sacra e inviolabile. L'essere umano è un amore singolare del creatore, il quale l'ha concepito come persona libera, irripetibile e insostituibile, con un'unica esistenza e un'unica natura, proteso verso l'Assoluto e la felicità eterna: "Tu ci hai creati per Te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te" (Sant'Agostino, Confessioni, 1,1).

 La Bibbia, con il racconto della genesi, ci rivela che all'inizio l'uomo, abusando della sua libertà, rifiutò l'invito ad aderire al progetto che Dio aveva su di lui, cioè, alla sua piena realizzazione e partecipazione alla gloria divina. Trasgredendo il precetto posto da Dio, non accettò di dipendere dal Creatore. Volendo diventare "come Dio", l'uomo voleva sentirsi padrone assoluto e giudice del bene e del male. Peccando, di conseguenza, perse lo Spirito Santo, cioè, il dono della comunione intima con il Signore e la partecipazione alla vita eterna. Quest'atto d'orgoglio è definito: "peccato dell'autonomia morale", ossia, il voler sostituirsi a Dio e stabilire da solo ciò che è bene e ciò che è male.

Come allora, anche oggi l'uomo continua a perpetrare questo peccato. Come allora, il diavolo (il divisore) cerca in ogni modo di far credere all'uomo che Dio non lo ama e che gli vuole negare il Sapere: "Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: "È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di alcun albero del giardino? Rispose la donna al serpente:. Ma il serpente disse alla donna:"(Gen 3,1-5).

Ecco come, per invidia del diavolo e per il peccato di autonomia, l'uomo si separò da Dio, perse il suo splendore, la Grazia e l'amicizia con Dio.

Per questo, il peccato diventa come un muro di separazione tra Dio e l'uomo, una barriera che non permette all'uomo di "comunicare" con Dio e di "mangiare dell'albero della vita" (Gen 3,24). Così, l'uomo perdendo lo Spirito della vita eterna, diventa mortale: "Allora il Signore disse: Il mio spirito non resterà sempre nell'uomo ..." (Gen 6,3).

Per questo Cristo si è incarnato: per abbattere il muro d'inimicizia, per ridare lo Spirito Santo all'uomo e salvarlo da se stesso e dalla morte eterna. L'uomo solo per Cristo, con Cristo e in Cristo può riacquistare lo Spirito, per questo Gesù ha voluto la Chiesa con i Sacramenti, per effondere in noi lo Spirito d'Amore, di Verità e di Vita. Ecco che "Lo Spirito di Dio che aleggiava sulle acque" (Gen 1,2) ora aleggia nella Chiesa, cioè, nel cuore di coloro che hanno accolto Gesù come Signore e unico Salvatore.

Affinché il progetto iniziale di Dio si realizzasse, era necessario dare di nuovo all'uomo lo Spirito Santo che aveva perso. Ecco che, nella pienezza dei tempi, Dio stesso con l'Incarnazione, Morte, Risurrezione e Pentecoste, ha assunto la natura umana, si è offerto come sacrificio di espiazione, con la sua morte ha vinto la morte e con la sua resurrezione e pentecoste ha comunicato la Sua potenza all'uomo. Nella Chiesa, con il battesimo Dio alita di nuovo il Suo Spirito nell'uomo come in origine soffiò il suo alito di vita nelle sue narici (cfr Gen 2,7). Così, Dio, con il suo stratagemma d'amore, si è rivelato storicamente in Gesù Cristo che ha portato a compimento la Sua promessa (il dono dello Pneuma) che oggi riceviamo attraverso la Parola e i Sacramenti. Per questo nel colloquio con Nicodemo, Gesù annuncia la necessità di una rinascita dall'alto: "dall'acqua e dallo Spirito", per entrare nel Regno di Dio (Gv 3,5-7).

 L'uomo che cerca Dio nell'intimo di se stesso, lo scopre come Verità, infatti: "Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera"(Gv 16,13).

Solo Gesù ci fa scoprire qual è la verità su Dio e sull'uomo. La Verità è Dio, Dio è la Verità. È lo Spirito di Verità che guida e illumina la nostra ricerca, ci guida al "Grande Incontro" con Lui per trasformare tutta la nostra esistenza. Nel cammino di crescita spirituale, il cristiano riconosce una corrispondenza tra la verità e la persona del Cristo, e come le sue parole sono veramente "Parole di vita eterna", parole che effondono lo Spirito e che segnano e indicano la via della vita.

 Occorre, dunque, raggiungere il più intimo nucleo del nostro "io" per conoscere di che pasta siamo fatti e scoprire che la Verità è Dio-Amore, e finché l'uomo non la trova, non sarà mai felice. Quindi, per guarire dall'infelicità e dall'inquietudine: "Il medico c'è, ed è nascosto dentro il tuo cuore." (sant'Agostino, Commento al vangelo di san Giovanni, 10,1.). Cristo, il Medico, si comunica a noi con la Parola, la preghiera e i Sacramenti, ciò nonostante, occorre evidenziare che all'effetto proprio di ciascun sacramento (i preziosi semi della grazia sacramentale), l'uomo è chiamato a cooperare per farli fruttificare. Pertanto, si può portare frutto solo con l'aiuto dello Spirito Santo, l'unico che rende l'uomo capace di partecipare dello Splendore di Dio che è Amore. Consapevole di essere stato creato a immagine di Dio, l'uomo diventa sempre più simile a Lui, nella misura in cui diventa capace di amare nello Spirito.

Per questo Gesù disse ai suoi discepoli: "Avrei molte cose ancora da dirvi ma non siete in grado ora di comprenderle. Ma quando verrà lo Spirito Consolatore vi rivelerà la verità tutta intera".

 Come Cristo aveva predetto, solo dopo la pentecoste l'uomo può oltrepassare le colonne d'Ercole (varcare il velo del tempio). Solo ricevendo lo Spirito Santo l'uomo è pronto a comprendere la verità intera sul mistero dell'incarnazione, passione, morte e resurrezione di Cristo. Come allora, anche oggi Dio viene Egli stesso (nella Sacra Scrittura, nei Sacramenti e nella preghiera) per aiutare l'uomo a far riemergere la verità nascosta nel cuore, poiché la Verità eterna è già tutta incisa nella nostra anima. Dunque, lo Spirito Santo, allo scopo di instaurare il bene nell'uomo e nel mondo, ci rivela la verità sullo scandalo della croce e sulla potenza della sua resurrezione. Soltanto lo Spirito ci "convince" del male che abbiamo fatto, del perdono e della giustizia di Dio.

 Solamente la verità ci rende liberi di essere noi stessi: "Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Gv 8,31-32), liberi dalla schiavitù delle tentazioni e della menzogna del Maligno, dalla catena della tristezza, liberi dalla paura di affrontare la vita e dal terrore della morte.

 Giovanni Paolo II afferma nella Fides et Ratio: "Una volta che si è tolta la verità all'uomo, è pura illusione pretendere di renderlo libero", per cui, non può essere libero chi non sa la verità sul senso della sua vita. La Scrittura a tal proposito afferma: "Chi conosce i segreti dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato. (1Cor 2,11-12)".

 Occorre una fede matura, capace di cambiare radicalmente la vita del credente, il quale può iniziare così un cammino di assimilazione del suo spirito (anima) a Cristo, fare, cioè, un itinerario di appropriazione del modo di vedere e giudicare il mondo secondo Cristo. Nella vita spirituale non vi sono mai automatismi ma, percorsi di continua purificazione, di ripresa e di rinascita.

È doveroso a questo punto porci degli interrogativi: "L'uomo comune può giungere alla verità?" ... "È in grado di attenersi alla verità rivelata?". Purtroppo, costatiamo che molti uomini sono condizionati dai tanti stimoli malefici esterni e frenati anche dai "chierici gelosi" del loro ruolo e che dosano con parsimonia il loro "sapere". Tali persone non sono stimolati a crescere nella conoscenza della Verità, piuttosto, sembrano essere in grado di sostenere solo quelle verità che in precedenza hanno modificate e ammaestrate ai loro scopi.

 Sembra che l'uomo cerchi più la strada larga della mediocrità, dell'intolleranza, della fede fai da te, dell'idolatria e delle speranze illusorie, che non la strada stretta della verità.

Quante volte abbiamo sentito in TV o letto articoli e libri di quello scienziato, giornalista o noto opinionista che, solo in nome della (presunta) autorevolezza che gli conferiscono i loro studi, senza per nulla preoccuparsi dei limiti della loro conoscenza, si sentono autorizzati (senza specifiche competenze) ad addentrarsi con presunzione in tutti gli ambiti del sapere e del vivere umano.

Oramai gran parte dell'opinione pubblica ragiona in questo modo: "se una cosa l'ha detta quel personaggio illustre, sarà senz'altro vera!". E così si confondono le idee, viene meno la capacità del saper riconoscere quali sono gli interrogativi ai quali essi non possono rispondere. Questi famosi personaggi dimenticano che le verità delle loro convinzioni vanno ritrovate sempre nel pubblico confronto, attraverso la critica precisa dell'opposizione.

Oggi c'è un lavoro faticoso ma, quanto mai necessario: il credente, grazie allo Spirito che guida alla verità tutta intera, può accedere a ciò che la scienza autoreferenziale non può dare, senza necessariamente negarla o contrapporsi a essa. L'uomo può accedere alla verità tutta intera, può oltrepassare le colonne d'Ercole (il velo del tempio), solo se si lascia illuminare dallo Spirito di verità. Egli può discernere e confutare tutto ciò che potrebbe spingere il suo cuore e la sua intelligenza a manipolare la Divina Rivelazione e negare le manifestazioni soprannaturali di Dio nella storia.

 A causa della deriva morale della società, oggi è più che mai necessario educarci ed educare a crescere, rinnovandoci spiritualmente. La Scrittura ci dice che il Signore Gesù: "cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini" (Lc 2,52). Egli cresceva, e si trattava di una crescita qualitativa. Allo stesso modo, Dio desidera che ogni Suo figlio cresca verso la maturità in Cristo. Crescere in sapienza significa sviluppare la capacità di dire sì ai valori della vita e no a tutte quelle persone, a quelle situazioni e cose che ci mettono contro Dio e contro il prossimo. È importante, saper fare delle scelte, saper dire di sì e di no, guardando a ciò che Dio chiede a ciascuno di noi.

 Crescere in grazia davanti a Dio e agli uomini, significa essere persone che crescono spiritualmente, che maturano nell'amicizia e nell'amore con Dio e con il prossimo; cioè, uomini che si fanno voler bene, capaci di diffondere in giro la bontà e di attrarre simpatia. Quindi, crescere in sapienza, età e grazia, vuol dire ascoltare la voce di Dio che ci parla; vuol dire ascoltare la propria vocazione, che non è solo quella dei sacerdoti o dei consacrati. Ciascuno di noi ha una vocazione e tutte hanno pari dignità. Innanzitutto, c'è la vocazione di tutti alla santità, ognuno nel proprio stato di vita (come consacrato, nella vita di famiglia, nella professione ...), ma è importante sapere che tutti sono chiamati e amati singolarmente da Dio.

Purtroppo, ciò che manca a molti uomini è la crescita spirituale. Gesù, nostro principale Modello, cresceva davanti agli uomini e anche davanti a Dio. Egli cresceva nel corpo, nell'anima e nello Spirito, sviluppando una personalità matura, completa e perfetta. La maturità spirituale è fondamentale ed essenziale allo sviluppo e alla crescita di una vita cristiana equilibrata e piena. Il Padre ha detto a Gesù: "Tu sei il Mio amato Figlio, in Te mi sono compiaciuto!", il Padre desidera dirlo a tutti noi!

Per questo Cristo ha squarciato il velo del tempio. Il grande desiderio di Dio per la piena maturazione dell'uomo si è manifestato anche nel segno del velo del tempio che si squarciò misteriosamente in due. Il velo squarciato è un ulteriore segno della Nuova Alleanza: "Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra ... E Gesù, emesso un alto grido, spirò. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono ..." (Mt 27,45.50-52). Cristo sulla croce, effondendo lo Spirito, strappa il velo che divideva l'uomo dalla verità e quindi da Dio.

 Sappiamo che il tempio di Gerusalemme (sul modello della tenda sacra di Mosè) era diviso in tre parti principali. La prima era rappresentata dal cortile esterno che era visibile e visitato da tutti gli ebrei per offrire i sacrifici e gli olocausti. Più internamente, nel tempio c'era il Luogo Santo (Hekal), nel quale soltanto i sacerdoti con i leviti potevano entrare per offrire a Dio olio, incenso e i dodici pani. Essi si trovavano abbastanza vicini a Dio, ma non proprio alla Sua presenza, perché stavano ancora al di qua del velo che li separava dal Debhir, dove c'era (al tempo di Salomone) l'arca dell'alleanza. Dio, pertanto, "abitava" più internamente, nel Luogo Santissimo (il Debhir), dove nessun uomo poteva entrare, pena la morte. Solo il sommo sacerdote vi poteva entrare una sola volta l'anno (nel giorno del Jom Kippur). Per i cristiani questo divieto assoluto di accesso nel Santo dei Santi è stata abolito nel momento in cui Gesù, per mezzo del sacrificio della Croce, ha strappato il drappo di porpora che impediva a tutti gli uomini il contatto diretto con JHWH.

Il velo squarciato da Cristo è simbolo della caduta del muro di separazione tra Dio e l'uomo, che impediva l'accesso all'Eden e all'albero della vita. Con la trasgressione di Adamo ed Eva, che si allontanarono volontariamente dalla luce di Dio, le loro menti si oscurarono e lo Spirito si allontanò dal loro cuore. Le conseguenze furono la concupiscenza e la morte dell'uomo. Adesso, però, il velo strappato è emblema di Dio che squarcia i cieli per essere l'Emmanuele, il Dio presente in mezzo a noi. Donando lo Spirito Santo alla Sua Chiesa Egli ha permesso a tutti di entrare nel luogo sacro del Debhir (il santo dei santi, dove c'era l'arca dell'alleanza) e stare davanti alla Sua Shekinah (la nube luminosa, la manifestazione della sua gloria, tra i due Cherubini sull'arca), dando la possibilità di stare alla Sua presenza e di vivere il Suo amore fino in fondo.

 Cristo consegnò al Padre il suo Spirito: "E Gesù, emesso un alto grido, spirò.". Il grido di Gesù sulla croce anche oggi continua a scuotere a squarciare e rinnovare i cuori. Egli effuse sui discepoli lo Spirito che procede dal Padre e da Lui, per fare nuove tutte le cose: "E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»" (Ap 21,5). L'idea di tempio dell'A.T. come luogo in cui Dio dimora fra gli uomini è superata. Ora il tempio è Gesù stesso: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere" ... egli parlava del tempio del suo corpo." (Gv 2,19.21 ).

 Con il velo squarciato, l'antica ritualità è cambiata radicalmente. Ormai, la religione, che relegava Dio tra le mura del Tempio e lo separava dalla vita della città, è stata rinnovata: "E' giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità"(Gv 4,23). Dio è Spirito e Vita. Il luogo in cui l'uomo può entrare in contatto con Dio non è più Gerusalemme, né il monte Garizim, adesso il Debir è la persona di Gesù che viene ad abitare (con la Parola, la Preghiera e i Sacramenti) nel suo tempio santo che è l'uomo. Gli adoratori di Dio non si prostrano più con sacrifici e devozionismi, ma si elevano a lui in Spirito, come figli amati e resi capaci di amare.

 "I sepolcri si aprirono", ciò che sembrava senza rimedio, ciò che era sicuro riguardo alla morte, ora non lo è più, con la resurrezione di Gesù si sono squarciati i confini dell'uomo, aprendosi all'aldilà: "Gesù ... gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!»" (Gv 11,43). Ecco perché decidere bisogna! Davanti al crocifisso ognuno deve prendere una decisione: essere spettatori schiavi e paralizzati della paura della morte o essere protagonisti della storia di salvezza confidando nella potenza della risurrezione di Lui.

 Ormai l'arcano è svelato, il velo del tempio è aperto, il mistero adesso è visibile. Dio ha mostrato con Cristo la sua faccia, il suo vero volto! Per questo oggi possiamo pregare dicendo: "Grazie Signore Gesù perché ti sei rivelato! Sì, ora possiamo guardarti faccia a faccia, sappiamo chi sei, riconosciamo nel tuo volto il volto di Dio e adesso, come veri figli, sappiamo come parlare al nostro Padre Buono".

 Però, il mondo continua a stare nelle tenebre, perché privo della conoscenza della Verità. Pertanto, occorre un profondo cambiamento: "Così dice il Signore: ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio, perché egli è misericordioso e benigno, tardo all'ira e ricco di benevolenza e si impietosisce riguardo alla sventura." (Gl 2,12-13). "Allontanate gli idoli di mezzo a voi, e rivolgete il cuore verso il Signore ..." (cfr Gs 24, 23). Quando nel cammino di conversione siamo "tentati di guardare indietro dopo aver messo mano all'aratro" (cfr Lc. 9, 62), ecco che prendono piede nel nostro cuore gli idoli, perché c'è sempre un vitello d'oro da distruggere nel cuore di ogni uomo!

 Molto spesso non ci accorgiamo di questa nostra realtà interiore, continuiamo nella nostra vita a fare cose diametralmente opposte: continuiamo a piegare un ginocchio davanti a Dio e uno davanti a Baal, così come il profeta Elia rimproverava i suoi contemporanei di fare (1Re, 18,21). Anche oggi si passa, con estrema disinvoltura, dalla preghiera alla bestemmia, dall'ascolto entusiastico del Vangelo di Gesù, all'ascolto dell'anti-vangelo del mondo che è ateismo, relativismo e nichilismo.

C'è, dunque, l'urgenza di squarciare il velo dell'ipocrisia nelle relazioni afasiche: "si fece buio ... la terra si scosse, le rocce si spezzarono". Con la sua morte, Gesù ha spezzato le rocce della finzione e della distorsione che coprono i nostri sepolcri, cioè, tutte le nostre false sicurezze che appaiono solide, invece hanno i piedi d'argilla, sono, in realtà, fragili e inaffidabili, come il gigante con i piedi di argilla, che fu distrutto da una pietra staccatasi dal monte (cfr Daniele 2,36-45). Liberiamoci dal velo dell'ipocrisia, non facciamo come Pilato che trovò Gesù innocente, ma per "opportunità politica" si lasciò convincere a metterlo a morte.

C'è ancora un altro velo da squarciare: la mentalità da convertire. In ogni uomo come in molte famiglie c'è un malefico torpore, un forte disorientamento. Ci sono molte mentalità da convertire:

 mentalità edonistica: la ricerca disperata del piacere ... (fare del piacere lo scopo della propria vita);

 mentalità permissiva: eccessiva tolleranza, tutto è considerato lecito ... (quando non si capisce che non tutto edifica);

mentalità dissacrante: mancanza di spiritualità (contestare o sostituire i valori sacri e inalienabili con pseudo valori come il denaro, il potere ...);

mentalità utilitaristica: la ricerca esclusiva del proprio vantaggio materiale (eccessivo pragmatismo, concezione contraria ai valori spirituali);

 mentalità individualistica: far prevalere le esigenze individuali rispetto a quelle collettive (atteggiamento di distacco di un singolo nei confronti della comunità);

mentalità egocentrica e narcisistica: atteggiamento di chi si pone al centro di tutto (L'autoreferenzialità e l'autocompiacimento).

 Ecco perché il velo squarciato ha un enorme significato teologico e pastorale, perché è il segno profetico che anticipa la manifestazione del giudizio di Dio sul tempio (che sarà distrutto nel 70 d.C.), sul popolo e i sacerdoti che l'hanno condannato.

 Questo segno determinerà la fine dell'Antica Alleanza, della ritualità fatta di sacrifici di animali e l'inizio della Nuova ed eterna Alleanza, del nuovo e unico sacrificio, della Chiesa di Cristo (ormai separata dal tempio), del nuovo sacerdozio dei fedeli in Cristo che ha portato a compimento, per mezzo del Suo sangue, tutte le antiche profezie.

 Il Padre ci ha fatto un dono grande, non solo ha squarciato per noi la fitta cortina del mistero, ma ci ha assicurato per sempre la sua comunione: " ... perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi ... E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità ... " (Gv 17,21-23).

 Cristo ci ha introdotti nel Debhir, poiché: "Tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi" (Gv 15,15). Egli ci ha rivelato tutto quello che necessita per la nostra salvezza, perché è Lui la pienezza della rivelazione, ma non tutto è subito comprensibile per i discepoli. Sarà lo Spirito Santo a farli entrare nel mistero di Cristo.

 Lo Spirito, santificando la nostra anima, ci permette di entrare e restare nel Santo dei Santi, luogo permeato della presenza e dalla luce di Dio, dove tutto viene illuminato dalla Verità e trasfigurato dall'Amore; luogo dove avviene il mistero dell'unità tra l'umano e il divino dell'uomo, lo spazio dove l'uomo vivente realizza pienamente se stesso: essere l'immagine e la gloria di Dio.

 La Chiesa ha ricevuto da Dio le chiavi del Regno, non per blindarlo, ma per spalancarlo ai cercatori della Verità, per aprire il loro cuore al perdono di Dio. "Gesù Disse: "... Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli" (MT 16,17-20).

 Purtroppo nella Chiesa ci sono delle "mele marce", dei chierici e dei teologi che non desiderano che i fedeli si spingano oltre il velo del tempio (oltre le colonne d'Ercole), con il loro linguaggio astruso non vogliono che i laici entrino nel mistero rivelato per stare nella verità alla presenza di Dio (Forse perché sono i primi a non volerci entrare?). Così facendo, in ogni caso, incrementano nei fedeli un devozionismo isterico, li lasciano in una religiosità immatura intrisa di ritualismo sentimentale, di superstizione, magia e facili misticismi. Per questo la Chiesa non ha bisogno di questa o quella vocazione, ma semplicemente di vere vocazioni (grazie a Dio ci sono) che svolgano opera d'illuminazione, che aiutino il popolo a vivere la fede nella Verità, nella gioia e nella libertà dei figli di Dio.

 Ecco che varcare la soglia del velo del tempio, significa accedere nel mistero di Cristo, entrare in una vera relazione con Lui, avere il coraggio di osare come l'emorroissa: "Ora una donna, che da dodici anni soffriva di emorragia, gli si accostò di dietro e toccò la frangia del suo mantello. Diceva tra sé: Se riesco anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata. Gesù si volse e vedendola disse: Coraggio, figlia mia! La tua fede ti ha salvata. E da quell'istante la donna fu salvata." (Mt 9,20-22).

 Una donna, considerata impura per le sue perdite di sangue, quindi non degna di essere ammessa alla presenza degli altri, ha osato varcare la soglia del proibito per accedere direttamente alla grazia. La forza della sua fede le ha consentito di prendere da sé quanto atteso, senza neanche chiederlo. Anche noi, come in questo episodio, stiamo vicini a Gesù, ma non tutti lo tocchiamo veramente. Il toccare Gesù prevede un accostarsi fiducioso con un cuore umile e bisognoso. Chi pensa di essere autosufficiente, non potrà mai toccare Gesù, forse s'illude di farlo nella speranza di ottenere qualcosa per sé, ma non riuscirà a toccare il mantello della Grazia, perché cerca esclusivamente la guarigione e non il guaritore. Vuole solo strumentalizzare Dio, perché non cerca una vera relazione con Lui, non gli interessa la vera salvezza.

 Prendiamo consapevolezza che Dio ci ha dato la possibilità di vivere già adesso da risorti. La Pasqua è la festa di Cristo risorto vittorioso sulla morte e significa "passare oltre", passare dal peccato alla grazia, dalla paura alla speranza, passare dalla morte alla vita. Sulla croce, squarciando il velo del tempio, Cristo ci esorta a passare oltre la cortina di separazione (simbolo del peccato) per entrare nel Debhir e stare al cospetto della Shekinah, alla presenza della Sua gloria.

Come nella pasqua ebraica, nella notte in cui furono liberati gli israeliti dalla schiavitù in Egitto e Dio concesse la salvezza ai primogeniti degli ebrei, ordinando all'angelo sterminatore di "passare oltre" le porte contrassegnate col sangue dell'agnello, cosi con la pasqua cristiana (passione, morte e resurrezione di Cristo) Dio concede qualcosa di più grande: la liberazione dal peccato e la salvezza dalla morte a tutti quelli che desiderano essere salvati ed entrare nel "Santo dei Santi" (nel Debhir), il luogo che prima era proibito all'uomo a causa del peccato. Cristo sulla croce, squarciando il velo del tempio, è come se avesse ordinato ai Cherubini che stavano di guardia all'eden con la spada fiammeggiante per custodire la via all'albero della vita, di far entrare di nuovo gli uomini nel paradiso perduto, gli ha comandato di far "passare oltre" il confine proibito (nec plus ultra) a tutti coloro che "hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello" (Ap 7,14), per godere di nuovo la gioia della sua presenza e partecipare alla Sua gloria.

 Nell'oltrepassare il velo si sperimenta la bellezza del crescere nella grazia: "Voi dunque, carissimi, siete stati avvertiti: state bene attenti a non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall'errore dei malvagi. Crescete invece nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo. A lui la gloria, ora e nel giorno dell'eternità. Amen." (2Pietro 3,17-18). Per crescere nella bellezza della grazia di Cristo è fondamentale la fede, che ci fa credere fermamente alle Sue promesse.

 La Sacra Scrittura ci esorta a: "... conoscere l'amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio." (Ef 3,19).

 Chiediamo nelle nostre preghiere che il nostro amore aumenti, che possa diventare più intenso e più concreto, fino a influenzare ogni pensiero, parola e azione. Allo stesso modo chiediamo di crescere nell'umiltà, per non "innalzarci" ed essere più consapevoli della nostra vanità. Con la preghiera del cuore cresceremo nel discernimento e ci avvicineremo sempre di più al Padre misericordioso. Tutti i figli della Chiesa e all'intera famiglia umana hanno bisogno di "valori, come la dignità dell'uomo, la comunione fraterna e la libertà ... realtà che ritroveremo purificate e trasfigurate quando Cristo nella parusia rimetterà al Padre «il regno eterno e universale: regno di verità e di vita, di santità e di grazia, di giustizia, di amore e di pace»" (cfr GS 39).

Chiediamo aiuto a Maria, Madre della divina grazia, affinché Dio Spirito Santo possa renderci capaci di "crescere nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo". Chi non cresce nella conoscenza di Gesù, rifiuta di essere benedetto, rifiuta di vivere nella gioia e nella libertà dei figli di Dio. Conoscerlo è "vita eterna". Avanzare nella conoscenza di Lui significa che abbiamo deciso di entrare nel Debhir. Chi non brama di conoscere di più Cristo, vuol dire che non conosce ancora niente di Lui. Infatti, chiunque ha assaggiato questo vino nuovo, ne desidererà ancora, poiché sebbene esso soddisfi, è una soddisfazione tale che si brama di riceverne ancora.

Il Creatore, l'unico vero Padre Buono, dona sempre lo Spirito a chi glielo chiede con fede: "Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? ... Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito santo a coloro che glielo chiedono" (Lc 11,11).

È proprio vero che per Grazia, oltrepassando il velo del tempio, troveremo ... "Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano." (1Cor 2,9).

 Quarto Napoli 27-08-2011                                                                 mario d'agosto

 
Intervista del TG Quarto Flegreo al diacono mario d'agosto -------------

Testiminianza di Lello e Anna della Comunità "Famiglia GeMaGi" - 1ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli -------------

il vescovo Gennaro Pascarella - 1ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli -------------

il vescovo Gennaro Pascarella - 2ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli ------------

il Grande Papa GiovanniPaolo II ci parla della famiglia cristiana -------------

il Grande Papa GiovanniPaolo II ci dice: "Non abbiate paura..." ------------

Un video utile per riflettere sul rapporto genitori-figli ------------

Come affrontare la vita

 

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Le Beatitudini degli sposi

Mt5,3-10

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Felici voi coniugi, quando siete capaci di fare grandi rinunzie per amore dell'altro; beati voi, quando, consapevoli della vostra inadeguatezza di fronte ai problemi della vita, li deponete insieme ai piedi del Signore.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Felici voi , quando la prova vi trova uniti, quando la preghiera comune diventa lo strumento per affrontarla, quando vi lasciate illuminare dallo Spirito per gioire e crescere nella conoscenza del progetto di Dio su di voi. La sua consolazione sarà la vostra forza.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Felici voi, quando non date sfogo alla vostra aggressività, quando abbandonate il linguaggio prepotente dell'offesa e della rivendicazione dei meriti, del giudizio o della spartizione fredda dei compiti e assumete le vesti della mitezza inerme e generosa, della tenerezza ospitale e gratuita, del dono disarmato di voi stessi.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Felici voi, quando vi lasciate guidare dalla Parola di Dio per distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, quando lo insegnate ai vostri figli, quando desiderate che a tutto il mondo arrivi il messaggio di speranza contenuto nel Vangelo. Beati voi, quando la vostra vita diventa testimonianza viva della Parola che salva.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Felici voi, quando imparerete a perdonarvi, ad accettarvi nella vostra debolezza e fragilità; beati voi, quando della crisi fate un momento di crescita personale e comune, quando la vostra riconciliazione diventa pedagogia d'amore per i vostri figli.

Beati i puri di cuore perché vedranno Dio.

Felici voi sposi, quando sgombrate gli occhi e la mente dalle lusinghe del mondo e guardate a ciò che è essenziale, cercandolo nella Parola di Dio. Beati voi, quando la Parola diventa stile di vita, quando vi riconosceranno discepoli di Cristo, pur restando in silenzio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Felici voi, uniti nel Sacro Vincolo del Matrimonio, quando coltivate la pace nelle relazioni all'interno della vostra famiglia; beati voi quando, usciti fuori dell'appartamento, sentite insopprimibile il desiderio di creare ponti, di collegare cuori con l'infinita misericordia di Dio.

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Felici voi, quando decidete di andare contro corrente e rimanete sordi alle logiche del mondo. Beati voi, quando mostrate la bellezza del progetto di Dio sulla famiglia. Beati voi quando, attaccati da ogni parte, continuate a mostrare la gioia del mattino di Pasqua.

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