Ipotesi: I tre peccati di teomania PDF  | Stampa |
Valutazione attuale: / 28
ScarsoOttimo 
contenuti - Meditazioni

ipotesi

I TRE PECCATI ORIGINARI DI TEOMANIA

Il primo fu quello di Lucifero contro il Padre Creatore; il secondo fu quello di Adamo contro il Figlio Redentore; il terzo è quello sempre attuale contro lo Spirito Santificatore.

Questa realtà ci aiuta a comprendere meglio perché l’uomo è predestinato a raggiungere la pienezza dell’immagine del Figlio di Dio, che è venuto a fare “ ... nuove tutte le cose” (Ap 21,5).

Riconsiderare le conseguenze del peccato di Lucifero, che è stato la causa primaria della corruzione dell'Universo invisibile e visibile prima ancora del peccato di Adamo ed Eva, può aiutare ad avere una visione più ampia del dato rivelato e della realtà di peccato in cui viviamo. Perciò cerchiamo di rispondere alle domande:

- Qual è il “tempo” nel quale nasce il primo peccato?

- Quali sono le sue conseguenze?

- Perché Cristo viene a “fare nuove tutte le cose”?

 

Il primo peccato originariofu quello di Lucifero contro il Padre Creatore.

È opportuno ricordare che la terminologia di "peccato originale" non è menzionata nella Bibbia, tale espressione fu coniata da sant’Agostino nella sua diatriba con il monaco eretico Pelagio. Di fatto, il primo peccato non è stato commesso da Adamo, ma da Lucifero e dai suoi seguaci. Pertanto, occorre parlare, piuttosto, di "peccato originario" di Satana, poiché esso ha dato origine alla corruzione nella creazione visibile e invisibile. Non a caso nel rito del Battesimo viene rivolta ai fedeli la seguente domanda: “Rinunciate a satana, origine e causa di ogni peccato?. Tuttavia bisogna rimarcare la responsabilità personale dell’uomo, poiché, nonostante la tentazione satanica, egli resta sempre libero in coscienza di scegliere il bene o il male.

 L’inizio della corruzione nell’universo invisibile.

Il rifiuto di obbedienza a Dio,avvenuto nell’universo invisibile da parte degli angeli ribelli, è il primo peccato originatore dei successivi traviamenti e costituisce l’elemento caratteristico della realtà di corruzione, di disarmonia e di caducità presente in tutto l’universo visibile. Questo peccato è una realtà preesistente alla creazione dell’uomo e alla sua caduta, poiché è la prima attuazione di rottura con Dio. Pertanto, possiamo presumere che Lucifero divenne perverso con il suo "Non serviam" contro il progetto di Dio, quando gli fu manifestato il progetto del mistero dell’Incarnazione dell’Unigenito, con il quale gli uomini, benché creati inferiori agli Angeli, sarebbero stati innalzati alla gloria Divina. Verosimilmente questo primo peccato determinò il futuro destino degli angeli, del creato e degli uomini.

 L’inizio della corruzione nell’universo visibile.

Afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Dio è il Padrone sovrano del suo disegno. Però, per realizzarlo, si serve anche della cooperazione delle creature … Infatti Dio alle sue creature non dona soltanto l'esistenza, ma anche la dignità di agire esse stesse, di essere causa e principio le une delle altre, e di collaborare in tal modo al compimento del suo disegno.” (CCC n 306).

Questa capacità delle creature diessere causa e principio le une delle altre”, ci spiega la possibilità della corruzione nel creato. Dalla Scrittura si evince che c’è stata una vicenda di violazione che si è consumata prima della creazione dell’uomo. Per questo tutto l’universo, afferma San Paolo, è come una partoriente che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,23). Infatti, se osserviamo la stupefacente formazione dei corpi celesti, appare chiaro che essi sono il frutto, allo stesso tempo, di processi distruttivi e costruttivi. Come una donna deve soffrire per generare una vita, così anche l’universo deve "patire" per portare a compimento la sua formazione.

Al presente, negli studi della cosiddetta "evoluzione" del creato, non risulta nessun periodo in cui non ci siano state competizione e crudeltà. Infatti, non vi è alcuna traccia di un’età dell'oro della natura. Inoltre, non è stato individuato nel mondo alcun segno improvviso del passaggio dall’armonia al disordine, poiché è proprio della natura sottomettere il più debole al più forte. La stessa "efferatezza" degli animali preistorici manifesta una chiara corruzione nella natura preesistente al peccato adamico. La vita, nel mondo e nel cosmo, sembra ubbidire al principio: mors tua vita mea. È ipotizzabile ricondurre l’origine di tale corruzione alla trasgressione degli angeli ribelli, avvenuta ancor prima del cosiddetto peccato originale commesso dai nostri progenitori. I quali hanno sempre avuto il libero arbitrio e, quindi, sono sempre stati in grado di poter liberamente scegliere fra il bene (la volontà divina) e il male (il peccato di teomania). È inconfutabile che il "tempo" nel quale nasce il male e la corruzione è un tempo che precede la creazione dell’uomo. Pertanto, è immaginabile che per contrastare la realtà di peccato che di per sé aveva "danneggiato" il disegno iniziale di Dio, fu necessario un piano di "risanamento" di Dio nel momento stesso della ribellione di Lucifero e dei suoi seguaci.

 A causa del peccato di Adamo ed Eva, Lucifero divenne "principe di questo mondo"(Gv 12,31).

Satana, non per diritto, ma per usurpazione, divenne "dio e principe di questo mondo". Afferma san Giovanni:

«Noi sappiamo che siamo da Dio, mentre tutto il mondo sta in potere del Maligno» (1Gv 5,19). Sappiamo anche che «Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori» (Gv 12,31; cfr Gv 14,30 e Gv 16,11).

Riguardo al potere di Satana, l’evangelista Luca, quando narra della seconda tentazione subita da Gesù nel deserto, scrive:

«Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data ed io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo.» (Lc 4,5-7).

Nella libertà progettuale di Dio, possiamo sensatamente ipotizzare che Lucifero a cui Dio aveva fatto dono del libero arbitrio, in virtù del suo ruolo di spirito perfetto, tra i più belli degli angeli, avrebbe dovuto prendersi cura del creato e dell’uomo. Invece, per superbia Lucifero fa un cattivo uso della sua libertà e si rifiuta di servire il piano della creazione. Egli pretese di essere il dominatore e non il servitore dell’umanità. Al peccato di superbia fece seguito il peccato dell’invidia nei confronti dell’uomo. Quando Lucifero seppe che nella libertà creativa di Dio era prevista l’incarnazione del Figlio Unigenito, il quale assumendo la natura umana avrebbe divinizzato l’uomo, allora non volle assolutamente accettare che Maria, una creatura umana diventasse Theotòkos (Madre di Dio) e fosse designata come la Regina degli Angeli e, quindi, divenisse più grande di lui. Così, sia per l’invidia verso l’uomo - che era predestinato a raggiungere la pienezza dell’immagine del Verbo: “... Adamo è figura di colui che doveva venire.” (Rm 5,14) [...] “predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo” (Rm 8,29) - e sia per la rivalità nei confronti del Creatore, ci fu una grande lotta nell’universo invisibile, dopo di che Lucifero fu precipitato sulla terra, trascinando con sé tutto il suo dominio:

«Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso … con la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra … Scoppiò allora una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli, ma non prevalse e non vi fu più posto per loro in cielo. E il grande drago, il serpente antico, colui che è chiamato diavolo e il Satana e che seduce tutta la terra abitata, fu precipitato sulla terra e con lui anche i suoi angeli» (Ap 12,3-4.7-9).

Nella ribellione angelica, sicuramente, la maggioranza delle legioni celesti rimase fedele a Dio, e, sotto la guida dell’arcangelo Michele, il cui nome significa "Chi è come Dio?", fecero cadere chi pretese di voler essere «come Dio» (Gen 3,5). Da quel momento la creazione visibile fu un campo di battaglia tra angeli buoni e angeli cattivi, tra le forze della vita e quelle della morte; una battaglia contro lo sviluppo del progetto creativo di Dio. Dice Isaia “il profeta evangelista”:

«Come mai sei caduto dal cielo, astro del mattino, figlio dell'aurora? Come mai sei stato gettato a terra, signore di popoli? Eppure tu pensavi nel tuo cuore: "Salirò in cielo, sopra le stelle di Dio innalzerò il mio trono, dimorerò sul monte dell'assemblea, nella vera dimora divina. Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all'Altissimo". E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell'abisso!» (Is 14,12-15).

Utilizzando l’ermeneutica, un'esegesi storico-critica, sappiamo che Isaia si rivolgeva all’ultimo re di Babilonia. Tuttavia, la Tradizione cattolica, con l'esegesi spirituale, ha sempre considerato questo testo (così per altri testi) come un’allegoria della caduta di Satana (cfr Lc 10,15.18). La Sacra Scrittura, dunque, rivela l’esistenza di una realtà malefica, che agisce nel corso di tutta la Storia umana, da Adamo sino alla fine del mondo, contro Dio e la Sua Chiesa. Purtroppo, ancora oggi, a causa dell’abulia spirituale di tanti cristiani tiepidi, si sottovaluta questa tremenda azione nefasta del "principe di questo mondo".

 L'Eden era già corrotto?

Nella Bibbia si evince che c’è stata un’opposizione a Dio che precede la creazione dell’uomo, ne è simbolo la stessa presenza del Serpente tentatore nel giardino, una personalità ostile a Dio e all'uomo. Pertanto, in qualche modo, l'Eden era già contaminato.

«Satana o il diavolo e gli altri demoni sono angeli decaduti per avere liberamente rifiutato di servire Dio e il suo disegno. La loro scelta contro Dio è definitiva. Essi tentano di associare l'uomo alla loro ribellione contro Dio.» (CCC n 414).

Il libro del Genesi, infatti, narra la vicenda dell’antico Serpente intento da subito a far fallire il progetto divino, insinuando nell’uomo il sospetto nei confronti dell’amore di Dio. Non a caso il Creatore riserva parole di condanna soltanto al Serpente che si è auto-maledetto per la sua superbia e invidia. Né l’uomo né la donna vengono "maledetti" da Dio, perché il loro peccato, contrariamente a quello di Satana, non è stato un peccato immutabile contro lo Spirito Santo.

È importante rimarcare che Dio non maledice, poiché Egli essendo Amore, può soltanto benedire.L’uomo si condanna da solo:Chi pecca, danneggia se stesso(Sir 19,4). La Bibbia ci rivela che chiunque si chiude ai bisogni del prossimo, si chiude alla vita e si maledice. La punizione non è dovuta al Padre, ma sono essi stessi che, a causa del loro peccato, si sono puniti, mutilando la loro vita che rischia così di non giungere alla sua pienezza.Quindi, è possibile dedurre che l’influenza malefica di Satana non ebbe luogo solo nell'Eden, ma essa fu già presente in precedenza nel regno invisibile degli angeli, quando Lucifero per superbia voleva sostituirsi a Dio. "L'angelo del mattino" abusò della propria libertà, si trasformò da Lucifero (portatore di luce) in Satana (avversario) il nemico di Dio e degli uomini, e preferì dominare nell’Inferno piuttosto che servire la libertà creatrice di Dio a favore dell’uomo.

 Lo scopo degli angeli ribelli è quello di rovinare il progetto di Dio.

L’Eterno, che ha il potere di far scaturire il bene anche dal male, non si arrende davanti alla corruzione causata da Satana:

Infatti Dio onnipotente …, essendo supremamente buono, non permetterebbe mai che un qualsiasi male esistesse nelle sue opere, se non fosse sufficientemente potente e buono da trarre dal male stesso il bene.” (CCC n 311).

Nel Suo progetto iniziale «Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse» (Gen 2,15).Pose nell’Eden l’uomo che «creò a sua immagine» (Gen 1,27) e vide che quanto aveva fatto «era cosa molto buona» (Gen 1,31). Dio desiderava la libera partecipazione dell’uomo al raggiungimento della sua pienezza e rendere inane così il danno fatto da Satana:

“La Provvidenza divina agisce anche attraverso l'azione delle creature. Agli esseri umani Dio dona di cooperare liberamente ai suoi disegni.” (CCC n 323).

Il Creatore intese rompere l'opera malefica di Satana mediante la condivisione responsabile dell’uomo allo sviluppo della creazione:

«Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela» (Gen 1,28). Afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica: “La creazione ha la sua propria bontà e perfezione, ma non è uscita dalle mani del Creatore interamente compiuta. È creata “in stato di via” verso una perfezione ultima alla quale Dio l'ha destinata, ma che ancora deve essere raggiunta.” (CCC n 302).

Satana, dopo aver portato la corruzione nella Creazione, cercò di impedire la partecipazione dell’uomo alla perfezione della stessa. Infatti, in seguito, con la seduzione corruppe anche la volontà dell’uomo, coinvolgendolo nella sua ambizione di voler essere “come Dio". Questo peccato consiste nel rifiutare lo status di creature finite per voler essere divini, senza ricevere da Dio la possibilità di essere “come Dio. Da ciò scaturirono le conseguenze:

«... allontanarsi da me e correre dietro al nulla, diventando loro stessi nullità? La tua stessa malvagità ti castiga e le tue ribellioni ti puniscono.» (Ger 2,5.19).


 Il secondo peccato originariofu quello di Adamo ed Eva contro il Figlio Redentore.

Il peccato di alienazione da Dio causò un mutamento improvviso della giustizia originale, da cui i nostri progenitori dipendevano. Infatti, essi si misero contro il progetto del Padre, quello di portare a compimento la piena realizzazione della stessa umanità, rendendola partecipe della sua gloria divina per mezzo dell’Unigenito.

«Costituito in uno stato di santità, l'uomo era destinato ad essere pienamente “divinizzato” da Dio nella gloria. Sedotto dal diavolo, ha voluto diventare “come Dio”, ma “senza Dio e anteponendosi a Dio, non secondo Dio”» (CCC n 398).

La prima coppia, disubbidendo a Dio, volendo, cioè, stabilire autonomamente ciò che è bene e ciò che è male, voleva diventare “come Dio” (il peccato di teomania), senza l’intervento del Figlio di Dio nella storia dell’umanità. Poiché, solo l’Unigenito con la sua Incarnazione avrebbe reso possibile la divinizzazione dell’uomo. Quindi, mangiando il frutto proibito dell’arroganza di autonomia da Dio e dalla Sua giustizia, l’uomo voleva partecipare alla perfezione di Dio senza l’intervento del Figlio di Dio, senza Colui per il quale tutto esiste:

… tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.” (Gv 1,3). Il disegno ab aeterno del suo amore è quello di: «Ricapitolare tutte le cose in Cristo, quelle del cielo come quelle della terra» (Ef 1,10).

L’angelo delle tenebre riuscì a sfruttare la libertà dell’uomo per cercare di vanificare il piano divino riguardo all’incarnazione del Figlio di Dio. Con la seduzione e la menzogna, Satana ottenne (e ottiene tutt’oggi) un particolare dominio non solo sulla creazione, ma anche sull'uomo. Dominio limitato, poiché l’uomo dopo il peccato è rimasto sempre libero di scegliere nuovamente di accogliere lo Spirito di Dio ed essere portatore di una vita che non muore. Ciò ci aiuta a comprendere perché Dio intervenne personalmente nella Storia dell’umanità pur conoscendone l’epilogo cruento:

«Infatti “tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi(Eb 4,13), anche quello che sarà fatto dalla libera azione delle creature.» (CCC n 302).

Nella sua libertà creatrice sempre in atto, Dio, però, realizzò il suo grande stratagemma d’amore. Per mezzo del Mistero Pasquale (Incarnazione, Vita, Morte-Resurrezione e Pentecoste), Egli avrebbe comunque portato a compimento il suo progetto di perfezione dell’uomo e di tutta la creazione. Ecco perché Cristo, definito da san Paolo l’ultimo Adamo (1Cor 15,45), va a liberare dalle sofferenze innanzitutto il primo Adamo, che si trovava in prigione negli inferi (Shéol o Ade, il soggiorno dei morti), da non confondere con l'Inferno, il luogo di dannazione eterna. Cristo, nello spirito, è disceso nello Shéol come Salvatore, proclamando la Buona Novella alle anime che vi si trovavano private della visione di Dio:

«E nello spirito andò a portare l'annuncio anche alle anime prigioniere, che un tempo avevano rifiutato di credere» (1Pt 3,19-20).«Egli va a cercare il primo padre, come la pecora smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell'ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva, che si trovano in prigione.» (CCC n 635).

Cristo risorto rivela la sua giustizia: “Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita(Rm 5,18). Pertanto, il peccato dei nostri progenitori, essendo successivo a quello di Satana, può essere considerato "originale" solo perché è il primo peccato commesso dall’uomo. Questo peccato ha avuto conseguenze su tutto il genere umano, di fatto ha dato origine alla caducità e alla concupiscenza nell’uomo, condizionando negativamente anche il mondo circostante.

 

Il terzo peccato originario, che insidia l’uomo ed è sempre in atto, è il peccato contro lo Spirito Santo.

Questo peccato è il peccato di teomania per eccellenza. I demoni ribelli furono i primi che commisero la bestemmia contro lo Spirito Santo. Essi non solo volevano sostituirsi al Creatore, ma, per superbia, si ostinarono a non volere il perdono di Dio. Questo terzo peccato originario è subordinato particolarmente a quello di Adamo, il quale perse la grazia santificante che «Dio alitò nelle sue narici» (Gen 2,7). Così, non vivendo secondo lo Spirito, l'uomo perse anche se stesso e la sua dignità:

«Allora il Signore disse: "Il mio spirito non resterà sempre nell'uomo…"» (Gen 6,3).

Il peccato contro lo Spirito, quando è commesso deliberatamente, è irreversibile e definitivo, poiché è simile al primo commesso da Lucifero. Quest’ultimo, come ogni angelo, essendo puro spirito è unico nel suo essere ed è essenzialmente diverso da ogni altro angelo, per cui non può rinnegare la sua decisione che resta inamovibile:

«A far sì che il peccato degli angeli non possa essere perdonato è il carattere irrevocabile della loro scelta, e non un difetto dell'infinita misericordia divina. “Non c'è possibilità di pentimento per loro dopo la caduta come non c'è possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte”» (CCC n 393).

Ecco perché la bestemmia contro lo Spirito Santo è un peccato demoniaco che contamina tuttora l’uomo. Per questo Dio perdonerà tutti in Cristo, eccetto coloro che ripudiano fino alla fine l’azione dello Spirito Santo che li ha cercati a lungo e invano:

«In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna» (Mc 3,28-29).

Quindi, peccare contro lo Spirito Santo significa questo: rifiutare volontariamente fino alla fine l'opera della salvezza che Dio vuol fare per mezzo dello Spirito nel cuore dell’uomo. Il Catechismo dichiara:

«La misericordia di Dio non conosce limiti, ma chi deliberatamente rifiuta di accoglierla attraverso il pentimento, respinge il perdono dei propri peccati e la salvezza offerta dallo Spirito Santo. Un tale indurimento può portare alla impenitenza finale e alla rovina eterna» (CCC 1864).

La bestemmia contro lo Spirito Santo è opera di coloro che chiudono gli occhi davanti alle azioni di Dio e le respingono ostinatamente attribuendole addirittura al demonio. In questo modo lo Spirito Santo è identificato con lo spirito maligno. Questo grave peccato fu commesso dai farisei, quando accusarono Gesù di essere posseduto dal demonio: «Ma i farisei dicevano: "Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni"» (Mt 9,34). Ancora oggi tale peccato è reiterato non solo dalla singola persona, ma da alcune sette "religiose" nei confronti della Chiesa Cattolica.

Siccome l'uomo vive nella normalità del male, che non gli fa riconoscere la gravità dei peccati, la Parola del Signore lo inquieta, poiché essa "è Spirito e Vita" (Gv 6,63), "è pietra d'inciampo" (Rm 9,33). Così l’uomo rivela l’opposizione a qualsiasi influsso della Grazia, disprezzando tutti gli aiuti offerti dallo Spirito per la sua salvezza. Scrive il profeta Isaia:

«Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro. Guai a coloro che si credono sapienti e si reputano intelligenti.» (Is 5,20-21).

Il compito dello Spirito Santo è di portarci alla conversione e alla santificazione, convincendoci del nostro peccato. Infatti, il Paraclito:

«quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio» (Gv 16,8).

 Il Mysterium iniquitatis

Il "mistero del male" è la conseguenza del disordine satanico che si è insinuato nel creato. Esso è la nequizia che si muove nel mondo con aggressività, contagiando l’uomo:

«Così dice il Signore Dio: Tu eri un modello di perfezione, pieno di sapienza, perfetto in bellezza; in Eden, giardino di Dio, tu eri coperto d'ogni pietra preziosa … e d'oro era il lavoro … preparato nel giorno in cui fosti creato. Eri come un cherubino protettore, ad ali spiegate; io ti posi sul monte santo di Dio e camminavi in mezzo a pietre di fuoco. Perfetto tu eri nella tua condotta, da quando sei stato creato, finché fu trovata in te l'iniquità. Accrescendo i tuoi commerci ti sei riempito di violenza e di peccati; io ti ho scacciato dal monte di Dio e ti ho fatto perire, o cherubino protettore, in mezzo alle pietre di fuoco. Il tuo cuore si era inorgoglito per la tua bellezza, la tua saggezza si era corrotta a causa del tuo splendore: ti ho gettato a terra e ti ho posto davanti ai re, perché ti vedano … sei divenuto oggetto di terrore, finito per sempre» (Ez 28,12-19).

Per “misteriosa” volontà divina, al principe dei demoni e ai suoi angeli è lasciata sempre la capacità di agire, fino all'avvento dell'Anticristo. Nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi, l’Apostolo Paolo descrive così l’Anticristo:

«Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima verrà l'apostasia e si rivelerà l'uomo dell'iniquità, il figlio della perdizione, l'avversario, colui che s'innalza sopra ogni essere chiamato e adorato come Dio, fino a insediarsi nel tempio di Dio, pretendendo di essere Dio … Il mistero dell'iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo colui che finora lo trattiene. Allora l'empio sarà rivelato e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà con lo splendore della sua venuta. La venuta dell'empio avverrà nella potenza di Satana, con ogni specie di miracoli e segni e prodigi menzogneri e con tutte le seduzioni dell'iniquità, a danno di quelli che vanno in rovina perché non accolsero l'amore della verità per essere salvati.» (2Ts2, 3-11).

L’apostolo Giovanni riferendosi all’Anticristo lo descrive come colui che non riconosce che Gesù Cristo è Figlio di Dio negandone la divinità:

«Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L’anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio» (1Gv2,22).

Durante il Convegno «La passione per l'unità» (del 4/3/2000), il cardinale Biffi ha affermato che «se il cristiano per aprirsi al mondo e dialogare con tutti, stempera il fatto salvifico, preclude la sua connessione personale con Gesù e si ritrova dalla parte dell'Anticristo». Ecco come Soloviev, ne Il racconto dell'Anticristo, mette a fuoco il criterio di discernimento: «Tu ci dai tutto, tranne ciò che ci interessa, Gesù Cristo». Pertanto, l'Anticristo non è un demonio, ma un uomo al servizio di Satana che nega il Cristo e vuole mettersi al suo posto. Il vero credente, invece, sa che fuori di Cristo, persona viva e concreta, c’è solo il "vuoto" dell’uomo e la sua disperazione. Solo in Cristo nostra Speranza l’uomo trova la sua pienezza.

 La rivelazione del "mistero d’iniquità" cosa comporta?

Come conseguenza dei tre peccati di teomania nei confronti dell’Unico Dio, c’è il mistero d’iniquità continuamente in azione. Esso è caratterizzato dal rifiuto della Grazia Santificante:

«Il mistero dell'iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo colui [Satana] che finora lo trattiene» (2Ts 2,7). «La Chiesa non minimizza il mistero del male, riducendolo alle deficienze della natura o alla colpa dell’uomo, ma vi scorge “un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore”.» (CdA n 382).

Ciò che accade nel nostro mondo dipende, da una parte, dall’azione diabolica, dall’altra, dalla nostra volontà. Il libro della Sapienza ci rivela che la morte fisica è effetto della condizione terrestre dell’uomo, quella spirituale (la morte seconda: la separazione eterna da Dio) è invece opera del peccato:

«…perché Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi … Dio ha creato l'uomo per l'incorruttibilità, lo ha fatto immagine della propria natura. Ma per invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono» (Sap 21,13.23-24).

L’Apocalisse, l’ultimo libro sacro della Bibbia, con una metafora ci parla della seconda morte, il lago che brucia con fuoco e zolfo e in cui sono gettati tutti i malvagi e impenitenti, alla fine del mondo:

«Poi la Morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco. E chi non risultò scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco.» (Ap 20,14-15).


Il mistero della pietà

Tuttavia, nella storia dell'uomo, al mistero dell'iniquità si oppone il mistero della pietà: L'ineffabile grazia di Cristo ci ha dato beni migliori di quelli di cui l'invidia del demonio ci aveva privati.(San Leone Magno). Se Dio permette il male è sempre al fine di un bene più grande che non sempre coincide con la salvezza del peccatore, ma misteriosamente può giovare alla redenzione di molti altri. Pur consapevoli che non ci sono risposte esaustive sul tema del male, comunque è evidente che il dolore ridimensiona l’uomo, lo distacca dalle cose terrene e lo libera dal peccato di teomania. Inoltre, quando la sofferenza è vissuta nella fede, essa associa le vittime innocenti alle sofferenzedi Cristo, il quale sta sempre dalla parte dell’uomo, lo aiuta e con la sua misericordiosa creatività trasforma il dolore di un’anima generosa in un valore eterno. Pertanto è opportuno rimarcare che Dio non vuole la sofferenza di nessuno, Egli è il Dio della gioia e crea esclusivamente la vita e mai la morte, infatti, la morte non è l’ultima realtà dell’uomo. Il modo di operare della divina provvidenza, che dal male trae il bene, è completamente libero e imperscrutabile ed è sempre in azione nella storia dei singoli e di tutto il genere umano: «Lo spirito del Signore riempie la terra» (Sap 1,7).

 Qual è la nostra battaglia?

L'azione malefica di Satana e dei suoi seguaci sarà presente fino al ritorno glorioso di Cristo alla fine dei tempi, quando la guerra in atto terminerà e sarà sconfitta definitivamente la morte, ciò che più teme l’uomo:

«Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all'impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita» (Eb 2,14-15).

Molti credenti vedono il diavolo dappertutto, meno dove sicuramente sta, cioè nel peccato. Ecco perché san Paolo ci rivela il nostro combattimento spirituale, qualcosa che non possiamo sottovalutare:

«La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti(Ef 6,12). «Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin dall'origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all'ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l'uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l'aiuto della grazia di Dio.» (CCC n 409). Per questo Gesù nel vangelo di Giovanni dice: «Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno» (Gv 17,15).

 La restaurazione del Regno di Dio.

La libera Incarnazione del Figlio vanificherà il potere del Corruttore e inizierà la restaurazione di tutte le cose. Infatti, la ricostituzione ha avuto inizio con l'ultimo Adamo, il Figlio fatto uomo per distruggere il "Non ti servirò!" (Ger 2,20) di Lucifero e di tutti quelli che lo seguono. San Giovanni ci rivela:

«… da principio il diavolo è peccatore. Per questo si manifestò il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo» (1Gv 3,8).

Con l'unione ipostatica comincia il processo di redenzione che andrà oltre il mero ritorno alla vita posseduta prima della caduta di Adamo, perché la vita dell’uomo nell’atto di creazione nell’Eden doveva comunque essere portata alla perfezione per mezzo di Cristo. Ecco il senso della Rivelazione:

«E Colui che sedeva sul trono disse: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose". E soggiunse: Scrivi, perché queste parole sono certe e vere». (Ap 21,5). «Questo misterioso rinnovamento, che trasformerà l'umanità e il mondo, dalla Sacra Scrittura è definito con l'espressione: “i nuovi cieli e una terra nuova(2Pt 3,13) (Cf Ap 21,1). Sarà la realizzazione definitiva del disegno di Dio di “ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra(Ef 1,10).» (CCC n 1043).

Adesso gli avvenimenti umani vanno visti alla luce del piano di salvezza di Dio, piano che è sempre in atto e si sviluppa rapidamente. Nel Suo progetto, Dio ha sempre voluto la partecipazione attiva e consapevole dell’uomo. Uomini e donne sono chiamati a vivere in pienezza la Rivelazione per diventare protagonisti del proprio tempo e della propria storia. Poiché il Regno di Dio non si realizza nell’aldilà, ma hic et nunc. Esso è un’alternativa clamorosa alla nostra società. Un Regno di gioia senza fine che deve nascere prima nel cuore dell’uomo.


 La Speranza cristiana: «Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra».

Contrariamente al primo Adamo, che partecipando alla satanica corruzione perse lo Spirito, invece, l'ultimo Adamo, Cristo nostra Speranza, è Colui che ha effuso di nuovo lo Spirito che dà vita:

«il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l'ultimo Adamo divenne spirito datore di vita» (1Cor 15,45).

Dunque, è Gesù Cristo che porterà a termine l'opera di perfezionamento che il primo Adamo aveva mancato di compiere. Però, Gesù fa qualcosa di diverso, affinché nessun uomo rimanga escluso dalla possibilità di salvezza. Con Lui la novità non è più nel portare gli uomini a Dio, ma portare Dio agli uomini. Con il Mistero Pasquale, Egli ha squarciato non solo i cieli (“Se tu squarciassi i cieli e scendessi!” Is 63,19), ma anche il velo del Tempio (“Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondoMt 27,51), perché la presenza della sua Shekinah (la Gloria di Dio) non fosse più relegata nel luogo inaccessibile del Debir, il Santo dei Santi, la parte più interna del Tempio di Gerusalemme, riservata esclusivamenteal sommo sacerdote. Adesso Egli è l’Emmanuele, il Dio-con-noi, con tutti coloro che accettano di essere “Tempio dello Spirito Santo(1Cor 6,19). Ecco che Dio propone un mondo nuovo, un cielo e una terra nuovi.

«Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c`era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo» (Ap 21,1-2).

Il cielo e la terra di prima sono la realtà che adesso sperimentiamo. Il Signore del Creato aveva donato all’uomo un mondo secondo il suo cuore, tuttavia egli sperimenta ogni giorno la fatica, il male, la sofferenza, la solitudine.

Infatti l’uomo: «Non viene alla luce come una realtà ben definita e compiuta, ma come un progetto da portare a compimento, con la sua stessa libera cooperazione: “Da principio [Dio] creò l’uomo e lo lasciò in balìa del suo proprio volere” (Sir 15,14); “Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza” (Dt 30,19).» (CdA n 366).

Inoltre, l’uomo vedrà anche «la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo», così Dio e l’uomo insieme costruiranno questo mondo nuovo in cui i germi attuali di bene e di coraggio prevarranno sul male e sulla fatica. Questo avviene ogni volta che l’uomo è compassionevole con i fratelli. Per questo nel vangelo di Giovanni Gesù non dice "io darò loro", ma «… io do loro la vita eterna» (Gv 10,9). L'uomo difatti, riceve la vita eterna non dopo la morte, ma adesso, in questa vita, quando sceglie di fare la volontà di Dio, quando sceglie di amarsi amando, perché l'uomo ama se stesso solo quando ama il prossimo.

È importante rimarcare che la vita eterna non è una mera questione di quantità (kronos), ma di qualità di vita (Kairos). Infatti, anche nell’inferno c’è la vita eterna, però è vissuta nel “luogo” delle tenebre, del “pianto e stridore di denti(Mt 22,13). Ciò che cambia nel Paradiso è soprattutto la qualità di vita, una vita dinamica, vissuta nella gioia piena e nella contemplazione del volto splendente di Dio.

 

La "speranza" del cosmo.

San Paolo parla della creazione che è stata assoggettata alla caducità per volontà di Satana. Per questo, la salvezza fa parte di un insieme più vasto che include non solo la risurrezione del nostro corpo, ma anche una misteriosa trasformazione dell'universo materiale con tutte le presumibili forme di vita extraterrestre, dato che tutto ciò che esiste trae il suo essere da Dio che eternamente lo crea:

«L'ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l'ha sottomessa [Satana, "omicida fin dal principio" Gv 8,44] – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» (Rm 8,19-23).

La meravigliosa creazione ha un elemento di fragilità, anch’essa va verso la morte, ma è accompagnata dalla speranza che Chi l’ha creata possa salvarla dalla caducità. Essa spera di partecipare alla comunione degli uomini con la gloria del loro Signore:

«E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa» (Gv 17,22).

La creazione, com’è al presente, aspetta il momento di diventare quello che sarà nel giorno della parusia. Quando, liberato dalla schiavitù della morte, all’uomo si manifesterà finalmente ciò che era nei piani di Dio (diventare per grazia simile a Cristo). Allora sarà realtà ciò che ora è speranza:

«Io sono l'alfa e l'omega, il primo e l'ultimo, il principio e il fine» (Ap 22,12-13).


L’uomo creato per essere partecipe dell’unica e indivisibile natura divina (cf 2Pt 1,4).

Unicamente quando si unisce a Dio per grazia, l'uomo diventa veramente "come Dio" secondo Dio. Disse Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi?» (Gv 10,34).L'uomo diventa libero da tutte le sue paure e menzogne solo se comprende la verità su Dio e su se stesso (cfr Gv 8,32). Come profetizza san Pietro:

«La sua potenza divina ci ha donato tutto quello che è necessario per una vita vissuta santamente, grazie alla conoscenza di colui che ci ha chiamati con la sua potenza e gloria. Con questo egli ci ha donato i beni grandissimi e preziosi a noi promessi, affinché per loro mezzo diventiate partecipi della natura divina, sfuggendo alla corruzione, che è nel mondo a causa della concupiscenza» (2Pt 1,3-4).

Nella sublime preghiera sacerdotale, Gesù ci rivela la grandezza del suo amore e della sua potente libertà creativa:

«E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me …» (Gc 17,22-23).

 

La misteriosa e sorprendente libertà creativa di Dio.

Per conoscere il vero volto di Dio occorre ammettere che il primato non spetta alla razionalità, ma alla fede e alla stupefacente libertà creativa di Dio, la quale è la "forza oscura e vitale" (oscura perché sfuggente e misteriosa, incomprensibile alla nostra razionalità) che tiene insieme e ricrea continuamente l’intero universo. La creazione non è il gesto compiuto da Dio in un tempo remoto, ma è il dono di ogni giorno: “In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo(At 17,28). Ecco perché ciò che è accaduto nei tre peccati originatori non esaurisce né inficia le inedite possibilità della libertà creativa di Dio, che ha manifestato in modo singolare nel mistero pasquale di Cristo. Quindi, Dio, pur conservando il suo essere "Totalmente Altro dall’uomo” e la stessa “intimità del suo Essere come Trinità Santa costituisce un mistero inaccessibile alla sola ragione umana", tuttavia, misteriosamente nella sua "razionalità Divina", ha voluto rendere partecipe delle possibilità della Sua libertà creativa tutto il creato e soprattutto l’uomo, dotandoli di una potenzialità (con)creatrice:

“Le creature ricevono il dono di esistere e quello di agire. Dio fa sì che le cose si facciano, interagiscano tra loro e cooperino con lui. Crea un mondo buono e bello, ma incompiuto, perché possa muoversi attivamente verso la perfezione definitiva: un mondo complesso, dinamico, misterioso.” (CdA n 365).

Parafrasando la parabola di Gesù, possiamo immaginare il creato come …

“un granellino di senapa, che un uomo ha preso e gettato nell'orto; poi è cresciuto e diventato un arbusto, e gli uccelli del cielo si sono posati tra i suoi rami” (Lc 13,19).

Nell’universo visibilec’è già la pienezza di quel seme, c’è l’attesa della meta gloriosa che Dio, nella Sua libertà creativa, ha prescritto da sempre. Ecco perché Dio desidera liberare dalla prigionia del peccato il bene creativo che ha donato all'uomo. Attraverso il bene creativo, l'uomo manifesta la sua grande bellezza:

«La gloria di Dio è l’uomo vivente e la vita dell’uomo è la visione di Dio … Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventi Dio.» (sant'Ireneo).

Nonostante la malefica corruzione, è evidente che Dio ha dato la capacita alla creazione e all’uomo di poter passare da ciò che si è, alla possibilità di ciò che si può essere. Il presente non può essere considerato un’anticipazione ineluttabile del futuro, proprio in virtù del primato della libertà creativa di Dio, la quale manifesta con stupore le impossibili possibilità del suo Amore eterno (amore: termine che sembra derivare dal latino a-mors = senza morte).

 

Predestinati a essere immagine del Figlio

Per questo, tutta la creazione tende al ritorno di Cristo ed è chiaro che il modello che l’uomo deve raggiungere è Gesù:

 Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli(Rm 8,29).

Quindi, l’immagine, il modello con cui è stato creato l’uomo è il Logos di Dio che si doveva incarnare: “... Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.” (Rm 5,14). Pertanto, la vera immagine di Dio impressa nell’uomo è quella dell’Unigenito, che con la sua incarnazione ha realizzato in modo sorprendente il progetto di Dio per l’uomo. Afferma Paolo: E come eravamo simili all'uomo terreno, così saremo simili all'uomo celeste.(1Cor 15,49). L’uomo celeste è Gesù risorto. Solo nella parusia, quando ci sarà la nostra risurrezione gloriosa, noi ci trasformeremo pienamente “nell’immagine del Figlio suo”.


Per convertirsi l’uomo deve liberarsi dall’arroganza della teomania.

L’uomo è stato creato con una coscienza libera, nella quale la razionalità, pur fondamentale, non può avere il primato, dal momento che essa è limitata. Una razionalità distorta accetta solo se stessa (delirio di onniscienza) e spesso vede il sapere solo come potere. Invece, quando la logica razionale non fa più da padrona, né tiene prigioniera la ragione, l’uomo umile si lascia illuminare e plasmare dalla fantasia dello Spirito:

"Lo Spirito Paraclito vi insegnerà ogni cosa e vi suggerirà tutto quello che vi dirò" (Gv 14,26).

La razionalità si libera dalla teomania solo nel momento in cui è animata dal fuoco dello Spirito, dalla Parola di Dio che rinnova il modo di pensare, aprendo gli occhi alla visione dell’invisibile:

«Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano» (1Cor2,9).

 

La specificità della razionalità della fede cristiana

Avere la possibilità di uscire dagli schemi per aprirsi a un nuovo modo di pensare, per accrescere l’ampiezza di azione e per vedere le cose con un altro orizzonte, è data dalla capacità di cogliere e accogliere la soprannaturale genialità dello Spirito. Ovvero, è la libertà creativa di Dio che continuamente fa nuova ogni cosa nell’Universo. L'insondabile creatività di Dio è la "forza-Persona" invisibile alla razionalità della cultura post-moderna (che ha risvegliato e diffuso il "pensiero debole" e il relativismo). Tuttavia, questa "Forza" di vita nuova è già evidente nell’inaudito piano salvifico di Dio. Piano che ha delle risorse così ricche e sorprendenti che la stessa Chiesa è chiamata a uniformarsi ascoltando ciò che oggi lo Spirito dice alla Chiesa. Le possibilità della fantasia dello Spirito vanno oltre la stessa legislazione biblica (pur necessaria) e le leggi fisiche (vedi i miracoli di Cristo); proprio perché la superiore volontà di Dio, che trascende le nostre capacità, non troverà mai un’adeguata formulazione nelle leggi:

 «... se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge.» (Gal 5,18). « Ora invece, morti a ciò che ci teneva prigionieri, siamo stati liberati dalla Legge per servire secondo lo Spirito, che è nuovo, e non secondo la lettera, che è antiquata.» (Rm 7,6). «La lettera uccide, ma lo Spirito vivifica» (2Cor 3,6).

Poiché lo Spirito ha effuso nello spazio e nel tempo l’impulso della Sua creatività, l'uomo, solo quando fa l’esperienza dell’azione dello Spirito nel suo rapporto con Dio, potrà scrutare la Sua Parola, la quale gli permette di:

«conoscere lui, la potenza della sua risurrezione» (Fil 3,10).

Potenza che “fa nuove tutte le cose(Ap 21,5).

Quindi, il discorso cristiano della Rivelazione va collocato su un piano diverso dalla ragione umana; comunque, ciò non significa che la Rivelazione sia irrazionale. Tutt’altro! La fede supera la ragione. Il problema non è la nostra ragione, poiché essa è limitata. Per comprendere la specificità della razionalità cristiana è necessario fare spazio a un’altra prospettiva: “È lo stesso Dio che dona all'uomo sia il lume della ragione sia la fede.”, per cui, la ragione dell’uomo cresce solo alla luce della Verità rivelata, la quale manifesta la natura creativa della libertà di Dio. Ciò ci fa comprendere che non c’è un diritto a esistere del creato, del mondo e dell’uomo, essi esistono semplicemente perché voluti da Dio, dal suo amore creativo.

 Dunque ...

La Bibbia sembra rivelarci tre peccati di teomania, intesa non come un disturbo psichiatrico raro e poco conosciuto, ma come il delirio di onnipotenza di chi vuole sostituirsi all'Unico Dio. Il primo peccato fu contro il Padre Creatore; il secondo, fu contro il Figlio Redentore e il terzo è quello in atto contro lo Spirito Santo. La prima alienazione da Dio Creatore,cioè, il primo peccato originario di Teomania, non è stato commesso da Adamo, ma da Lucifero, da colui che ha portato la caducità nel mondo ancor prima della creazione dell’uomo, come attestano le scoperte della paleontologia. Satana preferì “dominare” nell’Inferno piuttosto che servire il progetto di Dio a favore dell’uomo. Questo è il tremendo Errore dal quale il Figlio di Dio doveva riscattarci:

«Costituito da Dio in uno stato di giustizia, l'uomo però, tentato dal Maligno, fin dagli inizi della storia abusò della sua libertà, erigendosi contro Dio e bramando di conseguire il suo fine al di fuori di Dio» (CCC n 415).

La Redenzione operata dal sangue di Cristo è il progetto che Dio ha concepito nell’istante del secondo peccato originariodi teomania compiuto da Adamo ed Eva nei confronti dell’Unigenito. La prima coppia voleva diventare “come Dio”, senza l’intervento del Figlio di Dio nella storia dell’umanità. Solo il Figlio, con il mistero dell’Incarnazione, avrebbe reso possibile la divinizzazione dell’uomo. Ecco perché la Redenzione operata da Cristo rappresenta il compimento della storia:

«Questa è la ricchezza della grazia di Dio, che egli ci ha dato con abbondanza. Ci ha dato la piena sapienza e la piena intelligenza: ci ha fatto conoscere il segreto progetto della sua volontà: quello che fin da principio generosamente aveva deciso di realizzare per mezzo di Cristo. Così Dio conduce la storia al suo compimento: riunisce tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra sotto un unico capo, Cristo» (Ef 1,8-10).

 Tuttavia, il Figlio anche senza questo peccato, comunque si sarebbe incarnato per unire la sua natura divina con quella umana e portare a compimento così la divinizzazione dell’uomo:

In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà...” (Ef 1,4-5).

Il terzo peccato originario di teomania è quello contro lo Spirito Santificatore. Tutti e tre hanno in comune l’inadempienza verso l’opera dello Spirito di Dio. Questo peccato, che si manifesta in modo particolare nei diffusi deliri di onnipotenza, è la colpa di chi si ostina a non riconoscersi creatura limitata e di aver bisogno di riconciliarsi con il Padre Creatore, il quale desidera donare la sua misericordia per la salvezza degli uomini suoi figli. Il peccato contro lo Spirito è “il peccato del mondo(Gv 1,29), cioè, il rifiuto alla pienezza di vita che Cristo propone ad ogni uomo. Fare l’esperienza dell’amore incondizionato di Dio - che non ama secondo i meriti, ma secondo i bisogni - è la cosa che spiazza l’uomo e crea un rapporto immediato e pieno con Dio, non più basato sulla Legge, ma esclusivamente sull’amore. Scrive san Paolo:

«Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie …» (1Ts 5,19).

Pertanto, il Vangelo è la grande notizia vittoriosa sul peccato e sulla morte, e ci rivela la stupenda libertà creativa di Dio sempre in atto:

«La vittoria sul peccato riportata da Cristo ci ha donato beni migliori di quelli che il peccato ci aveva tolto: “Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” (Rm 5,20).» (CCC n 420).

Il Signore preferisce essere medico e non giudice; nella Sua sovranità creativa, che è infinita bontà misericordiosa, trae il bene dal male; trasforma la sofferenza, da Lui mai voluta, in un grande valore salvifico. Solo con il dono del discernimento nello Spirito, può nascere nell’uomo la conversione e il vero pentimento, il quale lo rende consapevole del disordine e della sofferenza derivanti dall’allontanamento dall’Amore di Dio. Per questo ...  «ora liberati dalla schiavitù del peccato, siete passati al servizio di Dio: il risultato è una vita che piace a Dio, e il traguardo è la vita eterna» (Rm 6,22).

 
        Quarto - Napoli 11/8/2014                      mario d’agosto                    

 
Intervista del TG Quarto Flegreo al diacono mario d'agosto -------------

Testiminianza di Lello e Anna della Comunità "Famiglia GeMaGi" - 1ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli -------------

il vescovo Gennaro Pascarella - 1ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli -------------

il vescovo Gennaro Pascarella - 2ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli ------------

il Grande Papa GiovanniPaolo II ci parla della famiglia cristiana -------------

il Grande Papa GiovanniPaolo II ci dice: "Non abbiate paura..." ------------

Un video utile per riflettere sul rapporto genitori-figli ------------

Come affrontare la vita

 

----------------------------

Le Beatitudini degli sposi

Mt5,3-10

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Felici voi coniugi, quando siete capaci di fare grandi rinunzie per amore dell'altro; beati voi, quando, consapevoli della vostra inadeguatezza di fronte ai problemi della vita, li deponete insieme ai piedi del Signore.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Felici voi , quando la prova vi trova uniti, quando la preghiera comune diventa lo strumento per affrontarla, quando vi lasciate illuminare dallo Spirito per gioire e crescere nella conoscenza del progetto di Dio su di voi. La sua consolazione sarà la vostra forza.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Felici voi, quando non date sfogo alla vostra aggressività, quando abbandonate il linguaggio prepotente dell'offesa e della rivendicazione dei meriti, del giudizio o della spartizione fredda dei compiti e assumete le vesti della mitezza inerme e generosa, della tenerezza ospitale e gratuita, del dono disarmato di voi stessi.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Felici voi, quando vi lasciate guidare dalla Parola di Dio per distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, quando lo insegnate ai vostri figli, quando desiderate che a tutto il mondo arrivi il messaggio di speranza contenuto nel Vangelo. Beati voi, quando la vostra vita diventa testimonianza viva della Parola che salva.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Felici voi, quando imparerete a perdonarvi, ad accettarvi nella vostra debolezza e fragilità; beati voi, quando della crisi fate un momento di crescita personale e comune, quando la vostra riconciliazione diventa pedagogia d'amore per i vostri figli.

Beati i puri di cuore perché vedranno Dio.

Felici voi sposi, quando sgombrate gli occhi e la mente dalle lusinghe del mondo e guardate a ciò che è essenziale, cercandolo nella Parola di Dio. Beati voi, quando la Parola diventa stile di vita, quando vi riconosceranno discepoli di Cristo, pur restando in silenzio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Felici voi, uniti nel Sacro Vincolo del Matrimonio, quando coltivate la pace nelle relazioni all'interno della vostra famiglia; beati voi quando, usciti fuori dell'appartamento, sentite insopprimibile il desiderio di creare ponti, di collegare cuori con l'infinita misericordia di Dio.

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Felici voi, quando decidete di andare contro corrente e rimanete sordi alle logiche del mondo. Beati voi, quando mostrate la bellezza del progetto di Dio sulla famiglia. Beati voi quando, attaccati da ogni parte, continuate a mostrare la gioia del mattino di Pasqua.

-------------------------------------------------------

      
bannerliturgia2

link_pontificio_cons._famiglia

vatican_header


link_pozzuoli

 

logo santi


banner_chiesa_catt.   

 

link_siti_catt

 

link_bibbia

 

banner_noi_catt



 

Banner Maker