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santambrogio

 L'EDUCAZIONE DEI FIGLI

SECONDO SANT'AMBROGIO

Vescovo di Milano - IV° sec. d.C.

L'educazione dei figli è impresa per adulti disposti a una dedizione che dimentica se stessa: ne sono capaci marito e moglie che si amano abbastanza da non mendicare altrove l'affetto necessario.

Il bene dei vostri figli sarà quello che sceglieranno: non sognate per loro i vostri desideri. Basterà che sappiano amare il bene e guardarsi dal male e che abbiano in orrore la menzogna.

Non pretendete dunque di disegnare il loro futuro: siate fieri piuttosto che vadano incontro al domani con slancio, anche quando sembrerà che si dimentichino di voi.

Non incoraggiate ingenue fantasie di grandezza, ma se Dio li chiama a qualcosa di bello e di grande non siate voi la zavorra che impedisce loro di volare.

Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che decidere bisogna e non si spaventino se ciò che amano richiede fatica e fa qualche volta soffrire: è più insopportabile una vita vissuta per niente.

Più dei vostri consigli li aiuterà la stima che hanno di voi e che voi avete di loro; più di mille raccomandazioni soffocanti, saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura, il dominio della passione, il gusto per le cose belle e l'arte, la forza anche di sorridere.

E tutti i discorsi sulla carità non mi insegneranno di più del gesto di mia madre che fa posto in casa per un vagabondo affamato, e non trovo gesto migliore per dire la fierezza di essere uomo di quando mio padre si fece avanti a prendere le difese di un uomo ingiustamente accusato.

I vostri figli abitino la vostra casa con quel sano trovarsi bene che ti mette a tuo agio e ti incoraggia anche ad uscire di casa, perché ti mette dentro la fiducia in Dio e il gusto di vivere bene.

Sant' Ambrogivs

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CONSACRA LA TUA FAMIGLIA
A GESÙ, MARIA E GIUSEPPE

sacra_famiglia

CONSACRAZIONE 
ALLA SANTA FAMIGLIA

 "O Santa Famiglia di Nazareth, Gesù, Maria e Giuseppe, la nostra famiglia si consacra a Te e chiede di essere difesa da ogni pericolo, guidata e sostenuta nell'amore, per tutta la vita e l'eternità. Fa, o Santa Famiglia, che la nostra casa e il nostro cuore siano un cenacolo di preghiera, di pace, di grazia e di comunione. Custodisci nella fedeltà, la nostra vocazione e la nostra missione. Accresci in noi la fede e la santità."

Amen

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              Medjugorje

     BV_Maria

          Messaggio a Ivan
           22 Maggio 2011

 "Cari figli, oggi più che mai desidero invitarvi alla preghiera. Cari figli, satana desidera distruggere le famiglie di oggi, perciò desidero invitarvi al rinnovamento della preghiera famigliare. Pregate, cari figli, nelle famiglie, con i vostri figli, non permettete l'accesso a satana. Grazie, cari figli, perché anche oggi avete risposto alla mia chiamata."

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         Messaggio a Ivan
          15 Maggio 2009

Cari figli, anche oggi la Madre vi invita: pregate, pregate per le mie intenzioni. Cari figli, desidero realizzare con voi i miei piani. In particolare, cari figli, vi invito a pregare per le famiglie. Oggi più che mai satana desidera distruggere le famiglie. Perciò siate perseveranti nella preghiera, riportate la preghiera nelle vostre famiglie. Grazie, cari figli, perché mi avete accolto e avete accolto i miei messaggi e vivete i miei messaggi.

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                             Lettera    
I valori della nostra famiglia

Nella nostra casa viviamo un rapporto d'amore per noi assai prezioso. Abbiamo imparato, tuttavia, che l'amore per crescere deve essere coltivato, consolidando i valori evangelici su cui è fondata la nostra famiglia.

Molte cose si oppongono allo splendore della Verità, per questo, dobbiamo aiutarci reciprocamente a crescere nella Verità e nell'Amore per maturare come persone singole e come famiglia.

Purtroppo quando l'amore coniugale non matura, diventa inevitabilmente un legame soffocante che impedisce all'altro di sbocciare. Una relazione così, produce solo dolore e frustrazione ed è destinata prima o poi a finire, com'è accaduto a tanti nostri amici.

Per questo è importante saper difendere e amare sempre più il nostro amore.Il vero amore non si consuma, anzi, più lo doniamo e più cresce. Nella misura in cui io e te ci amiamo, così siamo in grado di amare i nostri figli e il prossimo.

L'amore che viviamo è un dono grande che viene da Dio e grazie a Lui il nostro rapporto familiare è gioioso e sereno, ci concede di vivere nella libertà dei figli di Dio e di trovare sempre soluzioni accettabili per ognuno di noi.

Ecco perché mi propongo di amarvi sempre di più, donandomi senza riserve, di non aver nessun possesso su di te e sui nostri figli, perché ognuno di noi è una persona unica, con i propri bisogni e carismi da manifestare.

Rispetterò i vostri diritti e chiedo che rispettiate i miei. Quando il mio modo di agire v'impedirà di soddisfare le vostre esigenze, desidero che me ne parliate, io vi ascolterò e cercherò di cambiare.

Quando il vostro comportamento soffocherà le mie capacità e i miei bisogni, ve ne parlerò, perché possiate capirmi e forse cambiare.

Non desidero vincere facendovi perdere, perché ciò che conta per me è la vostra felicità. Affronteremo con serenità le nostre "incomprensioni" e con fiducia le risolveremo assieme. Così uniti e liberi saremo una famiglia vincente.

Dobbiamo essere in due a custodire un bene così grande che è il nostro amore. Unicamente con la preghiera, che ci fa vivere la tenerezza del Vangelo, la nostra famiglia non avrà mai paura del futuro, sarà forte, feconda e serena.

Proprio la preghiera insieme, nell'intimità della nostra casa, ci ha fatto superare molti momenti difficili, donandoci sempre speranza, armonia e pace.

Abbiamo sperimentato che pregando uniti resteremo sempre uniti, e che solo mettendo Dio al primo posto si perfeziona il nostro amore e tutto ciò che ci unisce.

Vivendo questi principi, valorizzeremo noi stessi, ci ameremo ancor di più e la nostra famiglia sarà sempre "gradita agli occhi di Dio"

diac. mario d'agosto

"Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori" Sal 126

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Preghiere scritte dal diacono mario d'agosto

 

Padre mio, perdonami !


 Padre mio ascoltami, abbi misericordia di me, riconosco la mia colpa e sono addolorato del male commesso, perché non amando i fratelli, ho rifiutato Te.

Padre Buono, per il sangue di tuo Figlio Gesù, cancella il peccato che è in me e per la potenza della Sua Resurrezione, effondi di nuovo in me lo Spirito di Vita.

Abbà Padre ti offro le mie debolezze e chiedo il sostegno della tua Grazia per esserti fedele.

Padre mio, perdonami! Abbracciami perché io appartengo a Te e desidero stare sempre con Te. Regalami la gioia del Tuo perdono, liberami da ogni male e salvami, perché eterna è la tua misericordia! Amen.

 

Pregare gli Angeli

 

Benedetti Santi Angeli di Dio, nostri Fratelli maggiori, guidate, proteggete, e benedite (nome …), che vi fu affidato dall’Eterno Padre Buono.

 Amen.

 

Preghiera per i defunti

 

La Tua Gioia senza fine dona ai nostri fratelli defunti, o Signore della Vita.  Nella Tua misericordia, mostra a (nome …) la luce del Tuo volto e sia una sola cosa con Te, per sempre nel tuo Regno.   Amen.

 

Preghiera a Maria

 

Rallegrati Maria, madre nostra tutta Santa, il Signore è in te. Aiutaci ad accogliere tuo Figlio e lo Spirito Santo, perché anche in noi l'Onnipotente possa fare grandi cose.

Donna di fede, tu che hai sostenuto la Speranza degli Apostoli, proteggi da qualsiasi pericolo il dono di vivere nella gioiosa libertà dei figli di Dio.

Madre di operosa misericordia, ti chiediamo di guidarci sulla via della beata povertà di spirito, per accogliere le grazie di Gesù nostro Signore.

Benedetta Maria, maestra di umiltà,tu che ci hai insegnato ad essere responsabili dell'altrui felicità,

concedici di amare di un amore a immagine di Cristo,affinché venga in mezzo a noi il Regno della Sua giustizia e della Sua pace. Poiché, solo se ci prendiamo cura del prossimo, permettiamo all'Eterno Padre Buono di prendersi cura di noi.

Madre dell'Amore, santificaci con la tua potente benedizione. 

Amen.

 

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In principio era la Ragione… del cuore E-mail
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Salmo 27 proclamato da Giovanni Paolo II

 

 

In principio era la ragione… del cuore”

La Fede non ha bisogno unicamente della ragione, in questo tempo occorre riscoprire prima di tutto le “ragioni del Cuore”.

Diciamolo con franchezza, non a tutti i cattolici è chiaro il pensiero predominante del tempo presente; in particolare, non si rendono conto che ci troviamo “nel tempo della ragione debole e del disincanto”(1), in una situazione critica che richiede necessariamente la testimonianza di una fede matura “…pronti sempre a rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi” (cf 1 Pt 3,15). Non a tutti è evidente che c’è una grande superficialità nei credenti, paradossalmente proprio nelle “classi colte” è diffusa l’ignoranza religiosa; pertanto ci sono concetti fondamentali che non vanno dati per scontati, poiché non sono conosciuti nemmeno dalla maggioranza dei cosiddetti “credenti istruiti”.

Per questo è utile una formazione permanente, un confronto costante dove ognuno è consapevole dell’importanza del proprio “piccolo” contributo, offerto nello spirito del principio di sussidiarietà, del diritto inalienabile alla responsabilità (spesso negato ai fedeli). Tale diritto è l’unico che permette al battezzato di edificare la sua vita in conformità con la vocazione ricevuta e di crescere non solo singolarmente ma come comunità che nella libertà costruisce il proprio futuro.

Non a tutti è chiaro in che modo in Occidente la “cultura” post-moderna ha risvegliato e diffuso il “pensiero debole”. Ciò e avvenuto in antitesi e come effetto del decadimento del “pensiero forte” che stabiliva verità immutabili, delle valutazioni etiche assolute, dei diritti inalienabili dell’uomo (riconosciuti anche dall’ONU nel 1948). Proprio “la ragione debole” ha determinato nel nostro tempo una condizione sociale ancora più drammatica, in quanto questa visione, negando l’esistenza di una verità assoluta, ritiene che vi siano tante verità relative che si adattano al cambiamento delle condizioni della società. Si ritiene, erroneamente, così, che tutte le verità devono essere dissolte, in quanto le verità non sono valori oggettivi, si ritiene che tutti i sistemi di ragionamento, in realtà, sono soltanto una forma di retorica, un’arte di persuadere non fondata sulla dimostrazione della verità. La conseguenza malefica di quest’opinione è che la ragione umana è incapace di giungere a delle verità assolute ed è impossibile proporre valori sociali ed etici riconosciuti da tutti. Questo ha generato un “ottuso” relativismo (culturale, morale e religioso), secondo il quale non ci sono diritti umani universali, validi per tutti i tempi, per tutte le culture, per tutti i popoli e per tutti i sistemi di significato, in quanto tali diritti possono variare nelle diverse condizioni sociali, culturali, politiche e religiose.

Oggi, pertanto, è in atto una frenesia d’onniscienza che sta producendo un’ermeneutica soggettivistica, un criterio di discernimento individuale e parziale, che spinge a considerare la verità di ognuno come la verità in assoluto, portando l’uomo in questo modo sempre più verso l’autonomia morale. Altresì nel campo scientifico c’è una bramosia d’onnipotenza, molti non accettano il principio che non tutto ciò che è possibile realizzare tecnicamente è moralmente lecito (vedi gli esperimenti sulle cellule staminali embrionali umane e i tentativi folli di eugenetica: esseri umani che diventano cavie di altri esseri umani). Di fatto, la ragione debole ha accresciuto notevolmente il degrado etico, l’eclisse dei valori umani e della spiritualità. Considerare che tutto è relativo, porta a credere che unica scelta sensata sia quella di farsi una propria morale e quindi di pensare solo ai propri interessi. È opportuno chiedersi: “Quanti hanno capito l’enorme pericolosità di questa subdola e distorta concezione di vita?”. Questa è molto più tragica delle ideologie criminali del secolo scorso, in quanto si insinua nella mente dell’uomo in modo subliminale e quindi difficile da discernere.

Questo smarrimento della ragione ha portato alla mancanza di discernimento del tempo presente. La storia c’insegna che alcune congiunture socio-economiche rendono la maggior parte degli uomini incapaci di senso critico, di riconoscere l’instabilità politica e la verità dei fatti. A questo si aggiunge la mentalità diffusa del ripudio della Rivelazione, della violazione delle leggi naturali, della dignità e sacralità dell’uomo. Questa situazione di disordine del pensiero ha raggiunto il parossismo nel “secolo breve”, proprio nella complicità delle masse nelle dittature (democraticamente elette) di Destra e di Sinistra. Purtroppo, quest’opera nefasta continua ancora oggi non solo nei radicali, nei laicisti, negli abortisti e nei fondamentalisti, ma in ogni persona che ha (spesso inconsapevolmente) la mente ideologicamente modificata.

I credenti sanno che, per non essere considerati dei “tiepidi da vomitare” (cf Ap 3,16), è necessario scegliere, in questo caso, tra la “ragione debole” del tempo presente e la “ragione forte” del Cristianesimo che pretende di conoscere la verità e di proporre dei valori umani universali (intenzione riscontrabile, con valutazioni contrarie e in modo distorto anche nel comunismo, nel capitalismo e nell’illuminismo positivista). Il dubbio, perciò, può assalire non solo i teocon, i teodem e i cattocomunisti ma, anche tutti quelli che intravedono delle ragioni valide in entrambe le tesi contrapposte.

A questo punto, per combattere il relativismo, che si è insinuato nella fede di tanti credenti, è opportuno cercare di comprendere e rimarcare i presupposti che caratterizzano la “ragione forte” del Cristianesimo Cattolico, rispetto alle diverse religioni e ad altri sistemi di significato. Il Cristianesimo mette al centro la persona umana e la sua dignità, considera i diritti dell’uomo delle verità di per se stesse evidenti in quanto inerenti alla natura dell’uomo e ha la giusta pretesa, fin dalle origini, di rispondere alle domande esistenziali e alle attese umane.

      Il Cattolicesimo ritiene ragionevolmente di essere l’unica religione pienamente rivelata, e di possedere in Cristo (Figlio unigenito di Dio fatto uomo) la via, la verità e la vita. Questa pretesa non è irrazionale, in quanto “il Mistero nascosto da secoli nella mente di Dio…” (Ef 3,9) è stato rivelato, reso comprensibile e ragionevole all’uomo da Dio stesso in Gesù, personaggio storico. In Lui “Dio è con noi per liberarci dalle tenebre del peccato e dalla morte e risuscitarci per la vita eterna”(2). Poiché Cristo, con la sua morte e risurrezione e con l’invio dello Spirito di Verità, è Colui che “porta a compimento l’opera di salvezza affidatagli dal Padre.”(3). Egli è l’unico tra i fondatori di religioni che si è definito uguale a Dio e ad essere tornato “trasfigurato” dal mondo dei morti, anima e corpo. Evento testimoniato dagli Apostoli, che “trasmisero ciò che essi stessi avevano ricevuto”(4).

La Parola e la Ragione di Dio (il Logos) s’identificano in Cristo che, in virtù della sua vicenda storica e della sua promessa di essere con noi “…tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20), ha reso la Chiesa, popolo di Dio, capace di una comune comprensione, anche se non perfetta, dell’enigma su Dio e sull’uomo: “A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio” (Mc 4,11). Il carisma della certezza, che la Chiesa-Magistero ha ricevuto in dono dall’Alto, è fondato sulla Parola di Dio che concorda con la nostra stessa razionalità e soprattutto con la nostra ragione del cuore. Per questi motivi la Chiesa è per Cristo, con Cristo e in Cristo “…come un sacramento o segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano”(5).

Questi sono i presupposti che ci permettono di sostenere che credere in Cristo non è solo un atto di fede né aderire ad un’ideologia, ma è credere ragionevolmente in una Persona, viva e presente, ed in un avvenimento storico comprensibile a tutti gli uomini. Essi, però, per comprendere hanno bisogno sempre più di “crescere nella conoscenza di Dio” (cf Col 1,10), e di sviluppare altresì l’intelligenza spirituale.

È scontato che la fede non può essere privata della ragione, perchè rischia di diventare un devozionismo, un’opinione; per questo, essa non ha nessun vantaggio nel voler indebolire la ragione. La fede cerca l’intelligenza, per sua natura essa cerca “le ragioni del proprio credere”. La fede, quindi, si oppone a chi la vuole relegare e limitare semplicemente alla sfera del credere (al fideismo), confidando di dimostrare che solo la ragione pensa. In ogni modo, né la filosofia e né il razionalismo sono il fondamento della fede, neppure il “pensiero debole” aiuta a favorirla e a fortificarla. Oltre a ciò, come afferma il Magistero, se manca l’osmosi tra fede e ragione vi è un depauperamento reciproco.

Karol Wojtyla ha affermato:sia la ragione che la fede si sono impoverite e sono divenute deboli l'una di fronte all'altra. La ragione, privata dell'apporto della Rivelazione, ha percorso sentieri laterali che rischiano di farle perdere di vista la sua meta finale. La fede, privata della ragione, ha sottolineato il sentimento e l'esperienza, correndo il rischio di non essere più una proposta universale. È illusorio pensare che la fede, dinanzi a una ragione debole, abbia maggior incisività; essa, al contrario, cade nel grave pericolo di essere ridotta a mito o superstizione. Alla stessa stregua, una ragione che non abbia dinanzi una fede adulta non è provocata a puntare lo sguardo sulla novità e radicalità dell'essere”(6).

Si evince, quindi, che una ragione autoreferenziale, incapace di curandosi d'altro, non potrà mai cogliere l’orma di Dio nel mondo perché nega ogni dimensione soprannaturale. Il sapere filosofico, pur essendo apprezzabile, non avendo la luce della fede, tende a chiudersi in se stesso, in questo modo, non aprendosi ad un sapere più alto come quello teologale ed ascetico, fatalmente diviene fonte d’errori, anche nefasti. Essere “contro” una filosofia non cristiana e autosufficiente, non significa voler privare la fede dell’apporto necessario della ragione, tutt’altro! Cristo, e allo stesso modo la Tradizione della Chiesa, non hanno mai inteso rammollire la ragione. Al contrario, sostiene Benedetto XVI, c’è una “…profonda concordanza tra ciò che è greco nel senso migliore e ciò che è fede in Dio sul fondamento della Bibbia […] L’incontro tra il messaggio biblico e il pensiero greco non era un semplice caso.”(7). La fede, infatti, provoca la ragione, l’alimenta, la illumina, ne prende le difese, e si nutre assiduamente di essa. Così ha luogo l’aforisma di sant’Agostino: “Credi per comprendere: comprendi per credere”(8).

Sembra evidente che il grande e sconvolgente evento storico della Rivelazione, per essere concretamente accolto, come scelta ragionevole e fondamentale della propria vita, non può avere come unico interlocutore la sola razionalità, la quale solo in seguito è illuminata dalla Rivelazione. Occorre la fede! San Paolo ha verificato che la fede nasce dall’annuncio. Attenzione, però, si può facilmente incorrere in un annuncio amorfo, quando esso si riduce ad un discorso più o meno educativo e moralistico. Come pure, non si può comunicare la fede in “Cristo nostra speranza”, proponendo qualcosa che abbiamo letto e siamo bravi a ripetere. Più facilmente, le parole di Dio diventano vere ed efficaci (Spirito e Vita) in chi le annuncia e in chi le ascolta, quando esse corrispondono alle esigenze profonde del cuore (dell’io e dell’es). Accogliere la Rivelazione è come sintonizzarsi sulla stessa frequenza, tutto si mostra chiaro, perché è in atto una correlazione nella coscienza dell’uomo tra la verità rivelata e la realtà del proprio essere più profondo, tra la Verità di Dio e la verità delle ragioni del nostro cuore.

Per di più, la fede cristiana diventa una proposta universale non solo quando si confronta (necessariamente) con il pensiero positivista e relative forme di filosofia, ma soprattutto quando considera e vuole rispondere in primis alle “ragioni del cuore”. Dice il salmista: “Di te ha detto il mio cuore: «Cercate il suo volto»; il tuo volto. Signore, io cerco.” (Sal 27,8), per cui “la voce del cuore” diventa il presupposto che permette di accogliere la buona notizia, la quale fa sorgere la fede nel cuore e nella mente come dono dall’Alto, come nuova alleanza: “Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore.” (Ger 31,33).

 

Tutta la vicenda cristiana è finalizzata a rispondere alla richiesta d’infinito che è nel cuore dell’uomo. Sostiene il filosofo cristiano Blaise Pascal: “Noi conosciamo la Verità non soltanto con la ragione, ma anche con il cuore”(9). Proprio la nostra esperienza iniziale di adesione alla Rivelazione ci porta ad essere d’accordo con quanto asserisce Pascal: “È il cuore che sente Dio, e non la ragione. Ed ecco che cos'è la fede: Dio sensibile al cuore, e non alla ragione.”(10). La fede agisce proprio nella ragione istintiva del cuore, nella capacità di percepire l’amore “più del semplice pensiero”, affinché “il Cristo abiti per la fede nei nostri cuori e così … siate in grado di comprendere… l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza…” (cf Ef 3,17-19).

La fede, dunque, nasce dall’annuncio (della “vita eterna, che era presso il Padre” 1Gv 1,2), ma non è questione di eloquenza, bensì di comunicare nello Spirito il Mistero rivelato. San Paolo, infatti, afferma di essere stato mandato “…ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.” (1Cor1,17). L’annuncio trova accoglienza perché risponde alle richieste naturali del cuore, al bisogno di assoluto, di verità, di libertà, di desiderio di felicità eterna; tutte realtà innate nel cuore dell’uomo, ragioni del cuore che non possono essere relegate semplicemente nella sfera del sentimentalismo, perché il cuore non è solo la sede degli affetti, ma è lo spazio dove Dio riversa il suo amore, è il luogo dell’apertura alla fede, dell’incontro intimo con Dio e dell’esperienza della sua bellezza.

Pertanto, “Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce”(11), non riesce ad afferrare e a spiegarsi se non è illuminata dalla fede. Ragioni istintive e ineludibili che, oltre ad essere complementari alla fede e alla ragione, sono l’archè, la legge propedeutica naturale che … fu creata con i fedeli nel seno materno” (Sir 1,12). Così come ci dice san Paolo: “ i pagani…dimostrano che quando la legge esige è scritto nei loro cuori come risulta dalla testimonianza della loro coscienza e dai loro stessi ragionamenti…” (Rm 2,15). È proprio la legge creata da Dio nell’intimo della coscienza dell’uomo che precede e permette l’incontro con il Mistero rivelato e l’adesione alla volontà di Dio. Questo è confermato dalle “interiori” esperienze di conversioni dei discepoli di Gesù e di tanti uomini innamorati di Dio: Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24,32). La Sacra Scrittura, Parola di Dio nella storia, parla al nostro cuore dall’esterno, per farci conoscere quello che già si conosce, ma non ci è chiaro; è una sorta di maieutica per svelare e far tornare alla coscienza “la Verità” e le verità presenti già nell’anima, affinché siano fertili e diano i frutti che Dio desidera.

Gesù intende parlare prima di tutto al nostro cuore, quando dice: “Ecco, sto alla porta (del tuo cuore) e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me.”. (Ap 3,20). C’è il pericolo, però, che questa porta, che si apre solo dall’interno, non venga mai aperta. Davanti a questa chiusura, il Signore dice: “Per qual motivo non c’è nessuno, ora che io sono venuto? Perchè, ora che chiamo, nessuno risponde?” (Is 50,2). Il motivo è semplice: ormai l’uomo non ascolta più le ragioni del cuore, ascolta invece solo quelle del proprio interesse, del proprio egoismo. Come dice Gesù: “… lа dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21). Resta, però, sempre valida la promessa di Dio: “Darò loro un cuore nuovo e uno spirito nuovo metterò dentro di loro…” (Ez 11,19).

Resta arduo descrivere le logiche del cuore, pur essendo realistiche, esse sono spesso ineffabili. Come raccontare l’esperienza dell’Incontro, il sentirsi chiamati per nome, l’essere sedotti da Lui, il bisogno del Suo amore, d’essere illuminati, perdonati e rinnovati, poter “vedere l’invisibile”, sentirsi già nell’eternità. Dio è l’unico che può soddisfare pienamente i ragionamenti del cuore umano: “Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è senza pace finché non riposa in te”(12). Queste ragioni non possono definirsi delle semplici emozioni. Sono eventi molto concreti, che segnano la nostra vita e senza i quali non si comprendono e non si accolgono le Verità di fede. Per analogia, si può sostenere che come Cristo “in principio era la Ragione” (Gv 1,1) del cuore di Dio, così anche la Fede “in principio era la ragione” del cuore dell’uomo. Un dono dall’Alto, una sorta d'intuizione diretta che dà il vero significato alla sua esistenza.

Non c’è contraddizione tra Dio Amore (àgape) e Dio Ragione (Logos), perché Dio è Amore proprio perché è Suprema Ragione, in Dio esistere ed amare è la stessa cosa, Lui è la sorgente dell’amore e della vita, per cui il termine Logos diventa sinonimo di Agape, progetto d’Amore in atto, Amore Eccelso che per sua natura, necessariamente, si comunica e dona la vita, la dà in modo particolare all’uomo, il vertice della sua creazione, perché l’uomo sta da sempre come progetto nelle ragioni del cuore del Figlio di Dio: “…Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.” (Col 1,16).

unque, per “conoscere” la Verità su Dio e sull’uomo, occorre una sinergia tra le dimensioni del Cuore, della Fede e della Ragione. In particolare, proprio al cuore è stato affidato il compito della conversione, perchè “… con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti…” (Rm 10,9), nel cuore, infatti, avviene la grande guarigione: “Il medico c’è, ed è nascosto dentro il tuo cuore.”(13). Dio ci ha resi partecipi del suo Spirito di Verità anche perchè si sviluppi in noi la virtù dei profeti, quella di saper cogliere e accogliere il recondito bisogno del cuore di unirsi a Dio: Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell’amore, ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore.”. (Os 2,21-22).

Questa disposizione morale, che induce l'uomo a cercare tenacemente l’Amore, ha avuto pieno compimento nel cuore immacolato di Maria. In Lei è avvenuto il grande, irripetibile e fecondo Incontro ipostatico tra la Ragione del cuore di Dio, che prende l’iniziativa, e la ragione del cuore innamorato di Maria, che ha risposto come il profeta: “Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciata sedurre; mi hai fatto forza - con infinita tenerezza - e hai prevalso.” (cf. Ger 20,7).

Così, Maria ha concepito Gesù prima di tutto nel suo cuore, nel luogo dove è avvenuto l’Incontro con Dio, dove si è distesa l’ombra della potenza dell’Altissimo, dove è stata amata da Dio “…per amore del suo nome” (Sal 23,3). Perchè Dio ama l’uomo per amore del suo Amore!Sì, Dio ama il suo Amore, perchè non può rinnegare se stesso, il suo essere Amore-Ragione(14). Maria, “meditando nel suo cuore”, ha ascoltato e accolto nello Spirito le ragioni del cuore del Padre e del Figlio, e, con un tenero abbraccio di Madre, ha amato il Figlio per amore del Suo amore e liberamente ha detto il suo Amen! Così l’Amen di Dio, che è Cristo “…il Testimone fedele e verace…” (Ap 3,14), è diventato l’Amen di Maria, divenuta così “Corredentrice”. Chiediamo a Lei, chi più di Lei (La Madre!), di intercedere presso il Figlio Gesù affinché ci conceda di poter fare nel nostro cuore l’esperienza sconvolgente di scoprirci nelle ragioni del cuore di Cristo. Poiché, dobbiamo capire che ancor prima di avere Gesù nel nostro cuore, è Lui chi ci tiene gelosamente nel suo. Sta scritto, infatti: Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato…” (Ger 1,5). È proprio vero che… “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano.” (1Cor 2,9).                   

Quarto - Napoli, 16 – 02 – 2007                                                                       mario d’agosto

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    1  Mons. Gennaro Pascarella, Vescovo di Pozzuoli, “Messaggio al popolo di Dio” 26 
        novembre 2006 p.22

2  Dei Verbum, cap. I n°4a

3  Dei Verbum, cap. I n°4a

4  Dei Verbum, cap. II n°8a

Lumen Gentium n°1

6  Enciclica, “Fides et ratio” n° 48

7  Benedetto XVI, Discorso all’Università di Ratisbona

8  Sant'Agostino, Sermo 43, 7, 9: CCL 41, 512 (PL 38, 258).

9  Blaise Pascal, “Pensieri” 282

10 Blaise Pascal, “Pensieri” 278

11 Blaise Pascal, “Pensieri” 277

12 S. Agostino, Confess. I, 1: PL 32, 661.

13 S. Agostino, Commento al vangelo di san Giovanni, 10,1.

14 Cf Conc. Ecum. Vat. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica Dei Filius, IV: DS 3017 - Cf “Fides et Ratio” par. 53: “Ma anche se la fede è sopra la ragione, non vi potrà mai essere una vera divergenza tra fede e ragione: poiché lo stesso Dio, che rivela i misteri e comunica la fede, ha anche deposto nello spirito umano il lume della ragione; questo Dio non potrebbe negare se stesso, né il vero contraddire il vero”.

 
Intervista del TG Quarto Flegreo al diacono mario d'agosto -------------

Testiminianza di Lello e Anna della Comunità "Famiglia GeMaGi" - 1ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli -------------

il vescovo Gennaro Pascarella - 1ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli -------------

il vescovo Gennaro Pascarella - 2ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli ------------

il Grande Papa GiovanniPaolo II ci parla della famiglia cristiana -------------

il Grande Papa GiovanniPaolo II ci dice: "Non abbiate paura..." ------------

Un video utile per riflettere sul rapporto genitori-figli ------------

Come affrontare la vita

 

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Le Beatitudini degli sposi

Mt5,3-10

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Felici voi coniugi, quando siete capaci di fare grandi rinunzie per amore dell'altro; beati voi, quando, consapevoli della vostra inadeguatezza di fronte ai problemi della vita, li deponete insieme ai piedi del Signore.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Felici voi , quando la prova vi trova uniti, quando la preghiera comune diventa lo strumento per affrontarla, quando vi lasciate illuminare dallo Spirito per gioire e crescere nella conoscenza del progetto di Dio su di voi. La sua consolazione sarà la vostra forza.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Felici voi, quando non date sfogo alla vostra aggressività, quando abbandonate il linguaggio prepotente dell'offesa e della rivendicazione dei meriti, del giudizio o della spartizione fredda dei compiti e assumete le vesti della mitezza inerme e generosa, della tenerezza ospitale e gratuita, del dono disarmato di voi stessi.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Felici voi, quando vi lasciate guidare dalla Parola di Dio per distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, quando lo insegnate ai vostri figli, quando desiderate che a tutto il mondo arrivi il messaggio di speranza contenuto nel Vangelo. Beati voi, quando la vostra vita diventa testimonianza viva della Parola che salva.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Felici voi, quando imparerete a perdonarvi, ad accettarvi nella vostra debolezza e fragilità; beati voi, quando della crisi fate un momento di crescita personale e comune, quando la vostra riconciliazione diventa pedagogia d'amore per i vostri figli.

Beati i puri di cuore perché vedranno Dio.

Felici voi sposi, quando sgombrate gli occhi e la mente dalle lusinghe del mondo e guardate a ciò che è essenziale, cercandolo nella Parola di Dio. Beati voi, quando la Parola diventa stile di vita, quando vi riconosceranno discepoli di Cristo, pur restando in silenzio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Felici voi, uniti nel Sacro Vincolo del Matrimonio, quando coltivate la pace nelle relazioni all'interno della vostra famiglia; beati voi quando, usciti fuori dell'appartamento, sentite insopprimibile il desiderio di creare ponti, di collegare cuori con l'infinita misericordia di Dio.

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Felici voi, quando decidete di andare contro corrente e rimanete sordi alle logiche del mondo. Beati voi, quando mostrate la bellezza del progetto di Dio sulla famiglia. Beati voi quando, attaccati da ogni parte, continuate a mostrare la gioia del mattino di Pasqua.

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