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santambrogio

 L'EDUCAZIONE DEI FIGLI

SECONDO SANT'AMBROGIO

Vescovo di Milano - IV° sec. d.C.

L'educazione dei figli è impresa per adulti disposti a una dedizione che dimentica se stessa: ne sono capaci marito e moglie che si amano abbastanza da non mendicare altrove l'affetto necessario.

Il bene dei vostri figli sarà quello che sceglieranno: non sognate per loro i vostri desideri. Basterà che sappiano amare il bene e guardarsi dal male e che abbiano in orrore la menzogna.

Non pretendete dunque di disegnare il loro futuro: siate fieri piuttosto che vadano incontro al domani con slancio, anche quando sembrerà che si dimentichino di voi.

Non incoraggiate ingenue fantasie di grandezza, ma se Dio li chiama a qualcosa di bello e di grande non siate voi la zavorra che impedisce loro di volare.

Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che decidere bisogna e non si spaventino se ciò che amano richiede fatica e fa qualche volta soffrire: è più insopportabile una vita vissuta per niente.

Più dei vostri consigli li aiuterà la stima che hanno di voi e che voi avete di loro; più di mille raccomandazioni soffocanti, saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura, il dominio della passione, il gusto per le cose belle e l'arte, la forza anche di sorridere.

E tutti i discorsi sulla carità non mi insegneranno di più del gesto di mia madre che fa posto in casa per un vagabondo affamato, e non trovo gesto migliore per dire la fierezza di essere uomo di quando mio padre si fece avanti a prendere le difese di un uomo ingiustamente accusato.

I vostri figli abitino la vostra casa con quel sano trovarsi bene che ti mette a tuo agio e ti incoraggia anche ad uscire di casa, perché ti mette dentro la fiducia in Dio e il gusto di vivere bene.

Sant' Ambrogivs

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CONSACRA LA TUA FAMIGLIA
A GESÙ, MARIA E GIUSEPPE

sacra_famiglia

CONSACRAZIONE 
ALLA SANTA FAMIGLIA

 "O Santa Famiglia di Nazareth, Gesù, Maria e Giuseppe, la nostra famiglia si consacra a Te e chiede di essere difesa da ogni pericolo, guidata e sostenuta nell'amore, per tutta la vita e l'eternità. Fa, o Santa Famiglia, che la nostra casa e il nostro cuore siano un cenacolo di preghiera, di pace, di grazia e di comunione. Custodisci nella fedeltà, la nostra vocazione e la nostra missione. Accresci in noi la fede e la santità."

Amen

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              Medjugorje

     BV_Maria

          Messaggio a Ivan
           22 Maggio 2011

 "Cari figli, oggi più che mai desidero invitarvi alla preghiera. Cari figli, satana desidera distruggere le famiglie di oggi, perciò desidero invitarvi al rinnovamento della preghiera famigliare. Pregate, cari figli, nelle famiglie, con i vostri figli, non permettete l'accesso a satana. Grazie, cari figli, perché anche oggi avete risposto alla mia chiamata."

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         Messaggio a Ivan
          15 Maggio 2009

Cari figli, anche oggi la Madre vi invita: pregate, pregate per le mie intenzioni. Cari figli, desidero realizzare con voi i miei piani. In particolare, cari figli, vi invito a pregare per le famiglie. Oggi più che mai satana desidera distruggere le famiglie. Perciò siate perseveranti nella preghiera, riportate la preghiera nelle vostre famiglie. Grazie, cari figli, perché mi avete accolto e avete accolto i miei messaggi e vivete i miei messaggi.

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                             Lettera    
I valori della nostra famiglia

Nella nostra casa viviamo un rapporto d'amore per noi assai prezioso. Abbiamo imparato, tuttavia, che l'amore per crescere deve essere coltivato, consolidando i valori evangelici su cui è fondata la nostra famiglia.

Molte cose si oppongono allo splendore della Verità, per questo, dobbiamo aiutarci reciprocamente a crescere nella Verità e nell'Amore per maturare come persone singole e come famiglia.

Purtroppo quando l'amore coniugale non matura, diventa inevitabilmente un legame soffocante che impedisce all'altro di sbocciare. Una relazione così, produce solo dolore e frustrazione ed è destinata prima o poi a finire, com'è accaduto a tanti nostri amici.

Per questo è importante saper difendere e amare sempre più il nostro amore.Il vero amore non si consuma, anzi, più lo doniamo e più cresce. Nella misura in cui io e te ci amiamo, così siamo in grado di amare i nostri figli e il prossimo.

L'amore che viviamo è un dono grande che viene da Dio e grazie a Lui il nostro rapporto familiare è gioioso e sereno, ci concede di vivere nella libertà dei figli di Dio e di trovare sempre soluzioni accettabili per ognuno di noi.

Ecco perché mi propongo di amarvi sempre di più, donandomi senza riserve, di non aver nessun possesso su di te e sui nostri figli, perché ognuno di noi è una persona unica, con i propri bisogni e carismi da manifestare.

Rispetterò i vostri diritti e chiedo che rispettiate i miei. Quando il mio modo di agire v'impedirà di soddisfare le vostre esigenze, desidero che me ne parliate, io vi ascolterò e cercherò di cambiare.

Quando il vostro comportamento soffocherà le mie capacità e i miei bisogni, ve ne parlerò, perché possiate capirmi e forse cambiare.

Non desidero vincere facendovi perdere, perché ciò che conta per me è la vostra felicità. Affronteremo con serenità le nostre "incomprensioni" e con fiducia le risolveremo assieme. Così uniti e liberi saremo una famiglia vincente.

Dobbiamo essere in due a custodire un bene così grande che è il nostro amore. Unicamente con la preghiera, che ci fa vivere la tenerezza del Vangelo, la nostra famiglia non avrà mai paura del futuro, sarà forte, feconda e serena.

Proprio la preghiera insieme, nell'intimità della nostra casa, ci ha fatto superare molti momenti difficili, donandoci sempre speranza, armonia e pace.

Abbiamo sperimentato che pregando uniti resteremo sempre uniti, e che solo mettendo Dio al primo posto si perfeziona il nostro amore e tutto ciò che ci unisce.

Vivendo questi principi, valorizzeremo noi stessi, ci ameremo ancor di più e la nostra famiglia sarà sempre "gradita agli occhi di Dio"

diac. mario d'agosto

"Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori" Sal 126

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Preghiere scritte dal diacono mario d'agosto

 

Padre mio, perdonami !


 Padre mio ascoltami, abbi misericordia di me, riconosco la mia colpa e sono addolorato del male commesso, perché non amando i fratelli, ho rifiutato Te.

Padre Buono, per il sangue di tuo Figlio Gesù, cancella il peccato che è in me e per la potenza della Sua Resurrezione, effondi di nuovo in me lo Spirito di Vita.

Abbà Padre ti offro le mie debolezze e chiedo il sostegno della tua Grazia per esserti fedele.

Padre mio, perdonami! Abbracciami perché io appartengo a Te e desidero stare sempre con Te. Regalami la gioia del Tuo perdono, liberami da ogni male e salvami, perché eterna è la tua misericordia! Amen.

 

Pregare gli Angeli

 

Benedetti Santi Angeli di Dio, nostri Fratelli maggiori, guidate, proteggete, e benedite (nome …), che vi fu affidato dall’Eterno Padre Buono.

 Amen.

 

Preghiera per i defunti

 

La Tua Gioia senza fine dona ai nostri fratelli defunti, o Signore della Vita.  Nella Tua misericordia, mostra a (nome …) la luce del Tuo volto e sia una sola cosa con Te, per sempre nel tuo Regno.   Amen.

 

Preghiera a Maria

 

Rallegrati Maria, madre nostra tutta Santa, il Signore è in te. Aiutaci ad accogliere tuo Figlio e lo Spirito Santo, perché anche in noi l'Onnipotente possa fare grandi cose.

Donna di fede, tu che hai sostenuto la Speranza degli Apostoli, proteggi da qualsiasi pericolo il dono di vivere nella gioiosa libertà dei figli di Dio.

Madre di operosa misericordia, ti chiediamo di guidarci sulla via della beata povertà di spirito, per accogliere le grazie di Gesù nostro Signore.

Benedetta Maria, maestra di umiltà,tu che ci hai insegnato ad essere responsabili dell'altrui felicità,

concedici di amare di un amore a immagine di Cristo,affinché venga in mezzo a noi il Regno della Sua giustizia e della Sua pace. Poiché, solo se ci prendiamo cura del prossimo, permettiamo all'Eterno Padre Buono di prendersi cura di noi.

Madre dell'Amore, santificaci con la tua potente benedizione. 

Amen.

 

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Il diacono sposato: “un dono provvidenziale E-mail
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Un uomo venuto da molto Lontano

 

 

Il diacono sposato: un dono provvidenziale di Dio alla Chiesa

 

Il Concilio Vaticano II, nello spirito di rinnovamento, ha ripristinato l’Ordine del diaconato anche per gli uomini sposati. Dopo oltre quarant’anni, questo ministero, da molti assai apprezzato, è ancora sconosciuto a tanti fedeli; forse perché ha diverse possibilità pastorali ancora da implementare.

In diverse parrocchiee tra la gente vi è, già da alcuni anni, una figura “nuova”:  il diacono coniugato. Tuttavia, per molti fedeli non è ancora chiara la sua identità e il ministero che svolge nella Chiesa. Ecco perché molto spesso essi rivolgono ai presbiteri e agli stessi diaconi queste domande: “Il diacono chi è? Qual è il suo compito?”. Urge, quindi, la necessità di chiarire ai fedeli la figura del diacono per far conoscere il suo ruolo nella pastorale parrocchiale e diocesana, così com’è stato indicato dal Concilio Vaticano II, dal Diritto Canonico e dai documenti della CEI.

Occorre ricordare che il diaconato ha origine apostolica, i primi che ricevettero l’investitura sacra per l’imposizione delle mani dagli Apostoli, furono i diaconi: “sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza” (At 6,5). Il ministero diaconale fu prospero fino al V-VI sec.; poi, per diverse ragioni, nella Chiesa latina subì un lento declino (mentre le Chiese d’Oriente lo hanno sempre conservato) fino a diventare una tappa intermedia per i candidati al presbiterato (salvo qualche ricomparsa come nel caso di san Francesco d’Assisi).  Il Concilio di Trento (XV sec.) dispose il ripristino del diaconato come alle origini ma questa decisione non trovò nessuna attuazione. Solo dopo il Concilio Vaticano II (1962/65) nella Chiesa latina il diaconato fu ripristinato e attuato come grado proprio e permanente nella gerarchia e conferito anche ad uomini sposati.

Il diaconato, pertanto, non è una riscoperta “archeologica”, né un nostalgico ritorno al passato; esso ha un ruolo specifico e necessario nella gerarchia fin dall’inizio della Chiesa primitiva, per questo la sua “restaurazione” non è un rimedio alla situazione d'emergenza pastorale preoccupata dalla penuria dei preti. I diaconi, infatti, non possono essere considerati delle riserve di rincalzo della pastorale; piuttosto, il diaconato uxorato è un rinnovamento nella Tradizione della Chiesa suscitato dall'azione dello Spirito Santo nel Concilio Vaticano II.

Per spiegare ai fedeli l’azione ministeriale del diacono occorre mettere l’accento soprattutto sulla “grazia sacramentale” in quanto, egli essendo chierico(1)agisce in forza del suo ministero, nel proprio grado dell’Ordine Sacerdotale(2). Quindi, con l’ordinazione sacramentale, i diaconi sono degli uomini consacrati, dei ministri sacri conformati in modo specifico a Cristo Sacerdote, nella veste di Diacono del Padre e degli uomini. La peculiarità di questa partecipazione spirituale al sacerdozio di Gesù, sommo diacono in terra(3), è nel servizio. I diaconi, di fatto, pur non svolgendo il ministero sacerdotale della presidenza, ossia, la funzione strettamente sacrificale dell’Eucaristia (riservata ai vescovi e ai presbiteri), partecipano in modo proprio al sacerdozio di Gesù Cristo che” ci ha insegnato un nuovo modo di essere sacerdoti; un nuovo modo che ogni Giovedì Santo rievochiamo nella Lavanda dei piedi…”(4) e che si esprime solo nell’essere servi; poiché: “Della missione e della grazia del supremo Sacerdozio partecipano in modo proprio anche…i Diaconi, i quali, servendo ai misteri di Dio e della Chiesa, devono mantenersi puri da ogni vizio e piacere a Dio e studiarsi di fare ogni genere di opere buone davanti agli uomini.” (LG n°41).

Nella Bibbia c’è una parola da ricordare e da vivere: Diaconia (servizio, come dono di sé, contro ogni forma d’egoismo), perché si trova al centro del piano della nostra salvezza. Il Messia, infatti, è stato profetizzato come “il Servo di Jahvè”, sofferente, umiliato, condannato e ucciso (Is. 52,13-15;53), per questo Gesù di Nazareth ha messo al primo posto la diaconia, come Lui stesso ha affermato: “Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire...”( Mt 20,28). Il diacono ha la gioia e l’onore d’essere memoria permanente del servizio di Cristo e della sua kenosi(5). Proprio dal servizio fino al martirio, dalla “Diaconia di sangue”(6), dall’estremo dono del Figlio di Dio, dall’Eucaristia nasce il servizio al prossimo, perché l’amore è segno dell’opera eucaristica. Ciò che conta agli occhi di Dio, quindi, è l’amore, il servizio per il prossimo: “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo (diakonos) di tutti.” (Mc 9,34-35).

Non a caso i sommi pontefici hanno sempre amato il titolo di “servus servorum Dei”, servo dei servi di Dio, perché il vero modo di governare è il servire. Gesù ha manifestato la Signoria di Dio proprio sulla croce, “…scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani” (1Cor 1,23), servendo (amando) “sino alla fine” (Gv 13,1), sconvolgendo e superando così ogni concetto che si aveva di Dio.

     Pertanto, gli uffici dei diaconi, “...ministri della salvezza”(7), sono “sommamente necessari alla Chiesa. Essi sono “…istituiti, per la cura delle anime” (LG n°29 b). Il Concilio Vaticano II così sintetizza: i diaconi “sostenuti dalla grazia sacramentale, nel ministero della liturgia, della predicazione e della carità servono il popolo di Dio, in comunione col vescovo e i presbiteri. è ufficio del Diacono amministrare solennemente il Battesimo, essere custode e dispensatore dell’Eucaristia, in nome della Chiesa assistere e benedire il matrimonio, portare il Viatico ai moribondi, leggere la Sacra Scrittura ai fedeli, istruire ed esortare il popolo, presiedere al culto e alla preghiera dei fedeli, celebrare i sacramentali, presiedere il rito funebre e della sepoltura.”( LG n°29). “Spetta anche ai diaconi servire il popolo di Dio nel ministero della parola…” (cf. can. 757), “… i diaconi godono della facoltà di predicare…” (cf. can.764), “…l'omelia… è riservata al sacerdote o al diacono” (cf. can. 767).

Nel documento della CEI,I diaconi permanenti nella Chiesa in Italia”, l’identità e il ministero del diacono sono ben precisati. Il Magistero ha voluto “riconsiderare il dono prezioso del diaconato… a servizio della pastorale ecclesiale, tesa a realizzare la comunione tra i suoi vari soggetti”(8). La Chiesa ripresenta questo ministero con profonde motivazioni teologiche, ecclesiologiche e bibliche. Il diacono è segno sacramentale di Cristo Servo del Padre per l’edificazione della Chiesa Corpo di Cristo. Egli è segno e strumento dell’unità tra il pastore e la comunità(9); è come “sacramento” dell’incontro tra la Chiesa e il mondo. Nel diaconato uxorato la Chiesa acquista piena unità tra clero e fedeli, tra liturgia e vita. Il chierico uxorato, infatti, può essere considerato come un “anello d'unione” tra la gerarchia e i laici, come un “ponte” tra la parrocchia e il resto dei fedeli(10). Il diacono, apostolo della diaconia, ha il carisma di “interpretare e mediare” le necessità e i desideri delle comunità cristiane(11); “promuove e sostiene le attività dei laici” perciò è chiamato ad essere “l’animatore degli animatori” e a suscitare i ministeri, sia quelli istituiti sia quelli riconosciuti di fatto, rispondendo ai bisogni e alle esigenze pastorali.

Dichiara il documento CEI: il diacono è abilitato a servizi ecclesiali rilevanti, non semplici funzioni di supplenza (non è stato ordinato per fare il tappabuchi), in quanto è inserito, in maniera attiva e corresponsabile, nel piano pastorale diocesano e parrocchiale. “..Ai diaconi si chiede particolare cura per l’educazione dei giovani al Vangelo della carità... per l’educazione permanente dei cristiani alla presenza necessaria nel sociale e nel politico... in particolare essi sono ministri qualificati per la preparazione catechetica e pastorale dei candidati ai sacramenti, dei genitori e dei padrini per il Battesimo e la Cresima. I diaconi presiedono inoltre la celebrazione della Parola di Dio, anche quando è sostitutiva della messa festiva in caso di necessità (cf. can. 1248 § 2)... essi sono ministri ordinari della sacra comunione (cf. can. 910 § 1), dell’esposizione e della benedizione eucaristica (cf. can. 943)... possono impartire le benedizioni espressamente consentite loro dai libri liturgici (cf. can. 1169 § 3)... al diacono può essere affidato un compito specifico nella cura pastorale di una parrocchia... e impiegato anche nelle comunità parrocchiali senza presbitero residente (diaconie)... ai diaconi possono essere affidati impegni pastorali nelle strutture diocesane, come negli uffici di curia, negli organismi o commissioni diocesane, nei vicariati... essi sono presenti nel Consiglio Pastorale Diocesano e nel Consiglio Diocesano degli Affari Economici...”(12).

Il diacono, come ogni consacrato, è un uomo di preghiera, che trae forza anche dalla “celebrazione quotidiana delle lodi mattutine, dei vespri e della compieta”(can. 276, §2, n°3). Egli è ordinato “in ministerio episcopi”(13), cioè, per il vescovo, per cui il suo ministero è in particolare comunione e in dipendenza con il ministero del Vescovo, e in comunione e in collaborazione con i presbiteri. Nei primi secoli della Chiesa, è definito: “l’orecchio, la bocca, il cuore e l’anima del vescovo”(14).

    A causa del suo ministero liturgico al servizio del Vescovo, il diacono svolge un ufficio pubblico per la Chiesa; la forma “primitiva” della celebrazione Eucaristica esigeva un diacono, così come nella liturgia orientale è una presenza fondamentale. Pertanto il diaconato, essendo il primo grado dell’unico e non reiterabile sacramento dell’Ordine Sacerdotale, non può essere considerato come un gradino previo o di passaggio verso il presbiterato(15). Il diaconato è unico, non c’è alcuna rilevanza essenziale(16)tra quello permanente e quello transeunte (periodo troppo breve che spesso non permette agli aspiranti al presbiterato di vivere sufficientemente la specifica spiritualità diaconale)(17).

    I diaconi, dunque, sono “segnati dal carattere e sostenuti dalla grazia sacramentale” dell’ordine ricevuto e svolgono il loro ministero nella diaconia della liturgia (servizio all’altare), nella diaconia della carità (servizio sollecito ai poveri), e nella diaconia della Parola di Dio (servizio alla Verità - difatti, nel rito dell'Ordinazione viene consegnato al diacono il Libro degli Evangeli). Pertanto, il sacramento dell’Ordine del diaconato, nel suo significato teologico, configura i ministri, nel proprio grado, a Cristo Profeta, Sacerdote e Pastore.

Papa Giovanni Paolo II, nei suoi insegnamenti, afferma: “Il diacono nel suo grado personifica Cristo servo del Padre, partecipando alla triplice funzione del sacramento dell’ordine: è maestro (funzione profetica(18)), in quanto proclama la Parola di Dio; é santificatore (funzione sacerdotale(19)), in quanto amministra il sacramento del Battesimo, dell’eucaristia e i sacramentali; è guida (funzione pastorale(20)), in quanto è animatore di comunità o settori della vita ecclesiale. In tal senso, il diacono contribuisce a fare crescere la Chiesa come realtà di comunione, di servizio, di missione.”(21).

     L’identità e il ministero dei diaconi,“sacri ministri dei misteri di Gesù Cristo”(22), che la Chiesa professa, è ciò che Dio ha rivelato nella Storia della Salvezza: “Ciò che si riferisce alla vita e al ministero dei diaconi, potrebbe essere riassunto in un’unica parola: fedeltà. Fedeltà alla Tradizione, al Magistero, all’impegno di rievangelizzazione che lo Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa.”(23).

Si è citato il documento CEI sul diaconato, con l’auspicio che possa essere utilizzato per catechesi nelle comunità alle quali i diaconi uxorati saranno inviati, per dare un senso pieno alla “nuova” figura del diacono, che va collocato con la sua specificità nell’attività pastorale. Occorre intendere, quindi, il suo servizio come frutto della “provvidenziale fantasia dello Spirito”, come dono di grazia per tutto il popolo di Dio, perché il diacono è segno di Gesù che sta in mezzo a noi.

Inoltre, nella pastorale è un segno della volontà di Dio: il diaconato è attualmente l’unica Vocazione in continua crescita e non va “ostacolata”, perchè, come tutte le vocazioni, è un dono che viene dall’Alto: “Il diacono è una vocazione, una chiamata del Signore rivolta nella libertà dello Spirito per la costruzione del Regno di Dio.”(24).

Le chiamate, quindi, sono un diritto esclusivo di Dio, usurpare tale diritto, bloccando le vocazioni (o rendendo oltremodo difficile l’itinerario di formazione), sarebbe un atto di empietà e di superbia inaudito. La penuria dei sacerdoti è certamente conosciuta da Dio che nel suo provvidenziale disegno di salvezza trasforma una situazione negativa in una opportunità di profondo rinnovamento e crescita della sua Chiesa chiamata a discernere i segni dei tempi. Tutto questo ci consente di sostenere che la Chiesa Diocesana (così la stessa parrocchia) deve attivarsi per aiutare tali vocazioni, perché senza diaconi la Chiesa è un corpo mutilato e limitato, privo di una parte irrinunciabile perché costitutiva del suo stesso corpo(25).

Poiché nella Chiesanessun ministero ha in sé la sintesi dei carismi (bensì, c’è chi è preposto per il discernimento dei carismi(26)), il ruolo del diacono (dei ministri istituiti e di fatto) in parrocchia va visto nell’ottica della complementarietà dei ministeri, intesa non come scambio di ruoli (il diacono non aspira a sostituire il presbitero), ma come diversità di ruoli, cioè, ministeri distinti che si completano a vicenda nellacomunione e nella reciprocità di sentimenti di stima(27). Inoltre, è opportuno rimarcare che la figura del diacono in parrocchia mette in risalto ancor di più il ruolo fondamentale del presbitero.

Tra l’altro, il diacono uxorato ha il vantaggio di non essere “tentato” dal carrierismo. Egli è un semplice padre di famiglia che, confortato dal suo munus, riesce a mantenere la propria identità di marito e di padre senza annullarla o contrapporla a quella di ministro ordinato. Con l’aiuto prezioso della moglie e della sua condivisione, il diacono non trascura i suoi impegni familiari e di lavoro. Anzi, trae la forza e l’armonia proprio dalla felice unione della grazia ottenuta dal sacramento del Matrimonio e dell’Ordine Sacro.

In virtù di questo, con un sano equilibrio spirituale (sul quale bisogna sempre vigilare) e con spirito di servizio (svolto gratuitamente), il diacono offre il suo contributo di esperienza di vita, d’intelligenza, di sensibilità paterna, di capacità culturale, esercitando il suo ministero come una ricchezza da vivere e da comunicare principalmente fuori della parrocchia, negli ambienti di lavoro, nella cura pastorale delle famiglie (ambito connaturale al diacono e di grande urgenza pastorale), tra gli ammalati, tra la gente, partecipando alla costruzione di una “Chiesa tutta ministeriale”.

Il ministero dei diaconi, pertanto, va inteso come risorsa, ancora da implementare, in prospettiva di una Chiesa che vuole camminare ed operare con “stile sinodale”, nel principio di sussidiarietà applicato fino in fondo, nell’ascolto della fantasiosa creatività e delle infinite possibilità dello Spirito che fa nuove tutte le cose e va oltre ogni nostra aspettativa. Ciò è necessario se si vuole un’azione pastorale di maggiore partecipazione e di corresponsabilità di tutti i suoi membri, come ha espresso lo stesso Sinodo Diocesano. Sinodo che si è ispirato alla concezione di Chiesa del concilio Vaticano II: Corpo di Cristo, “popolo di Dio” in cammino (cf LG n°18). Popolo chiamato alla santità, che deve saper coniugare, in un rapporto d’amore e di rispetto, l’opera di ciascuno e di tutti. Ciò comporta necessariamente che ciascuno attui il proprio compito in piena armonia e nella verità, in un’operosità d'insieme, poiché l’attività di ciascuno rende possibile l’attività di tutti (cf LG n°32c). La stessa gerarchia ecclesiastica va vista in quest’ottica; essa, infatti, è ministeriale, intesa nel suo più elevato e nobile significato di ufficio al servizio degli altri.

Il Vescovo, come pastore e buon padre educatore, ha il compito di “non spegnere lo Spirito”(1Ts 5,19) e di stare “all’ascolto di ciò che lo Spirito dice alle Chiese”(Ap 2,7) per “tirare fuori” e condurre tutte le vocazioni (anche quelle diaconali(28)) e sviluppare tutte le facoltà buone dei suoi “figli”. é su questi principi che il Sinodo vuole realizzare una maggiore fecondità nella vita della Chiesa che è in Pozzuoli, la quale è chiamata a discernere e valorizzare tutti i carismi che lo Spirito provvidenzialmente suscita nei suoi membri. Nella nostra diocesi, guidati dall’esempio del nostro pastore, siamo tutti chiamati ad esercitare il “ministero dell’Effatà”(29), ossia, la diaconia della Chiesa che aiuta l’uomo ad emanciparsi, ad “aprire” se stesso e questo mondo alla venuta di Cristo, accogliendolo come l’unico salvatore, Via, Verità e Vita eterna.

Effatà è la parola che Gesù rivolge a noi oggi per aprirci alla vera Vita, scoprendo il meraviglioso disegno del Padre sull’uomo, per farci riacquistare la dignità perduta, le nostre potenzialità di bene, rinnovati dallo Spirito, così da manifestare nel mondo il volto reale e regale della Speranza.

Sull’esempio dell’umile e necessario Servizio della Beata Vergine Maria, che in piena libertà proclamò: “Sono la serva del Signore”(Lc 1,38) e degli Angeli di Dio“…inviati per servire coloro che devono entrare in possesso della salvezza” (Eb 1,14), anche noi siamo chiamati a servire i nostri fratelli (contrariamente a quanti oggi gridano: “Non serviam” - Ger 2,20 - alla maniera degli angeli ribelli); perché nel servizio al prossimo, che è l’anti-peccato, Dio ha voluto la sua Chiesa “…come un sacramento o segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (LG n°1), una: “stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato.” (1 Pt 2,9).

Quarto, Napoli, 16 / 07 / 2008                                               mario d’agosto

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1 Can. 266 - § 1. Uno diviene chierico con l'ordinazione diaconale e viene incardinato nella Chiesa particolare o nella Prelatura personale al cui servizio è stato ammesso.

2 Can. 1008 – “Con il sacramento dell'ordine per divina istituzione alcuni tra i fedeli mediante il carattere indelebile con il quale vengono segnati, sono costituiti ministri sacri; coloro cioè che sono consacrati e destinati a pascere il popolo di Dio, adempiendo nella persona di Cristo Capo, ciascuno nel suo grado, le funzioni di insegnare, santificare e governare.”.

3 Gesù disse agli Apostoli: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.” Gv 13,14-15

4 Cf Silvio Padoin, dall’omelia della Messa Crismale del Giovedì Santo, 1998

5 Fil 2,6-7 “…spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini”

6 Il Figlio era venuto per essere battezzato col sangue: “C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!” Lc 12,50

7 Cf Decreto su “L’attività missionaria della Chiesa” (Ad gentes), n° 16.

8 CEI, “I diaconi permanenti nella Chiesa in Italia”, Orientamenti e norme, Roma 1993

9 Nel rito di ordinazione di un vescovo due diaconi tengono il libro dei Vangeli aperto sul capo dell’eletto. Cf Pontificale Romano, n° 30.

10 Il teologo padre Yves Congar, intende il ruolo del diacono come segno e promotore della diaconia della Chiesa, e come elemento di unione tra liturgia e vita, tra gerarchia e popolo di Dio.

11 Cf. La “Didascalia degli Apostoli” chiama i diaconi come “gli occhi e l’orecchio del vescovo”. Cf Pontificale Romano, “Nota introduttiva” della CEI, IV, 3.

12 Cf CEI, “I diaconi permanenti nella Chiesa in Italia”, Orientamenti e norme, Roma 1993

13 S. Ippolito Di Roma, Traditio Apostolica, 8, PG 10.

14 Didascalia Apostolica II, 44, 4.

15 Paolo VI, nella Lettera apostolica. Sacrum diaconatus ordinem -18 giugno 1967-, ribadisce che l'ordine del diaconato "...non deve essere considerato come un puro e semplice grado di accesso a! sacerdozio; esso, insigne per l'indelebile carattere e la particolare sua grazia, di tanto si arricchisce che coloro i quali. vi sono chiamati possono in maniera stabile dedicarsi 'ai misteri di Cristo e della Chiesa' "(EV, 2/1369).

16 Cf. Pontificale Romano, “Premesse” del rito di ordinazione, n° 203.

17 Can. 1031 - § 1. “Il presbiterato sia conferito…(dopo) l’intervallo di almeno sei mesi tra il diaconato e il presbiterato;” Can. 1032 - § 2. “… il diacono per un tempo conveniente, da definirsi dal Vescovo …partecipi alla cura pastorale esercitando l'ordine diaconale prima di essere promosso al presbiterato.”.

18 Can. 757 “… spetta anche ai diaconi servire il popolo di Dio nel ministero della parola, in comunione con il Vescovo e il suo presbiterio.”. Can. 767 “l'omelia, che è parte della stessa liturgia, è riservata al sacerdote o al diacono…”.

19 “In una visione più ampia del sacerdozio ministeriale, che non comprenda soltanto il potere consacratorio, si può dire che il diacono abbia una certa partecipazione a tale sacerdozio, così da essere investito di una potestà di santificazione specifica, che non gli è data in forza del sacerdozio comune per la differenza di essenza che li contraddistingue (LG 10).”: Cf G.P. Cigarini, “Il diaconato nella lex orandi” in: “Il Diaconato in Italia”, Reggio Emilia, marzo-giugno 1996, n° 101-102, p 44. Cf nota n° 6.

20 LG n°11c “ quelli tra i fedeli che vengono insigniti dell’Ordine sacro, sono posti in nome di Cristo a pascere la Chiesa colla parola e la grazia di Dio.”

21 Giovanni Paolo II, Liturgia, predicazione, carità per servire il popolo di Dio, 16 marzo 1985 (insegnamenti VIII/1,649). Cf. CEI, I Diaconi permanenti nella Chiesa in Italia, Orientamenti e norme, Roma, 1993.

22 Ignazio di Antiochia, Alla Chiesa di Tralli, 2,3. Cf. Anche alla Chiesa di Smirne, 8,1; A Policarpo, 6,1; Alla Chiesadi Magnesia, 6,1; 13,1; Alla Chiesa di Filadelfia, saluto.

23 Cf Mons. S. Esposito, Diaconi permanenti: un futuro positivo, in: “Il Diaconato in Italia”, Reggio Emilia, marzo-giugno 1996, n° 101-102, pp.178-185.

24 Mons. S. Esposito, Diaconi permanenti: un futuro positivo, in: “Il Diaconato in Italia”, Reggio Emilia, marzo-giugno 1996, n° 101-102, pp.178-185.

25 Cf Ignazio di Antiochia: "Similmente tutti rispettino i diaconi come Gesù Cristo, come anche il Vescovo, che è l’immagine del Padre, i presbiteri come il sinedrio di Dio e come il collegio degli apostoli. Senza di loro non c’è Chiesa." (Trall.1,1).

26 “Se la Chiesa deve essere ‘famiglia di famiglie’, la parrocchia non può avere nel parroco un ‘capo assoluto’… Nei fatti il potere decisionale e amministrativo é rimasto nelle mani del parroco… che non può pensare di possedere tutti i carismi e le attitudini necessarie al governo della comunità, ma grazie al dono dello Spirito potrà sviluppare e vivere il carisma della totalità, quello, cioè, di esaltare le capacità di ciascuno al servizio e al bene di tutti gli altri. Cf Diocesi di Pozzuoli, “Linee Pastorali”, Introduzione, Pozzuoli 1997.

    27 “...amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda.”(Rm 12,10).

28 è auspicabile un itinerario di formazione che tenga maggior conto degli impegni e dell’età matura dei candidati, affinché esercitino il diaconato anche nel vigore della loro età. Cf Can 236.

29 “guardando verso il cielo, emise un sospiro e disse: Effatà, cioè, apriti” Cf Mc 7,32-37; “spirito muto e sordo, io te l’ordino, esci da lui e non vi rientrare più” Cf Mc 9,25; “Uscite, venite fuori!” Cf Is 49,8-9.

 
Intervista del TG Quarto Flegreo al diacono mario d'agosto -------------

Testiminianza di Lello e Anna della Comunità "Famiglia GeMaGi" - 1ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli -------------

il vescovo Gennaro Pascarella - 1ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli -------------

il vescovo Gennaro Pascarella - 2ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli ------------

il Grande Papa GiovanniPaolo II ci parla della famiglia cristiana -------------

il Grande Papa GiovanniPaolo II ci dice: "Non abbiate paura..." ------------

Un video utile per riflettere sul rapporto genitori-figli ------------

Come affrontare la vita

 

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Le Beatitudini degli sposi

Mt5,3-10

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Felici voi coniugi, quando siete capaci di fare grandi rinunzie per amore dell'altro; beati voi, quando, consapevoli della vostra inadeguatezza di fronte ai problemi della vita, li deponete insieme ai piedi del Signore.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Felici voi , quando la prova vi trova uniti, quando la preghiera comune diventa lo strumento per affrontarla, quando vi lasciate illuminare dallo Spirito per gioire e crescere nella conoscenza del progetto di Dio su di voi. La sua consolazione sarà la vostra forza.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Felici voi, quando non date sfogo alla vostra aggressività, quando abbandonate il linguaggio prepotente dell'offesa e della rivendicazione dei meriti, del giudizio o della spartizione fredda dei compiti e assumete le vesti della mitezza inerme e generosa, della tenerezza ospitale e gratuita, del dono disarmato di voi stessi.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Felici voi, quando vi lasciate guidare dalla Parola di Dio per distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, quando lo insegnate ai vostri figli, quando desiderate che a tutto il mondo arrivi il messaggio di speranza contenuto nel Vangelo. Beati voi, quando la vostra vita diventa testimonianza viva della Parola che salva.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Felici voi, quando imparerete a perdonarvi, ad accettarvi nella vostra debolezza e fragilità; beati voi, quando della crisi fate un momento di crescita personale e comune, quando la vostra riconciliazione diventa pedagogia d'amore per i vostri figli.

Beati i puri di cuore perché vedranno Dio.

Felici voi sposi, quando sgombrate gli occhi e la mente dalle lusinghe del mondo e guardate a ciò che è essenziale, cercandolo nella Parola di Dio. Beati voi, quando la Parola diventa stile di vita, quando vi riconosceranno discepoli di Cristo, pur restando in silenzio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Felici voi, uniti nel Sacro Vincolo del Matrimonio, quando coltivate la pace nelle relazioni all'interno della vostra famiglia; beati voi quando, usciti fuori dell'appartamento, sentite insopprimibile il desiderio di creare ponti, di collegare cuori con l'infinita misericordia di Dio.

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Felici voi, quando decidete di andare contro corrente e rimanete sordi alle logiche del mondo. Beati voi, quando mostrate la bellezza del progetto di Dio sulla famiglia. Beati voi quando, attaccati da ogni parte, continuate a mostrare la gioia del mattino di Pasqua.

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