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santambrogio

 L'EDUCAZIONE DEI FIGLI

SECONDO SANT'AMBROGIO

Vescovo di Milano - IV° sec. d.C.

L'educazione dei figli è impresa per adulti disposti a una dedizione che dimentica se stessa: ne sono capaci marito e moglie che si amano abbastanza da non mendicare altrove l'affetto necessario.

Il bene dei vostri figli sarà quello che sceglieranno: non sognate per loro i vostri desideri. Basterà che sappiano amare il bene e guardarsi dal male e che abbiano in orrore la menzogna.

Non pretendete dunque di disegnare il loro futuro: siate fieri piuttosto che vadano incontro al domani con slancio, anche quando sembrerà che si dimentichino di voi.

Non incoraggiate ingenue fantasie di grandezza, ma se Dio li chiama a qualcosa di bello e di grande non siate voi la zavorra che impedisce loro di volare.

Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che decidere bisogna e non si spaventino se ciò che amano richiede fatica e fa qualche volta soffrire: è più insopportabile una vita vissuta per niente.

Più dei vostri consigli li aiuterà la stima che hanno di voi e che voi avete di loro; più di mille raccomandazioni soffocanti, saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura, il dominio della passione, il gusto per le cose belle e l'arte, la forza anche di sorridere.

E tutti i discorsi sulla carità non mi insegneranno di più del gesto di mia madre che fa posto in casa per un vagabondo affamato, e non trovo gesto migliore per dire la fierezza di essere uomo di quando mio padre si fece avanti a prendere le difese di un uomo ingiustamente accusato.

I vostri figli abitino la vostra casa con quel sano trovarsi bene che ti mette a tuo agio e ti incoraggia anche ad uscire di casa, perché ti mette dentro la fiducia in Dio e il gusto di vivere bene.

Sant' Ambrogivs

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CONSACRA LA TUA FAMIGLIA
A GESÙ, MARIA E GIUSEPPE

sacra_famiglia

CONSACRAZIONE 
ALLA SANTA FAMIGLIA

 "O Santa Famiglia di Nazareth, Gesù, Maria e Giuseppe, la nostra famiglia si consacra a Te e chiede di essere difesa da ogni pericolo, guidata e sostenuta nell'amore, per tutta la vita e l'eternità. Fa, o Santa Famiglia, che la nostra casa e il nostro cuore siano un cenacolo di preghiera, di pace, di grazia e di comunione. Custodisci nella fedeltà, la nostra vocazione e la nostra missione. Accresci in noi la fede e la santità."

Amen

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              Medjugorje

     BV_Maria

          Messaggio a Ivan
           22 Maggio 2011

 "Cari figli, oggi più che mai desidero invitarvi alla preghiera. Cari figli, satana desidera distruggere le famiglie di oggi, perciò desidero invitarvi al rinnovamento della preghiera famigliare. Pregate, cari figli, nelle famiglie, con i vostri figli, non permettete l'accesso a satana. Grazie, cari figli, perché anche oggi avete risposto alla mia chiamata."

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         Messaggio a Ivan
          15 Maggio 2009

Cari figli, anche oggi la Madre vi invita: pregate, pregate per le mie intenzioni. Cari figli, desidero realizzare con voi i miei piani. In particolare, cari figli, vi invito a pregare per le famiglie. Oggi più che mai satana desidera distruggere le famiglie. Perciò siate perseveranti nella preghiera, riportate la preghiera nelle vostre famiglie. Grazie, cari figli, perché mi avete accolto e avete accolto i miei messaggi e vivete i miei messaggi.

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                             Lettera    
I valori della nostra famiglia

Nella nostra casa viviamo un rapporto d'amore per noi assai prezioso. Abbiamo imparato, tuttavia, che l'amore per crescere deve essere coltivato, consolidando i valori evangelici su cui è fondata la nostra famiglia.

Molte cose si oppongono allo splendore della Verità, per questo, dobbiamo aiutarci reciprocamente a crescere nella Verità e nell'Amore per maturare come persone singole e come famiglia.

Purtroppo quando l'amore coniugale non matura, diventa inevitabilmente un legame soffocante che impedisce all'altro di sbocciare. Una relazione così, produce solo dolore e frustrazione ed è destinata prima o poi a finire, com'è accaduto a tanti nostri amici.

Per questo è importante saper difendere e amare sempre più il nostro amore.Il vero amore non si consuma, anzi, più lo doniamo e più cresce. Nella misura in cui io e te ci amiamo, così siamo in grado di amare i nostri figli e il prossimo.

L'amore che viviamo è un dono grande che viene da Dio e grazie a Lui il nostro rapporto familiare è gioioso e sereno, ci concede di vivere nella libertà dei figli di Dio e di trovare sempre soluzioni accettabili per ognuno di noi.

Ecco perché mi propongo di amarvi sempre di più, donandomi senza riserve, di non aver nessun possesso su di te e sui nostri figli, perché ognuno di noi è una persona unica, con i propri bisogni e carismi da manifestare.

Rispetterò i vostri diritti e chiedo che rispettiate i miei. Quando il mio modo di agire v'impedirà di soddisfare le vostre esigenze, desidero che me ne parliate, io vi ascolterò e cercherò di cambiare.

Quando il vostro comportamento soffocherà le mie capacità e i miei bisogni, ve ne parlerò, perché possiate capirmi e forse cambiare.

Non desidero vincere facendovi perdere, perché ciò che conta per me è la vostra felicità. Affronteremo con serenità le nostre "incomprensioni" e con fiducia le risolveremo assieme. Così uniti e liberi saremo una famiglia vincente.

Dobbiamo essere in due a custodire un bene così grande che è il nostro amore. Unicamente con la preghiera, che ci fa vivere la tenerezza del Vangelo, la nostra famiglia non avrà mai paura del futuro, sarà forte, feconda e serena.

Proprio la preghiera insieme, nell'intimità della nostra casa, ci ha fatto superare molti momenti difficili, donandoci sempre speranza, armonia e pace.

Abbiamo sperimentato che pregando uniti resteremo sempre uniti, e che solo mettendo Dio al primo posto si perfeziona il nostro amore e tutto ciò che ci unisce.

Vivendo questi principi, valorizzeremo noi stessi, ci ameremo ancor di più e la nostra famiglia sarà sempre "gradita agli occhi di Dio"

diac. mario d'agosto

"Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori" Sal 126

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Preghiere scritte dal diacono mario d'agosto

 

Padre mio, perdonami !


 Padre mio ascoltami, abbi misericordia di me, riconosco la mia colpa e sono addolorato del male commesso, perché non amando i fratelli, ho rifiutato Te.

Padre Buono, per il sangue di tuo Figlio Gesù, cancella il peccato che è in me e per la potenza della Sua Resurrezione, effondi di nuovo in me lo Spirito di Vita.

Abbà Padre ti offro le mie debolezze e chiedo il sostegno della tua Grazia per esserti fedele.

Padre mio, perdonami! Abbracciami perché io appartengo a Te e desidero stare sempre con Te. Regalami la gioia del Tuo perdono, liberami da ogni male e salvami, perché eterna è la tua misericordia! Amen.

 

Pregare gli Angeli

 

Benedetti Santi Angeli di Dio, nostri Fratelli maggiori, guidate, proteggete, e benedite (nome …), che vi fu affidato dall’Eterno Padre Buono.

 Amen.

 

Preghiera per i defunti

 

La Tua Gioia senza fine dona ai nostri fratelli defunti, o Signore della Vita.  Nella Tua misericordia, mostra a (nome …) la luce del Tuo volto e sia una sola cosa con Te, per sempre nel tuo Regno.   Amen.

 

Preghiera a Maria

 

Rallegrati Maria, madre nostra tutta Santa, il Signore è in te. Aiutaci ad accogliere tuo Figlio e lo Spirito Santo, perché anche in noi l'Onnipotente possa fare grandi cose.

Donna di fede, tu che hai sostenuto la Speranza degli Apostoli, proteggi da qualsiasi pericolo il dono di vivere nella gioiosa libertà dei figli di Dio.

Madre di operosa misericordia, ti chiediamo di guidarci sulla via della beata povertà di spirito, per accogliere le grazie di Gesù nostro Signore.

Benedetta Maria, maestra di umiltà,tu che ci hai insegnato ad essere responsabili dell'altrui felicità,

concedici di amare di un amore a immagine di Cristo,affinché venga in mezzo a noi il Regno della Sua giustizia e della Sua pace. Poiché, solo se ci prendiamo cura del prossimo, permettiamo all'Eterno Padre Buono di prendersi cura di noi.

Madre dell'Amore, santificaci con la tua potente benedizione. 

Amen.

 

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Veni Creator Spiritus

 

"Effatà”

Ovvero: “Apriti…al mio amore e alla mia salvezza”.

Nessuno può negare che l’esperienza religiosa è tipicamente dell’uomo. I fatti e i fenomeni religiosi sono presenti nella nostra realtà sociale e hanno un valore (storico, culturale, morale e spirituale) oggettivo, in quanto la fede e la cultura sono intrinsecamente intrecciate. La religiosità, di fatto, è un’esigenza specifica per un sano sviluppo armonico della personalità umana che per sua natura è trascendente. Pertanto, nel processo di crescita d’ogni uomo c’è una decisione ineludibile: la cosiddetta “opzione fondamentale”. Poiché, la passione per la Vita e per la conoscenza della Verità, porta l’uomo a fare del “problema” di Dio, il problema principe della sua esistenza, in quanto dalla scelta di credere o non credere dipende la sua visione del mondo e il suo “stile” di vita.

È vero ciò che afferma il Concilio: “... tutti gli esseri umani... sono, dalla loro stessa natura e per obbligo morale tenuti a cercare la verità...” (C.V.II, Dignitatis Humanae). Nell’uomo è innato il compito morale di realizzare pienamente se stesso, di conseguire la felicità e di “crescere nella conoscenza della verità” su Dio, sull’uomo, sul creato.

L’uomo, infatti, diventa pienamente uomo solo quando tende verso “l’espansione del cuore”, ossia, quando mira a prosperare nell’amore e nella verità, anche se ciò richiede “la gran fatica” di lasciare il proprio egoismo. Pertanto, la persona che non sente l’esigenza di “crescere”, perde la peculiarità della dignità umana. A tal proposito, è utile ricordare le parole che Dante fa dire ad Ulisse (il suo “alter ego): “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” (Divina Commedia, Inferno, canto XXVI).

Tuttavia, anche se l’uomo ha per natura una tensione verso sfere sempre più ampie di realizzazione morale e spirituale (sia individuale e sia sociale), di fatto, l’essere umano di fronte alla sua fragilità psicologica, alla diffusa menzogna propinata dai mass media e alle difficoltà oggettive della vita, è invogliato a non “crescere”; infatti, spesso si arresta, anzi, torna indietro fino a perdere la sua “bellezza”, fino a regredire allo stato selvaggio diventando lupo per l’altro uomo (homo homini lupus). Oggi, in particolare, come afferma Benedetto XVI, è in atto la subdola “dittatura del relativismo” soggettivistico (1), cioè, l’opera malefica che vuole depauperare, fino all’annichilimento, i valori assoluti e non negoziabili che hanno i principi etici e religiosi dell’uomo. Per cui, l’uomo è sempre più tentato dalla mentalità di questo mondo a smarrire la sua dignità, a perdere la vergogna del male e a cercare spasmodicamente un’autonomia morale. In realtà, quando l’uomo pensa di poter fare a meno di Dio e della sua Legge, perde la luce: “L'oblio di Dio rende opaca la creatura stessa.”(Gaudium et spes, 36).

Sono sicuramente tanti i motivi che hanno “spinto” l’Unigenito Figlio di Dio, in ubbidienza al Padre, ad incarnarsi in Gesù di Nazareth. Egli, però, non è venuto solo per rivelarci chi è Dio e chi è l’uomo, ma per manifestare soprattutto quanto è grande il Suo amore per l’uomo e che c’è un progetto meraviglioso di vita da portare a compimento. Per questo, Cristo è l’Unico che può salvare l’uomo dalla perdizione, dalla disperazione e dalla morte spirituale. Egli è venuto per liberarci dalla tentazione di non “crescere” nella libertà dei figli di Dio, voluti come vertice della sua creazione visibile e predestinati a partecipare in Cristo alla Sua stessa gloria.

La Rivelazione di Dio nella Storia è la prova tangibile della sua volontà di dialogo con l’uomo (è sempre Lui che prende l’iniziativa), essa è una chiamata che richiede per sua stessa natura una risposta. Per rispondere in modo maturo, occorre, però, che l’uomo s’impegni a conoscere innanzi tutto tale Rivelazione. Tuttavia, ciò non basta, occorre in seguito lasciarsi guidare dal deposito della fede della Chiesa. Per cui, la risposta dell’uomo è genuina solo quando diventa una risposta di fede, che coinvolge coerentemente tutta la sua vita.

Occorre, quindi, aprirsi all’incontro con Dio, non per trovare un appagamento alla propria curiosità intellettuale, ma per entrare in relazione con Lui, per dare un valore alla propria esistenza, per vedere il mondo con occhi nuovi e poter vivere in maniera diversa, affrontando serenamente e pieni di Speranza le vicende e i problemi di tutti i giorni.

Per “emanciparsi” dai malefici condizionamenti (più o meno occulti), l’uomo deve essere aiutato a “difendersi”, applicando il principio di reciprocità,inteso come reciproco aiuto fraterno (cf 1Cor 12,25; Rm 12,10), attrezzandolo culturalmente e spiritualmente. E’ essenziale un servizio alla Verità, proprio perché viviamo in un mondo pieno di falsità, che vuole imbrogliare e imbrigliare l’uomo sin da bambino. Occorre liberare le molteplici possibilità di bene che l’uomo ha in sè, per poter formare integralmente la sua personalità nella dimensione sociale, tutto ciò nella consapevolezza dei limiti umani e nella certezza che l’opera di “convincimento” e di “rinnovamento” sta principalmente nelle “mani” dello Spirito Santo.

Da tali presupposti nascono queste medit-in-azioni (riflettere per far agire lo Spirito), frutto di un percorso di ricerca personale e comunitaria, di esperienza pastorale, di studio e di preghiera. Esse aspirano a contribuire all’esercizio (che può essere definito) del “ministero dell’Effatà”. Ovvero, il ministero che la Chiesa, corpo mistico di Cristo e popolo di Dio, ha ricevuto come compito primario, quello, cioè, di portare l’uomo ad “aprirsi” alla gioia della vita, per fargli scoprire il meraviglioso disegno che Dio ha su di lui, adoperando le enormi potenzialità ricevute in dono, per riacquistare la sua specifica e grande dignità e la felicità perduta, per realizzare nello Spirito il Regno di Dio, con tutte le sue “possibili possibilità” di fare il bene.

Nella Bibbia ci sono molte parole che hanno una forza e un fascino particolare. A tal proposito, ho creduto opportuno evidenziare la forza intrinseca che c’è nella parola aramaica “Effatà”, che significa: “Apriti”. Parola non tradotta dall’evangelista Marco e lasciata, non a caso, nella lingua parlata da Gesù, perchè potente di per sé.

Al di là del fiume Giordano, nel territorio delle dieci città libere, abitato da gente pagana, condussero un sordomuto da Gesù che “portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: Effatà, cioè: Apriti ! E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.” (Mc 7,33-35). Nel comportamento di Gesù che “…emise un sospiro e disse…”, si evince l’azione di Dio che effonde il suo Spirito e opera prodigi con la sua parola creatrice. Egli, mediante il suo Spirito vivente, vuole scrivere il Vangelo nei nostri cuori; Cristo mira a far risuonare la sua parola nel profondo dell’anima per farsi intendere dalle ragioni del cuore e chiamarci ad un’esistenza nuova e piena. Per questo Gesù disse: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,31-32). In Cristo, infatti, si è realizzata la profezia d’Isaia (35,4-5): “Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio… Egli viene a salvarvi». Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.”.

Gesù prende il sordomuto(l’uomo) in disparte, per fargli capire che ha intenzione di guarirlo. Però, prima d’ogni “guarigione”, Egli desidera entrare in relazione con l’uomo, per poter andare alla radice dei suoi mali. Toccandogli, infatti, gli orecchi e la lingua (gesto inserito non a caso nel rito del Battesimo), Gesù gli tocca le sue “piaghe”. Con la saliva (che per gli antichi aveva qualità terapeutiche), gli tocca la lingua, come segno d’intimità. Il sordomuto, in questo modo, prende coscienza che Gesù è in sintonia con lui, abbassa le sue “difese”, perde la sua diffidenza e pian piano si abbandona ed entra in comunione con Dio. Così, l’uomo finalmente si lascia amare da Dio!

Nasce in questo modo la relazione con il Padre-buono, proprio attraverso la possibilità che l’uomo Gli dà di entrare nella sua “povertà” e parlare al suo cuore. Quando prende consapevolezza della natura delle sue malattie, l’uomo esce dalla paura e dall’accusa, dal vittimismo e dalla tristezza e si apre alla fiducia, si schiude alla vera Vita, permettendo l’ingresso di Dio in sé e nel mondo. Il sordomuto, infatti, si è sentito accolto e con fiducia ha consegnato la sua vita e le sue ferite nelle mani di Dio, grazie ad un gesto e ad una parola d’amore pronunciata da Cristo: “Effatà … apriti al mio amore”…non aver più paura delle tue miserie, gli dice Gesù, apriti alla gioia, con coraggio, tuffati nella vita, perché ho vinto il mondo, sono il tuo medico “…sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me.” (Ap 3,20).

Quindi, il primo “miracolo” che opera Cristo, quando entra in relazione con l’uomo, è quello di liberarlo dallo “spirito muto e sordo”, Egli vuole togliere, non in maniera magica, ma con la nostra partecipazione, tutti gli ostacoli che c’impediscono di “ascoltare” e di corrispondere alla Verità.

Noi “sappiamo che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato l’intelligenza per conoscere il vero Dio” (1Gv.5,20) e il suo “stratagemma d’amore”. Cristo, infatti, con il suo vangelo, è il solo che ci consente realmente di scoprire la “verità” che, in modo particolare, Dio ha effuso dentro di noi, con i sacramenti. L’uomo, solo quando capisce d’essere incapace con le sole proprie forze di divenire compiutamente uomo da solo, impara a non aver paura di Dio, a fidarsi di Lui, così, si lascia illuminare e amare nella sua “nudità”, si lascia guarire le “ferite dell’anima”, sperimenta la gioia di essere liberato dalla paura di non essere “nessuno”, dalla paura di essere dei perdenti, dalla paura dell’abbandono, dalla paura di vivere e di morire.

Il Creatore ha voluto, in Cristo morto e risorto, rivelarci il suo volto di Padre-buono che grida: “Nolìte timére”, non abbiate paura! Egli intende far acquistare all’uomo una “nuova autonomia”, non quella che Adamo voleva raggiungere senza Dio, bensì, lo vuole far divenire “vero figlio” per mezzo del Figlio nello Spirito Santo. Il Padre-buono desidera ardentemente che l’uomo viva nella “libertà dei figli di Dio”!

Il nostro Dio, per questo, ha voluto essere presente in mezzo a noi nella sua Chiesa, nei suoi sacramenti e nella sua Parola, per farci provare concretamente la felicità di essere salvati, per liberarci dalla chiusura con noi stessi e con gli altri. Ecco perché oggi, come allora, con la stessa potenza, Gesù dice all’uomo, reso prigioniero e sordomuto dalla mentalità di questo mondo: “spirito muto e sordo, io te l’ordino, esci da lui e non vi rientrare più.” (Mc. 9,25). In Cristo si realizzano le antiche profezie sulla liberazione dalle schiavitù, Egli è la nuova ed eterna Alleanza tra Dio e l’umanità, è la voce che grida “ai prigionieri e a quanti sono nelle tenebre: Uscite, venite fuori!” (Is.49,8-9) dall’egoismo, dalle vostre infermità, dalla paralisi e dalla morte spirituale.

Il Verbo è Persona divina, per questo la Parola di Dio ha un Volto, essa è universale ed eterna proprio perché Dio stesso è infinito: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.” (Mt 24,35). Noi siamo esortati incessantemente ad entrare nel mistero rivelato nella sua Parola, vale a dire, siamo sollecitati ad uscire dalla nostra finitudine per entrare nel suo “Io Sono…l’Eterno”, per tuffarci nel suo cuore d’amore inesauribile. Quindi, Aprirsi allo Spirito per “…comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.” (Ef 3,18).

Ecco perché “Effatà” è parola creatrice, è un segno sacramentale che rivela il progetto di Dio, essa è un’effusione dello Spirito Santo, perchè dietro questa parola c’è la Persona di Cristo, il quale ha il potere di liberarci, di benedirci, di accendere la luce nelle tenebre del nostro cuore. Lui solo ha il potere di redimerci, facendoci crescere nella relazione con Dio-Amore e con gli uomini, creati ad immagine di Dio, affinché la nostra vita diventi una felice missione e acquisti un valore eterno.

Crescere”, la prima parola che Dio ha rivolto all’uomo, è la parola chiave, l’idea-forza di queste mie meditazioni, che si propongono di risvegliare la sete di Verità; esse non hanno nessuna pretesa di far passare dall’ignoranza alla conoscenza, ma di invogliare a meditare, partendo da quello che già si conosce sia come legge naturale scritta dentro di noi e sia come rivelazione, per riflettere sul nostro sapere interiore, per approfondirlo, confrontarlo, riorganizzarlo e renderlo più chiaro e fecondo.

Con il metodo della lectio divina, illuminati dalla Parola (Spirito e Vita), impariamo a conoscere quello che “già si conosce”, operando una sorta di “maieutica” con noi stessi, cioè, saper portare alla luce “le verità” recondite, estraendole dalla nostra anima, per far tornare alla coscienza le ragioni del cuore, affinché esse diventino feconde e diano i frutti che Dio desidera.

Crescere”, quindi, senza partire da zero, poiché le nostre riflessioni non possono avere la presunzione di “creare dal nulla”, ma devono essere delle “proposte duttili” che prendono atto di quanto è stato fatto in noi e per noi sia dallo Spirito e sia dagli “educatori”. In questo modo impariamo il “discernimento nello Spirito”, ci lasciamo purificare interiormente, per poter partecipare attivamente e responsabilmente alla costruzione del Regno di Dio.

Questo testo, intitolato “Effatà”, è nato, quindi, come un aiuto, un incitamento a meditare in opposizione al nostro ambiente sociale che non vuole farci pensare e riflettere. Siamo bombardati da messaggi subliminali, immagini e suoni che inconsapevolmente arrivano velocemente nella parte inconscia del nostro cervello condizionandolo.

Occorre, quindi, passare dalla velocità ingannatrice di quest’epoca alle pause meditative e di preghiera, per rientrare con serenità in noi stessi, per purificarci dai condizionamenti malefici ed iniziare un cammino di conversione.

Perché, la liberazione passa attraverso la conoscenza delle proprie paure e dipendenze, dei propri limiti e distorsioni; senza, però, angustiarsi sulla propria fragilità, guardando avanti alle notevoli opportunità di crescita, sperimentando le infinite possibilità dello Spirito Santo. Il quale ci fa crescere nella consapevolezza del perdono, dei carismi e della Grazia, della dignità e del destino glorioso che Dio ha preparato per i suoi figli.

Dunque, è opportuno camminare non da soli, senza dare per scontato l’acquisizione delle principali verità di fede, perchè troppo spesso siamo “ascoltatori distratti”, sono tanti che subito dopo la S. Messa già non ricordano le letture proclamate; da recenti statistiche si evince che c’è molta più “ignoranza” e relativismo nei fedeli praticanti, di quanto si pensi (il 70% non ha mai letto i vangeli).

Con umiltà e con l’aiuto della Vergine Maria, Sede della Sapienza, vogliamo accogliere l’invito di san Paolo: “Abbiate una piena conoscenza della volontà di Dio con ogni sapienza e intelligenza spirituale... crescendo nella conoscenza di Dio... per poter essere forti e pazienti in tutto.” (Col. 1,9-11), per poter “...conoscere lui, la potenza della sua risurrezione...” (Fil. 3,10).

                                                                                                           mario d’agosto

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(1) Protagora (sec. V a.C.), principio filosofico secondo cui di tutte le cose è misura l'uomo e risulta dunque impossibile pervenire ad una verità oggettiva poiché ogni forma di conoscenza è mediata dal soggetto.

 
Intervista del TG Quarto Flegreo al diacono mario d'agosto -------------

Testiminianza di Lello e Anna della Comunità "Famiglia GeMaGi" - 1ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli -------------

il vescovo Gennaro Pascarella - 1ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli -------------

il vescovo Gennaro Pascarella - 2ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli ------------

il Grande Papa GiovanniPaolo II ci parla della famiglia cristiana -------------

il Grande Papa GiovanniPaolo II ci dice: "Non abbiate paura..." ------------

Un video utile per riflettere sul rapporto genitori-figli ------------

Come affrontare la vita

 

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Le Beatitudini degli sposi

Mt5,3-10

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Felici voi coniugi, quando siete capaci di fare grandi rinunzie per amore dell'altro; beati voi, quando, consapevoli della vostra inadeguatezza di fronte ai problemi della vita, li deponete insieme ai piedi del Signore.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Felici voi , quando la prova vi trova uniti, quando la preghiera comune diventa lo strumento per affrontarla, quando vi lasciate illuminare dallo Spirito per gioire e crescere nella conoscenza del progetto di Dio su di voi. La sua consolazione sarà la vostra forza.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Felici voi, quando non date sfogo alla vostra aggressività, quando abbandonate il linguaggio prepotente dell'offesa e della rivendicazione dei meriti, del giudizio o della spartizione fredda dei compiti e assumete le vesti della mitezza inerme e generosa, della tenerezza ospitale e gratuita, del dono disarmato di voi stessi.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Felici voi, quando vi lasciate guidare dalla Parola di Dio per distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, quando lo insegnate ai vostri figli, quando desiderate che a tutto il mondo arrivi il messaggio di speranza contenuto nel Vangelo. Beati voi, quando la vostra vita diventa testimonianza viva della Parola che salva.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Felici voi, quando imparerete a perdonarvi, ad accettarvi nella vostra debolezza e fragilità; beati voi, quando della crisi fate un momento di crescita personale e comune, quando la vostra riconciliazione diventa pedagogia d'amore per i vostri figli.

Beati i puri di cuore perché vedranno Dio.

Felici voi sposi, quando sgombrate gli occhi e la mente dalle lusinghe del mondo e guardate a ciò che è essenziale, cercandolo nella Parola di Dio. Beati voi, quando la Parola diventa stile di vita, quando vi riconosceranno discepoli di Cristo, pur restando in silenzio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Felici voi, uniti nel Sacro Vincolo del Matrimonio, quando coltivate la pace nelle relazioni all'interno della vostra famiglia; beati voi quando, usciti fuori dell'appartamento, sentite insopprimibile il desiderio di creare ponti, di collegare cuori con l'infinita misericordia di Dio.

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Felici voi, quando decidete di andare contro corrente e rimanete sordi alle logiche del mondo. Beati voi, quando mostrate la bellezza del progetto di Dio sulla famiglia. Beati voi quando, attaccati da ogni parte, continuate a mostrare la gioia del mattino di Pasqua.

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