Il primato della misericordia PDF  | Stampa |
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"Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso." Lc 6,36


Il primato della misericordia va applicato anche ai divorziati ?


divorziati

 

Riguardo alla pastorale per i divorziati, forse è opportuno riconsiderare ciò che Gesù ha proclamato: "Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli" (Mt 5,20). Sembra chiaro che Cristo esclude dal Regno di Dio tutti quelli che, legati a una mentalità di Legge, nel giudizio sono incapaci di applicare il primato alla misericordia. Come allora, c'è il rischio di non riuscire ad andare oltre la giustizia degli Scribi e dei farisei, basata esclusivamente sulla Torah e sul Talmud. Chi cerca unicamente la rigida applicazione della Legge (dura lex, sed lex) senza aprirla necessariamente alla misericordia, resterà inevitabilmente fuori dal Regno. Per i legalisti è difficile comprendere l'agire di Dio: "Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie." (Is 55,8). Pertanto, è opportuno intendere bene cosa dice Gesù nel solenne discorso della montagna, quando dichiara: "Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento" (Mt 5,17). Il Suo proposito non è quello di cancellare la norma di Mosè sul ripudio dato "per la durezza del vostro cuore" (Mt 19,8), piuttosto, vuole far conoscere la verità sull'intenzione originale del Creatore: "L'uomo non divida quello che Dio ha congiunto" (Mt 19,6). L'affermazione fatta nel Vangelo di Matteo non può essere letta in una visione unicamente giuridica come facevano i notabili d'Israele. Cristo, nel "dare pieno compimento", vuole che nell'applicare la Legge si debba sempre favorire l'efficacia della misericordia; in modo particolare quando la "dura lex" non tiene conto della fragilità e dei bisogni dell’uomo. Di fatto, c'è il grave rischio di fare come i farisei che accusarono Gesù: "I tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato". Egli rispose: "Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? ... Se aveste compreso che cosa significhi: 'Misericordia io voglio e non sacrificio', non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato" (Mt 12, 1-8). In questo modo, Cristo ci rivela che erano proprio gli Scribi e i Farisei che trasgredivano ciò che i profeti avevano dichiarato in nome di Dio: "Misericordia io voglio e non sacrificio" (Os 6, 6). Allora, quando Gesù dichiara "… non sono venuto ad abolire" è ragionevole pensare che non abbia voluto abolire tassativamente la concessione di Mosè riguardo al ripudio, piuttosto, la Sua intenzione era di portare il matrimonio alla perfezione originaria. Tuttavia, Gesù nel "dare pieno compimento" alla Legge, non intende escludere dal primato della misericordia coloro che tuttora "per la durezza del cuore" si avvalgono dell'antica Legge che permetteva lo scioglimento del vincolo matrimoniale. Di fatto, il significato della novità portata da Gesù riguardo a "fu detto agli antichi … ma io vi dico …" (Mt 5,21-22)è che queste due realtà entrambe coesistono e si spiegano reciprocamente. Nonostante che nel discorso della montagna (sintesi del Vangelo) l'antica Legge raggiunga il suo pieno compimento, tuttavia, Gesù non esclude dal regno chi si è servito del permesso mosaico, proprio in virtù del primato della misericordia sulla Legge: "Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia" (Mt 5,7).

La Chiesa è in continuo rinnovamento nello Spirito. Per questo il Papa Francesco ci ha chiesto una conversione pastorale, scrive a tal proposito: "Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: «Voi stessi date loro da mangiare» (Mc 6,37)." (Evangelii Gaudium 49). La misericordia è l'amore che sa accogliere tutti, soprattutto i più poveri e bisognosi.Oggi, i segni dei tempi ci indicano che è giunto il tempo di una "teologia della misericordia" da riscoprire e da applicare anche per un ritorno ai sacramenti per i coniugi risposati che, dopo un serio percorso di fede, siano realmente desiderosi di riaccostarsi al corpo di Cristo.

La salvezza non ce la conquistiamo con le nostre penitenze o con i nostri sforzi, anche se spesso sono necessari. Sappiamo che la salvezza è innanzitutto un dono di Dio dal quale non è escluso nessuno, neppure il peggiore dei peccatori che si converte. Per questo Gesù è "venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto" (Lc 19,10). Attenzione che non ci capiti di scandalizzarci del Padre esclusivamente misericordioso, come successe all'indignato fratello maggiore della parabola (Lc 15,11-32). Altresì, non facciamo come il giovane ricco che, nonostante mettesse in pratica i comandamenti (Mt 19,16), si rifiutò si seguire Gesù, perché ciò che gli mancava era un amore generoso. Dunque, poiché l'Eucaristia è il grande Sacramento, segno dell'infinita misericordia di Dio donata a tutti i peccatori pentiti (anche agli assassini), ci chiediamo:

"Perché non dare l'Eucaristia anche ai fedeli risposati che s'impegnano a vivere una vita cristiana attraverso un serio cammino di fede?"

Questo non significa eliminare l'indissolubilità del matrimonio voluto da Dio, poiché resta comunque esclusa la possibilità della celebrazione di nuove nozze sacramentali, piuttosto, accogliere i divorziati significa mettere in pratica l'invito pressante di Gesù:"Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso." (Lc 6,36).   

Quarto, 25/02/2015                                                                                                       diac. mario d'agosto


 
Intervista del TG Quarto Flegreo al diacono mario d'agosto -------------

Testiminianza di Lello e Anna della Comunità "Famiglia GeMaGi" - 1ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli -------------

il vescovo Gennaro Pascarella - 1ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli -------------

il vescovo Gennaro Pascarella - 2ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli ------------

il Grande Papa GiovanniPaolo II ci parla della famiglia cristiana -------------

il Grande Papa GiovanniPaolo II ci dice: "Non abbiate paura..." ------------

Un video utile per riflettere sul rapporto genitori-figli ------------

Come affrontare la vita

 

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Le Beatitudini degli sposi

Mt5,3-10

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Felici voi coniugi, quando siete capaci di fare grandi rinunzie per amore dell'altro; beati voi, quando, consapevoli della vostra inadeguatezza di fronte ai problemi della vita, li deponete insieme ai piedi del Signore.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Felici voi , quando la prova vi trova uniti, quando la preghiera comune diventa lo strumento per affrontarla, quando vi lasciate illuminare dallo Spirito per gioire e crescere nella conoscenza del progetto di Dio su di voi. La sua consolazione sarà la vostra forza.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Felici voi, quando non date sfogo alla vostra aggressività, quando abbandonate il linguaggio prepotente dell'offesa e della rivendicazione dei meriti, del giudizio o della spartizione fredda dei compiti e assumete le vesti della mitezza inerme e generosa, della tenerezza ospitale e gratuita, del dono disarmato di voi stessi.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Felici voi, quando vi lasciate guidare dalla Parola di Dio per distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, quando lo insegnate ai vostri figli, quando desiderate che a tutto il mondo arrivi il messaggio di speranza contenuto nel Vangelo. Beati voi, quando la vostra vita diventa testimonianza viva della Parola che salva.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Felici voi, quando imparerete a perdonarvi, ad accettarvi nella vostra debolezza e fragilità; beati voi, quando della crisi fate un momento di crescita personale e comune, quando la vostra riconciliazione diventa pedagogia d'amore per i vostri figli.

Beati i puri di cuore perché vedranno Dio.

Felici voi sposi, quando sgombrate gli occhi e la mente dalle lusinghe del mondo e guardate a ciò che è essenziale, cercandolo nella Parola di Dio. Beati voi, quando la Parola diventa stile di vita, quando vi riconosceranno discepoli di Cristo, pur restando in silenzio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Felici voi, uniti nel Sacro Vincolo del Matrimonio, quando coltivate la pace nelle relazioni all'interno della vostra famiglia; beati voi quando, usciti fuori dell'appartamento, sentite insopprimibile il desiderio di creare ponti, di collegare cuori con l'infinita misericordia di Dio.

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Felici voi, quando decidete di andare contro corrente e rimanete sordi alle logiche del mondo. Beati voi, quando mostrate la bellezza del progetto di Dio sulla famiglia. Beati voi quando, attaccati da ogni parte, continuate a mostrare la gioia del mattino di Pasqua.

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