COMMENTI AL VANGELO DELLA DOMENICA | Stampa |
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Commento al Vangelo Gv 10,11-18

4ª Domenica di Pasqua - B - 

diac. Mario d'agosto

"Ecco, io stesso cercherò le mie pecore

e ne avrò cura... " Ez 34,11

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Abbiamo visto, domenica scorsa, come Gesù in ogni celebrazione viene ad "aprirci la mente per comprendere le Scritture". Proprio in virtù di questo dono d'illuminazione sulle Sacre Scritture, è opportuno rimarcare una Verità che forse non a tutti è chiara: "Pietro disse loro: In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati" At 4,12.

● "Non vi è altro nome", che cosa significa concretamente?

Purtroppo, anche tra i "credenti" è molto diffusa una falsa convinzione: "in fondo tutte le religioni sono uguali, una vale l'altra, l'importante è credere in un dio".

Il diavolo, portatore di menzogne, oggi è particolarmente all'opera con il malefico relativismo religioso, una religione fai da te, cioè una sorta di sincretismo che mette insieme vari elementi di più religioni per farne una nuova a proprio uso e consumo.

Quanti credenti dicono di essere cattolici, ma non praticanti?

Sono ancora tanti che credono di prendersi dal cristianesimo solo quello che più gli fa comodo, in particolare è diffuso il devozionismo finalizzato solo ai miracoli.

Il vero cattolico è praticante!

● Questo succede perché: " ... il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui."1Gv 3,1. Non hanno compreso che la nostra è l'unica religione pienamente rivelata.

● Che cosa ci ha rivelato Gesù? Non ci ha rivelato una nuova filosofia o dottrina, ma il vero volto di Dio e la sua tenace tenerezza verso l'uomo.

Il fondatore del Cristianesimo è Gesù, l'unigenito di Dio. A differenza di altri fondatori di religioni, Cristo è l'unico predetto molti secoli prima ed è l'unico ritornato dal mondo dei morti, risorto e trasfigurato.

C'è un legame indissolubile tra Cristo e la Chiesa, tra lo Sposo e la Sposa. Chi non ama la Sposa non ama nemmeno lo Sposo, perché c'è una comunione incessante tra l'azione di Gesù Cristo e quella della Chiesa, infatti, Pietro dopo avere guarito uno storpio, disse: " ... sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele:

nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato." At 4,10. La Chiesa agisce esclusivamente nel nome del Signore, Uno e Trino.

Gesù ama trasformare le pecore in pastori. Con il dono dello Spirito Santo è avvenuta una trasformazione nei paurosi discepoli: da un piccolo gregge sono diventati pastori. Oggi è la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, cioè pregare per tutti quelli che desiderano mettersi al servizio del Regno di Dio. Tutti i cristiani sono chiamati a testimoniare la vita buona del Vangelo.

Le vocazioni nascono quando la parrocchia è viva, quando nella comunità c'è la presenza dello Spirito, quando la guida della comunità non ama circondarsi di persone amorfe, ma desidera valorizzare i vari carismi, quando porta i fedeli a maturare, a crescere nella libertà e nell'amore.

Gesù è il nostro modello, Egli disse: "Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore."Gv 10,14.

Che cosa significa "Io sono il Pastore buono, il Vero Pastore"?

La profezia di Ezechiele si è avverata: " dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura... fascerò quella ferita e curerò quella malata..."Ez 34,11.16.

Al tempo di Gesù l’espressione “Io sono” indicava Dio. Allora Gesù quando dice "JHWH" rivendica la sua condizione divina. Il Signore stesso sarà l’unico vero pastore del popolo. Quindi, Gesù non è un pastore qualsiasi, ma il Pastore buono, l'unico vero Pastore di tutti.

Gesù qui non sta indicando la sua bontà, ma qualcosa di più importante. Ciò che lo rende riconoscibile come il Pastore Vero è che Lui “dà la sua vita per le pecore”. Ecco perché questo suscita la reazione violenta dei capi religiosi (i politici, i responsabili...), essi si sentono spodestati da Gesù, che li chiama mercenari e ladri, perché si sono impadroniti del gregge che non è loro.

Gesù parla di recinto, cos’è il recinto? Il recinto è qualcosa che ti dà sicurezza, però ti toglie la libertà. Gesù è venuto a liberare le pecore dal recinto cioè dall’istituzione giudaica che li aveva asserviti. Essi dovevano soltanto obbedire, osservare il Talmud, ma tutto questo li manteneva in una condizione infantile, di immaturità. Gesù invece è venuto a portare le persone alla libertà e alla piena maturità.

Gesù non impone, ma propone. Il suo Vangelo è la risposta di Dio al bisogno di felicità che c'è in ogni persona, a Lui basta offrirlo e i veri credenti questo lo comprendono subito. Adesso, l’unico vero "recinto aperto" è Gesù e la sua comunità, cioè il nuovo Tempio composto di pietre vive nel quale si manifesta lo splendore dell’amore di Dio.

Ringraziamo il Signore Pastore buono con le parole del salmista:

"Rendete grazie al Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre. È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell’uomo. È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nei potenti." Sal 117.

                                       Santa Domenica !

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Commento al Vangelo   (Lc 24,35-48)
3ª Domenica di Pasqua – anno B – - diac. mario d'agosto

"Aprì loro la mente per comprendere le Scritture"  

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"Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto"Sal 4. Approfittiamo del tempo di Pasqua, tempo di grazia, per far risplendere su di noi la luce di Cristo risorto. Nel linguaggio biblico il volto splendente significa volto sorridente. Il volto risplende quando sorride.

Come ogni Domenica, Gesù Risorto appare in mezzo ai suoi e dice: “Pace a voi”. Gesù dona a noi la Sua pace, comunica, trasmette, con la sua Parola, una pienezza di felicità.

Perché è così potente la Sua Parola? La Parola è soffio dello Spirito:"Le parole che io vi ho detto sono spirito e vita" Gv 6,63. Dio comunica il Suo Spirito attraverso la Parola! E quanti miracoli Gesù ha fatto solo con la Sua voce!

Come allora, Gesù stesso, per farci accogliere la Sua pace, viene ad aprirci "la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto ... dovrà patire e risuscitare»".

"Sta scritto" cosa ci ricorda? Ci ricorda le risposte tratte dalla Bibbia che Gesù diede al Tentatore nel deserto: "Sta scritto: non di solo panevivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio" Mt 4,4.

● Adesso però dobbiamo chiederci:

Ci alimentiamo della Parola di Dio?

Come rispondiamo alle tentazioni?

Che cosa sta scritto nel nostro cuore?

I discepoli erano sconvolti e pieni di paura. Gesù, che conosce bene il cuore dell'uomo, per questo "disse loro: Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?".

● Gesù effonde il Suo Spirito per eliminare la paura dal nostro cuore, paura generata dal peccato e dall'ignoranza, (1ª lettura) dice Pietro: "Fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza" At 3,17.

● Afferma la Dei Verbum, L'ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo” (San Girolamo).

Le scritture vanno lette con lo stesso Spirito con cui sono state scritte, cioè l’amore di Dio per l’uomo. Il vero cristiano non prega Dio, ma prega in Dio, cioè, nello Spirito.

Nel prologo di San Giovanni, la Parola, il Verbo, è una Persona, è il Dio vivo. Nella S. Messa, prima di ricevere la santa Eucaristia, diciamo: "... di’ soltanto una parola ed io sarò salvato". C'è un mistero bellissimo e tremendo, c'è una potenza inaudita nella Parola creatrice. Dio crea dal nulla con la Sua Parola. "E Dio disse: Sia la luce e la luce fu" Gen.

● Forse ci siamo domandati:

Come mai Gesù risorto non è stato subito riconosciuto?

Come possiamo riconoscerlo oggi?

Ricordiamoci ciò che disse Gesù: "... lo avete fatto a me"Mt 25,40. Come gli incontri cambiano la vita degli esseri umani, così L'Incontro con Lui cambia la nostra vita. Ci accorgiamo se c'è stato un vero incontro con Lui quando riprende in noi a scorrere amore e perdono. Il Risorto va riconosciuto solo con gli occhi della fede, solo con l'intelligenza spirituale. Ci vogliono occhi capaci di vedere l'invisibile.

Tempo fa, un’amica alla mia domanda: “Come stai? Avverto che c’è un quid che non va!”. Mi rispose: “Sai, molti mi dicono che ho un brutto carattere, che sono antipatica e severa, forse qualcuno mi considera anche affettuosa, ma… nessuno si è mai accorto che dietro questi miei occhi c’è tanta tristezza!”. Una donna ferita, con un grande bisogno d'amore, una donna delusa, che ha nel cuore la morte, anche perché crede in un Dio morto.

Allora, come fare l’esperienza del Cristo risuscitato?

Consideriamo la duplice mensa. La S. Messa è costituita da due parti, la “Liturgia della Parola” e la “Liturgia Eucaristica”. Esse sono strettamente congiunte tra di loro. Sia nella Parola e sia nell’Eucaristia, Gesù si fa alimento di vita eterna. I discepoli di Emmaus lungo la via sperimentano ciò che noi celebriamo in ogni S. Messa: "Non ardeva forse in noi il nostro cuore ... quando ci spiegava le Scritture?" Lc 24,32. In seguito, Gesù è riconosciuto nel momento dello spezzare il pane.

● Ecco, Gesù si mette in mezzo, né in alto, né davanti, e tutti i discepoli sono attorno. Così Egli crea una uguaglianza di relazione con Lui. Egli non assorbe le energie dei suoi, ma comunica loro la sua forza, li rende idonei e li spinge fuori, gli dà una missione.

Fratelli, siamo qui perché crediamo in Gesù risorto, eppure come i discepoli può capitare anche a noi di immaginarlo come un fantasma. Ma Gesù non è un fantasma! . Non si può amare un fantasma. Gesù risorto non è uno spirito, ma una persona che ha raggiunto la condizione divina. La Risurrezione non è semplicemente un ritornare in vita, è un corpo trasfigurato, un corpo spiritualizzato e concreto.

● Allora, Cristo manda i discepoli a predicare la conversione, cioè un cambio radicale nel proprio comportamento. “Cominciando da Gerusalemmeche indicava l’istituzione religiosa. Anch’essa ha bisogno di conversione. Alcuni biblisti affermano che Gesù dice: “la conversione per il perdono dei peccati”, e non “la conversione e il perdono dei peccati”. La necessità della conversione per la cancellazione de peccati è spiegata bene da San Pietro: "cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati".

Ringraziamo Dio Padre Buono con le parole del maestro di preghiera:

"Quando ti invoco, rispondimi, Dio, mia giustizia: dalle angosce mi hai liberato; pietà di me, ascolta la mia preghiera. Sappiate che il Signore fa prodigi per il suo fedele".

                          

                              Santa Domenica!

 

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Commento al Vangelo (Gv 20,19-31)

diac. mario d'agosto
2ª Domenica di Pasqua – anno B -
Questo è il tempo della misericordia!   

 

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● Oggi termina l'Ottava di Pasqua, un unico giorno durato otto giorni, settimana detta anche in AlbisDeponendis, perché i neo-battezzati dopo una settimana deponevano la veste bianca ricevuta nella notte di Pasqua. Continua, però, il periodo di festa con il tempo di Pasqua che dura 50 giorni fino alla solennità della Pentecoste.

● In questa Domenica, la Chiesa celebra la festa della Divina Misericordia. Vogliamo ringraziare Gesù risorto che suscita sempre nella sua Chiesa dei profeti di pace. Nel Giubileo del 2000, il nostro amatissimo San Giovanni Paolo II, in concomitanza della canonizzazione di suor Faustina Kowalska, istituì questa festa da celebrare la domenica dopo Pasqua.

● Questo è il tempo della misericordia!Ringraziamo Papa Francesco per la grande gioia che ci ha regalato nell'indire un Anno Santo straordinario dedicato alla misericordia, il cuore del Vangelo. Con quest'annuncio, il Santo Padre desidera fare un grande dono a tutta la Chiesa, perché il Giubileo della Misericordia è un'offerta ai fedeli di un «percorso straordinario» verso la salvezza, perché senza il perdono dei peccati non c'è salvezza.

Diceva il piccolo principe: "L'essenziale è invisibile agli occhi". Questo è il tempo di guardare il mondo con occhi di misericordia, perché è finito il tempo della paura. La paura ha un potere terribile: quando s'impadronisce di noi, ci toglie ogni forza, ci rende timorosi, ci toglie la responsabilità della fede, dell’amore, della speranza. Per questo motivo Gesù continuamente ci dice: "Coraggio, sono io,non abbiate paura!"(Mt 14, 22-33) ... vi ho liberato dal potere del Menzognero. La misericordia di Dio si è incarnata in Gesù. Per questo è finito il tempo della paura di Dio, perché la Sua Misericordia è più grande di tutte le miserie del mondo. Gesù con la Sua vita ci ha manifestato il vero volto del Padre esclusivamente misericordioso. In questo modo è avvenuto il superamento della giustizia, perché alla giustizia si è unita la carità.

● Approfittiamo di questo tempo di Grazia, il Signore è qui! Non facciamo come i discepoli che erano chiusi in casa per paura. Gesù risorto non vuole una Chiesa recintata, ripiegata su se stessa, vuole una Chiesa viva e aperta, formata da credenti che vivono già ora da risorti. Ricordiamoci sempre che il Signore risorto è presente in ogni liturgia e tutte le volte che ci riuniamo a pregare. Lo sapevano bene i cristiani delle origini, quando pregavano insieme, invocavano Gesù dicendo: "Maranà – tha", che significa "vieni Signore". Poiché il Signore non si fa attendere, quando lo Spirito scendeva in mezzo a loro, dicevano: "Maràn – athà", il Signore è venuto, è qui!

● "Anche se i nostri peccati fossero rosso scarlatto" (Is 1,18), Lui perdona tutte le nostre colpe e non solo le perdona, ma fa festa quando decidiamo di tornare con il cuore a Lui. "Coraggio, sono io, non abbiate paura!" ...Ricordiamoci che questo mondo passa, tutto è vanità: la bellezza, la ricchezza, la salute, il potere ... Che cosa resterà di noi? Resteranno solo i segni dell'amore che abbiamo donato! Per questo Gesù mostra le mani e il fianco, cioè mostra la permanenza dei segni dell’amore, con il quale Egli ha dato la vita per i suoi discepoli.

Fratelli, Gesù viene ogni volta che lo invochiamo e ci dice: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo»". Gesù non dice: “La pace sia con voi”, ma “Pace a voi”, perché non è un augurio, né una promessa, ma è un dono. Gesù dona a noi la Sua pace, una pienezza di felicità. Egli ci comunica la Sua stessa capacità d’amare, cioè comunica lo Spirito Santo. Questo significa che invita tutti noi a prolungare nel tempo la Sua offerta di vita a tutti i bisognosi di misericordia.

● Bisogna passare dal vedere per credere al credere per vedere. L'apostolo Tommaso ha voluto vedere per credere, il suo dramma è spesso anche il nostro dramma, ma per la fede non bisogna né vedere né toccare, Noi non siamo svantaggiati nei confronti dei discepoli che l'hanno visto, anzi siamo perfino avvantaggiati, perché Gesù proclama "beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!".

● Dunque, beati noi quando soffriamo per la Chiesa che amiamo. Beati noi che vogliamo cambiare le cose che non vanno, ma sappiamo di non essere migliori e che dobbiamo partire dai noi stessi. L’unico modo per difendere la fede è rimanere nella comunità, anche se essa resta fragile.

● Impariamo a confidare nella misericordia di Dio, come dice il salmista:"Celebrate il Signore, perché è buono, perché eterna è la sua misericordia. Dica Israele che egli è buono: eterna è la sua misericordia. Lo dica la casa di Aronne: eterna è la sua misericordia. Lo dica chi teme Dio: eterna è la sua misericordia".

Santa Domenica!

 

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Commento al Vangelo (Gv 12,20-33)

diac. mario d'agosto


              5ª Domenica di Quaresima – anno B –


«Signore, vogliamo vedere Gesù»


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Il tema di domenica scorsa è stato l'amore misericordioso di Dio per noi. Un amore diverso da quello che conosciamo. Abbiamo visto come non è stato facile "venire alla luce" per il fariseo Nicodemo. Un uomo legato alla Legge, che cercava Dio, però per incontrarlo doveva prima purificare il cuore da tutte le distorsioni che non gli facevano sperimentare "l'Amore altro" del Padre. Ecco perché oggi abbiamo chiesto nel salmo: "Crea in me, o Dio, un cuore puro" (Sal 50). La liturgia della Parola ci sta preparando il cuore a comprendere in profondità il Mistero Pasquale. Pertanto c'è bisogno di un cuore puro e rinnovato dallo Spirito. Solo contemplando la Passione di Gesù noi possiamo celebrare "la nuova ed eterna Alleanza" profetizzata da Geremia: "Questa sarà l'alleanza nuova ... Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore" (Ger 31,33). È un'alleanza diversa, non più basata sulla Legge scritta su tavole di pietra, ma basata sulla Grazia, incisa direttamente sul cuore per mezzo dello Spirito. Chi entra nel Mistero della Nuova Alleanza acquista una visione diversa della vita: "Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna". Chi chiude la propria vita in cassaforte, la rende sterile. Chi invece la spende, la dona per gli altri, essa cresce, diventa sorgente di pace che comunica vita. La vera morte è la sterilità dell'anima, di chi vuole conservare gelosamente la vita, chi pensa soltanto a se stesso. Mentre, più l’uomo dona la sua vita per gli altri, più Dio si manifesta in lui e più riceve e comunica vita in abbondanza. Nell'uomo c’è una grande energia vitale che attende di manifestarsi in una realtà nuova. Nell'uomo muore una forma per resuscitare in una forma più piena, come il chicco di grano ha in sé delle energie che hanno bisogno di sprigionarsi, così, nell'uomo ci sono delle potenzialità, spesso sconosciute, che si liberano solo quando l'uomo muore a se stesso e ama di un amore simile a quello di Gesù. Allora, se vogliamo "rinascere dall'alto" dobbiamo morire al nostro egoismo, al nostro peccato di teomania. Cristo, con la sua passione, morte e resurrezione, ci ha rivelato che il contrario della paura non è il coraggio, ma la fede. Allo stesso modo, il contrario della morte non è la vita, ma è l'Amore. Gesù guarda oltre la sua morte e vede una fecondità inaudita. L’ora della Sua croce è l’ora della gloria, è l'ora dell’epifania del Suo amore: “È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato”. Quindi, la morte per il credente non fa più paura, perché non imprigiona l’uomo, ma lo libera, lo potenzia, accrescendo senza fine la sua esistenza.

Cari fratelli, la fede è il desiderio di fare un vero Incontro con Lui. Attenzione, possiamo correre il rischio di credere di conoscerlo e, invece, forse non lo abbiamo mai veramente incontrato. Ecco perché anche noi "Vogliamo vedere Gesù", vedere per crescere nella conoscenza e poi credere. Tuttavia oggi siamo consapevoli che questo incontro avviene con la mediazione di uomini come i discepoli, che, con i loro limiti, cercano di farci incontrare il Signore per essere anche noi Suoi discepoli.    

Buona Domenica !

 

 

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             Commento al Vangelo (Gv 3,14-21)

diac. mario d'agosto


4ª Domenica di Quaresima – anno B – 

 

"la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini

hanno amato più le tenebre che la luce"


Nicodemo


Con la purificazione del tempio, domenica scorsa, Gesù ci ha indicato l'urgenza di purificare il nostro culto dal devozionismo (credere di poter barattare con Dio, pensare che Egli ci esaudisca solo moltiplicando le devozioni)e dal peccato di simonia (vendere le cose sacre). Il tema principale di questa domenica è l'amore misericordioso di Dio per noi. Il suo amore è molto diverso dall'amore che noi conosciamo, per questo ci chiede di purificare il nostro cuore da tutte le distorsioni. A tal proposito, è opportuno evidenziare che venerdì scorso c'è stata una grande sorpresa, una gioia immensa per l'annuncio di Papa Francesco che ha indetto un Anno Santo straordinario dedicato alla misericordia. È lo Spirito che ha ispirato il Santo Padre, che noi ringraziamo per questo tempestivo Giubileo della Misericordia, un grande dono alla Chiesa universale. Come allora, per amore del Suo amore, Dio prende l'iniziativa e si muove sempre a compassione. Il popolo d'Israele, nonostante l'infedeltà e il tradimento del patto di Alleanza, sperimenta la misericordia di Dio, inattesa e immeritata. Il potente impero Babilonese sarà distrutto da Ciro re di Persia che, inconsapevolmente, sarà il restauratore del popolo d'Israele. Il messaggio della prima lettura (2 Cr 36) è chiaro, sarà sempre Dio con la sua misericordia ad avere l’ultima parola, l'ultimo e definitivo "amen" sulla Storia dell'umanità. Siamo cristiani perché crediamo che il Padre ci ama come ha amato Cristo, con la stessa passione. Questa è la lieta notizia: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.". Il credente ama la luce, il malvagio, invece, non ama la luce, preferisce nascondersi nelle tenebre. Non è stato facile "venire alla luce" nemmeno per il fariseo Nicodemo, uomo perbene, maestro della legge e membro del sinedrio, che di notte si avvicina a Gesù per timore del giudizio degli altri. Quante volte siamo stati tentati di non comportarci come figli della luce, forse è capitato anche a noi di aver avuto paura di testimoniare con coraggio la nostra fede. Bisogna cambiare mentalità, rinascere dall’alto. Smettere di considerare Dio come un giudice severo, perché Egli è un Padre buono. La vita eterna non si ottiene, come insegnavano i farisei, osservando la legge, ma accogliendo Cristo e amando con un amore simile al Suo. Dio è amore e in Lui non c’è né castigo né condanna, ma soltanto amore e offerta di vita. Nessuno può essere escluso dalla Misericordia di Dio. E’ l’uomo che si auto-condanna, punisce se stesso rifiutando l’amore che Dio gli offre. Chi agisce contro la vita, chi vive nell’odio e nell’egoismo rimane nella morte interiore, la sua anima è priva di vita. Cari fratelli, la Verità non è una dottrina, ma una Persona. Gesù non dice che Lui ha la verità, ma che Lui è la Verità. Pertanto, "chi fa la verità viene verso la luce", perché, come Gesù, nella sua vita ha messo al primo posto il bene del prossimo. Coraggio! Dio ha riversato nei nostri cuori il Suo Spirito d'amore, perché più l'uomo ama, più comunica vita, diventa sempre più luminoso, si trasfigura, risplendendo della stessa luce di Dio.       

Buona Domenica

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Commento al Vangelo (Gv 2,13-25)   diac. mario d'agosto


3ª domenica di Quaresima 


L'uomo santuario di Dio!


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Con la trasfigurazione sul monte Tabor, domenica scorsa, Gesù ha dato un segno profetico della sua resurrezione. Il Suo volto luminoso ha anticipato non solo la sua trasfigurazione definitiva, ma anche il futuro del nostro corpo, l'immagine lucente del volto dell'uomo, così come lo ha destinato da sempre il cuore di Dio. Altresì, la trasfigurazione è stata un segno profetico di purificazione e di libertà che "la nuova ed eterna alleanza" ha portato per sempre nella Storia, nel culto e nel cuore dell'uomo.

Il Vangelo di Giovanni ci dice che si avvicinava la Pasqua ebraica e Gesù si reca al tempio di Gerusalemme, e cosa trova? Trova la casa del Padre trasformata in un mercato. Allora, con violenza, manda via i venditori e ribalta i banchi dei cambiavalute. Gesù rimarca con forza ciò che i profeti nell'A.T. avevano già denunciato. Zaccaria: "In quel giorno non vi sarà neppure un mercante nella casa del Signore" (Zc 14,21); Geremia "Forse per voi è un covo di ladri questo tempio sul quale è invocato il mio nome?" (Ger 7,11).I giudei non comprendono l'atteggiamento severo di Gesù, poiché non era considerato peccato vendere animali per i sacrifici, né cambiare i denari dei pellegrini per pagare le tasse del tempio. Cristo, invece, che è venuto a fare nuova ogni cosa, cambia il concetto di tempio, perché Lui è il Tempio e vuole che, per mezzo dello Spirito, ogni credente sia tempio, sia pietra viva del Tempio, non più fatto da mani d'uomo. Egli inaugura un'era nuova, dove, grazie alla sua croce, sarà squarciato il velo del tempio. Gesù, purificandolo, ha abbattuto finalmente il muro di separazione che c'era tra il culto e la vita. Dunque, oggi quale Chiesa vuole Cristo?

Desidera una Chiesa che da edificio fatto di mattoni diventi sempre più una Chiesa corpo mistico del Signore, dove ogni battezzato sia consapevole di essere santuario di Dio, dove il culto, purificato dagli ipocriti orpelli dello sterile devozionismo, sia offerta gradita a Dio di adoratori in Spirito e Verità.

La costituzione Dogmatica "Lumen Gentium" afferma: "La Chiesa è in Cristo come sacramento o segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano." (LG cap.1). La Chiesa deve essere segno e strumento della Nuova ed Eterna Alleanza, segno e strumento di comunione intima con Dio, di fratellanza e di unione di tutto il genere umano. La Chiesa: un'unica grande Famiglia, formata da tante famiglie. Purtroppo, ci sono ancora parrocchie dove il velo del tempio non si è squarciato. Dove si fanno molte attività, ma non c'è comunione, dove si cerca il proprio interesse e non quello di Dio, cadendo spesso nel peccato di simonia (mercanteggiare sulle cose sacre). L'ultimo concilio ha evidenziato che Dio non vuole una Chiesa verticistica, ma comunionale, fondata sulla corresponsabilità di tutti i battezzati.

Cari fratelli, nel nuovo rapporto con Dio che Gesù ha inaugurato, non ci può essere la logica del baratto. "Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo", quindi, non facciamo diventare un mercato la nostra fede. Ricordiamoci che: "Casa di Dio siete voi, se conservate libertà e speranza" (Eb 3,6). Pertanto, non lasciamoci travolgere dalla paura del mondo. Alla fine di questo nostro primo percorso di vita, esiste per tutti un Tabor conclusivo che ci permetterà di vedere la bellezza del volto splendente di Dio. L’evangelista Giovanni ci dice qualcosa di esplosivo, egli parla del Figlio dell'uomo come santuario di Dio. Dunque, contrariamente alla filosofia greca, che vedeva il corpo come una prigione dell’anima, adesso il corpo di ogni credente è sacro, è tempio di Dio e brama di ritornare al Padre Buono.            Buona Domenica !

 

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Commento al Vangelo -  diac. mario d'agosto


 2ª Domenica di Quaresima  - 


 

                     " È bello per noi essere qui " Mc 9,2-10


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Domenica scorsa lo Spirito ha sospinto Gesù nel deserto, oggi, “sei giorni dopo”, quindi nel settimo giorno, sempre spinto dallo Spirito, Gesù si dirige verso un luogo che spesso Dio sceglie per rivelarsi, va sopra un monte (il Tabor, una collina della Galilea). Prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, i discepoli a lui più vicini, ma anche i più difficili e ribelli. Non a caso, Pietro, il cui vero nome è Simone, tutte le volte che è chiamato con questo soprannome "sfavorevole", manifesta la sua testardaggine. Anche Giacomo e Giovanni sono soprannominati da Gesù "figli del tuono" per il loro carattere autoritario e violento. Proprio a questi discepoli Gesù per la prima volta fa l’annuncio della sua morte e resurrezione. E siccome, secondo la tradizione, il messia non poteva morire, i discepoli non riescono a capire come Egli possa andare incontro alla morte. La trasfigurazione è la risposta di Gesù all'incomprensione dei discepoli riguardo al messia, essi credevano che la morte fosse la fine di tutto. Infatti, non sanno ancora che la trasfigurazione definitiva di Gesù passerà attraverso la morte infamante della croce. Per questo Gesù "ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto", perché non voleva che essi avessero dei falsi sentimenti di trionfalismo sul messia atteso. Pietro, appunto, lo chiama “Rabbì”   che   era   il   titolo   che   si   dava   agli   scribi e ai farisei, coloro che imponevano l'osservanza rigida della Legge. I discepoli sono rimasti all'antica mentalità che il messia sarebbe venuto come un condottiero, come il nuovo Mosè liberatore. Essi aspettavano un messia che avrebbe fatto osservare la Legge mosaica, imponendola con lo zelo violento di Elia, il profeta che sgozzò personalmente molti sacerdoti di Baal. Gesù, in questa nuova epifania, appare trasfigurato e il suo corpo emana luce, come la emanava il volto di Mosè (cf. Es 34,29) e il Figlio dell’uomo nell'Apocalisse di San Giovanni (cf. Ap 1,16). Le vesti bianche splendenti sono segno delle energie divine presenti nel corpo di Gesù. La bellezza luminosa del Suo volto anticipa il nostro futuro, prefigura l'immagine lucente del volto dell'uomo, così come lo ha desiderato da sempre il cuore di Dio. Davanti a questa meraviglia, ecco che Pietro spaventato non sa cosa dire, parla in modo inadatto, pensa di fermare e rendere definitivo il grande evento della trasfigurazione: "È bello per noi essere qui, facciamo tre capanne". Ma Gesù, luce del mondo, è venuto a liberare dal cuore dell'uomo tutta la luce che il peccato ha seppellito in esso. Ecco "Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!» ", dalla "Shekinà" esce una voce, un imperativo: Ascoltate Lui … non le vostre paure, non le vostre false immagini di Dio. Ormai ci deve essere chiaro che per vedere la luce del volto di Dio e ascoltare la Sua Parola di vita, dobbiamo necessariamente vedere e ascoltare Gesù. "Ascoltate Lui" significa accogliere il Suo Effatà, liberare le potenzialità di vita e la grande bellezza di Dio nascosta in noi. Cari fratelli, anche per noi ogni domenica "è bello essere qui" insieme, perché l'Eucaristia ci "illumina di immenso". Ora sappiamo che soltanto Gesù va ascoltato, quello che sta scritto di Mosè e di Elia (tutto l'A.T.) va reinterpretato sempre in relazione con l'insegnamento di Cristo. Per i cristiani tutto quello che precede Gesù e non coincide con il Suo Vangelo non va accolto e non può essere esempio di comportamento. Una cosa è certa, se con la preghiera non ci lasciamo illuminare dalla bellezza di Dio, non riusciremo mai a consegnarci definitivamente a Lui e penetrare il mistero della rivelazione. 

                                            Buona Domenica!   

 

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Commento al Vangelo    - diac. mario d'agosto


1ª domenica di Quaresima


Convertitevi e credete al Vangelo!


1 Dom. Quaresima B

 


Con la fine del Carnevale, il mercoledì delle ceneri, è iniziata la Quaresima. È giunto il momento propizio di toglierci tutte le maschere che indossiamo. Attenzione, però, a non indossare la maschera del penitente triste. Certamente ci vuole coraggio per liberarci dal nostro tiepido cristianesimo. Prima dell'ultimo concilio, con l’imposizione delle ceneri si preferiva dire: “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai". Con questo ammonimento funebre iniziava un tempo di penitenze e di sacrifici. Noi, però, sappiamo che Gesù non è venuto a mantenere la situazione religiosa com’era al suo tempo, ma "è venuto a fare nuove tutte le cose", come fa anche oggi. Egli è venuto a liberare la religiosità dagli inutili orpelli e frustrazioni. Il Vangelo ci rivela che l’uomo non è stato creato per tornare polvere, perché per mezzo di Cristo l'uomo è veramente figlio di Dio, con una vita capace di superare la morte.

Poiché sappiamo quanto sia difficile custodire la nostra fede, la Quaresima c'è data in dono come tempo di Grazia, in cui lo Spirito ci spinge nel deserto del nostro cuore per mettere a fuoco il nostro comportamento e le nostre scelte e far germogliare vita dove c'è morte. Dio si è fatto dono, si è fatto vicino, è venuto ad abitare, con amore, il deserto che è dentro di noi.

Lo Spirito, compagno inseparabile di Cristo, ci spinge a tornare in noi stessi, verso una maggiore interiorità, desidera portarci ad una vera intimità con Dio Padre. Per questo, ora il nostro problema non è l'astinenza del venerdì, ma è come giovarsi di questo tempo propizio per rinvigorire il nostro credo. La Quaresima, quindi, non è tempo di mortificazioni, essa non è orientata al venerdì santo, ma alla Pasqua di risurrezione. Infatti, Gesù non ci ha invitato a mortificarci, né a fare sacrifici. Anzi, ha detto l'opposto: “Misericordia io voglio e non sacrifici” (Mt 12,7). È la misericordia che dirige l’uomo verso il bene del prossimo. Papa Francesco ci mette in guardia dal pericolo di una "spiritualità mondana", di non fidarsi delle persone che desiderano essere guardate con ammirazione. Le penitenze e i sacrifici, se non sono vissuti nello Spirito di umiltà, possono focalizzare l’uomo su se stesso, su un'inane "perfezione" spirituale. Invece, il Papa ci invita ad avere una "spiritualità missionaria" che va verso i bisogni degli uomini delle periferie. Anche il Messia fu tentato da Satana di tradire la sua missione a favore dell'uomo, cioè, preferire il successo personale alla liberazione dell'umanità. Lo Spirito spinge Gesù nel deserto, luogo favorito da Satana, il tentatore, la cui missione principale è dividere l'uomo da Dio. Anche i Farisei, leader spirituali, con le loro prescrizioni sono stati strumenti del diavolo per dividere gli uomini dall’amore di Dio. L'Unigenito questo amore l'ha pagato a caro prezzo: la kénosis, il Suo svuotamento, la Sua profonda umiliazione fino alla morte in croce. Gesù "da ricco che era, si è fatto povero per noi, si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà" (cfr 2 Cor 8,9). Con tutta la sua vita Egli ci ha testimoniato come vincere concretamente le tentazioni. Gli angeli che lo servivano, adesso per noi possono essere le persone che ci riportano verso Dio. Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino”, il Regno messianico che Gesù inaugura nel deserto è attivo e opera come vincitore su Satana, sul male e sulla morte. Fratelli, ringraziamo il Messia che ci porta la vita in abbondanza. A noi adesso basta solo accoglierlo, fare nostro il suo invito urgente che riassume in sé tutto il Vangelo: “Convertitevi e credete nel Vangelo!”.                                           Buona Domenica!          

                                                             

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Commento al Vangelo       diac. mario d'agosto


6ª Domenica - anno B -   


Tese la mano e lo toccò


6 Dom. B lebbroso


Contrariamente a ciò che pensano gli agnostici, ciò che è scritto nei Vangeli non è mai una favola, tutt'altro,il Vangelo è una Parola così potente che cambia il mondo, cambia il cuore dell'uomo. L'episodio del lebbroso rende sempre più chiaro perché Gesù si è messo in fila con i peccatori, come Lui non ha avuto paura di "sporcarsi" le mani, di essere un pastore che "odora" di pecora. La lebbra era considerata un castigo di Dio per i peccati commessi, per cui il lebbroso non doveva suscitare compassione, non doveva essere avvicinato, anzi, doveva essere emarginato, vivere lontano dai villaggi. Quindi, nessuna pietà per loro, perché ormai erano cadaveri viventi, erano persone senza possibilità di relazione né con gli uomini né con Dio. Poiché si sente un fallito, perché ha perso tutto, la famiglia, gli affetti e gli amici, il lebbroso trasgredisce la Legge, però stranamente non chiede di essere guarito, lui chiede di essere purificato, cioè vuole almeno un contatto con Dio. L'evangelista Marco in questa occasione ci presenta un Gesù collerico, ci descrive quanto Lui non tolleri che a un uomo malato, che è suo fratello, venga tolta la dignità di persona umana. Gesù Tese la mano”, perché lo tocca? Lo tocca proprio perché era proibito. Tocca l'intoccabile. Ama ciò che non è amato, accoglie l'uomo che per la legge di Mosè era castigato da Dio per i suoi peccati. Lo tocca, gli prende la mano perché desidera entrare così in relazione con lui. Eppure non era necessario toccarlo, quante volte Gesù ha guarito soltanto con la potenza della sua Parola. Gesù desidera manifestare così la volontà di Dio di eliminare ogni emarginazione prescritta dall'antica Legge. In questo modo Egli cancella per sempre la categoria degli impuri. Gesù smaschera l’istituzione religiosa che presentava un'immagine terribile di un Dio che allontanava, minacciava e castigava i peccatori. Gesù denuncia i pii devoti di allora, purtroppo presenti anche oggi, che dividono le persone in puri, gli ossequiosi praticanti (tra cui loro), e gli impuri cioè tutti gli altri. La vicenda del lebbroso purificato rivela le novità che ha portato Gesù: l’amore di Dio non è ricevuto per i meriti dei fedeli, ma dai loro bisogni, e soprattutto non è vero che l’uomo deve purificarsi per avvicinarsi al Signore, ma è vero il contrario, accogliere il Signore è ciò che purifica l’uomo. Ecco perché Gesù si sdegna di fronte alla sofferenza, alla menzogna e alla vigliaccheria dei credenti creduloni. Ecco perché Gesù non vuole essere riconosciuto per un taumaturgo, uno che fa solo miracoli, e soprattutto vuole che la sua identità di Messia sia svelata quando sarà appeso alla croce.

Cari fratelli, Egli non vuole persone che chiedono esclusivamente delle guarigioni a Dio ma mai la conversione del cuore. Anche per questo molti miracoli non avvengono.

Buona domenica!

 

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Commento al Vangelo   diac. mario d’agosto


5ª domenica – anno B –


Gesù, colui che ti guarisce!

 

5 Dom B


Gesù, l’unico che conosce bene il cuore degli uomini, non si deprime per i vari fallimenti in cui s’imbatte, allo stesso modo non si esalta per il successo. Gesù non si lascia sedurre dal fatto che “tutti ti cercano”, non si lascia travolgere dalle folle che vogliono da Lui solo guarigioni. Di fronte ad una moltitudine che è pronta a seguirlo e farlo re, il Figlio dell’uomo rifiuta la tentazione del potere e del successo.

Cristo non ha mai predicato la rassegnazione, anzi, Egli lotta contro il male, desidera ridare salute fisica e spirituale all’uomo. Cristo si presenta come “medico” e non come giudice: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori" (Mc 2,17). Egli è Dio incarnato il cui nome è YHWH: “io sono il Signore, colui che ti guarisce!" (Es 15,26). Gesù, contrariamente ai pii devoti, non dice mai che la sofferenza (che Dio non vuole) avvicini necessariamente alla fede, anche se Lui può renderla preziosa e dargli un valore eterno. La vicenda di Giobbe ci insegna che non ci sono soluzioni facili sul problema del male. Giobbe non è un ipocrita, diventa ribelle e contestatore, egli ha il coraggio esprimere ciò che sente. Arriverà ad essere anche blasfemo, giungerà a bestemmiare Dio definendolo tiranno; mostrerà aggressività anche verso i suoi amici che in realtà si rivelano nemici. Dio, che non è un puritano, gradisce di più le sue invettive che le prediche dei suoi amici: “per riguardo a lui, non punirò la vostra stoltezza, perché non avete detto di me cose rette come il mio servo Giobbe" (Gb 42,8). Sarà proprio la sua libertà di comunicare con Dio che gli permetterà di scoprirne il suo vero volto e di dire: “Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto.” (Gb 42,5).

Cari fratelli, siamo chiamati a superare una visione distorta della fede che considera Dio indifferente alle sofferenze dell’uomo, il quale le deve subire passivamente. Per i devoti ipocriti, che credono sufficiente stare nei luoghi di culto, non è consentito al malato di esprimere sentimenti di rabbia. Questa è una fede astratta, fatta solo di falsa conoscenza e non di esperienza di Dio. Il rischio di alcuni “praticanti” è quello di credere di possedere l’Eterno e di chiuderlo nel recinto sacro. La Chiesa di Cristo, invece, è una comunità di guariti e riconciliati, i quali sono chiamati a donare gratuitamente ciò che hanno ricevuto gratuitamente: amore e perdono. Gesù ci ha insegnato a vivere non più schiavi della Legge, Lui, infatti, ignora la regola del sabato. Il Signore proprio di sabato cura la suocera di Pietro “prendendola per la mano”, non ha paura di lasciarsi "contaminare". Dunque, Gesù tra l’osservanza della legge dell’Antico Testamento e il bene dell’uomo, non ha mai avuto esitazioni, ha scelto sempre il bene dell’uomo. Pertanto, attenzione ai luoghi di culto che opprimono e non desiderano liberare l’uomo dalle possesioni ideologiche, dalla religiosità credulona, da tutte le superstizioni che rendono i “fedeli” refrattari all’annunzio del Vangelo, alla novità del Regno di Dio, alla buona notizia, l’unica che ci permette di comunicare con il Padre e di vivere nella gioia e nella libertà dei figli di Dio.

Buona domenica!

 

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Commento al Vangelo  - diac. Mario d'agosto -


 

4ª domenica - anno B -

 

 

 

La Parola che libera

 

4 Dom B


 

È certo, Cristo si oppone a tutto ciò che imprigiona l’uomo. Egli è venuto a liberare il nostro cuore da ogni spirito impuro, da tutte le realtà malefiche che si sono annidate dentro di noi: l’idolatria del denaro, del successo, del potere, i pensieri distorti, le ideologie, i sentimenti di vendetta, i desideri sbagliati e la falsa coscienza. Cristo è venuto proprio a smascherare tutti coloro che rovinano l’uomo e lo tengono asservito: «... uno spirito impuro cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?» (Mc1,24). Sì! Gesù è venuto a rovinare con il suo insegnamento tutto ciò che rovina l'uomo, è venuto a rendere manifesto tutto ciò che è menzogna, tutto ciò che non è amore. Per questo Gesù ordina allo spirito impuro: «Taci! Esci da lui! E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui».

 

Purtroppo, non a tutti è chiaro che il Vangelo non è una morale, ma una sconvolgente liberazione dalla menzogna, dal male e dal maligno.

 

Bisogna fare molta attenzione affinché anche i luoghi di culto non rischino di dare la “morte” alle persone che li frequentano. Molti baciapile non sono consapevoli che è demoniaco sapere ciò che è vero e continuare a negarlo contro ogni evidenza. Essi non vogliono aggiornarsi, semplicemente perché “si è sempre fatto così”. Questo succede quando (come gli   scribi e i farisei) si obbliga ad accogliere in modo acritico e incondizionato l’insegnamento che gli è stato fatto. È questo ciò che rende le persone impure, cioè, immature, impregnate di devozionismo, incapaci di crescere nella fede e di comunicare con Dio.

 

Tuttavia, quando lo spirito impuro, messo in fuga dalla Parola di Verità, lascia l’uomo, inevitabilmente lo strazia, perché ci si sente traditi e ingannati. Non è facile per il pio devoto riconoscere che tutta la vecchia religiosità, alla quale si era creduto, non solo non gli permetteva la comunione con Dio, ma proprio il devozionismo era l’ostacolo principale.

 

Ringraziamo il Signore Gesù che, facendoci conoscere il vero volto del Padre, ci ha fatto conoscere la Verita, l’unica realtà che ci rende veramente liberi.

 

Buona domenica!

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Intervista del TG Quarto Flegreo al diacono mario d'agosto -------------

Testiminianza di Lello e Anna della Comunità "Famiglia GeMaGi" - 1ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli -------------

il vescovo Gennaro Pascarella - 1ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli -------------

il vescovo Gennaro Pascarella - 2ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli ------------

il Grande Papa GiovanniPaolo II ci parla della famiglia cristiana -------------

il Grande Papa GiovanniPaolo II ci dice: "Non abbiate paura..." ------------

Un video utile per riflettere sul rapporto genitori-figli ------------

Come affrontare la vita

 

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Le Beatitudini degli sposi

Mt5,3-10

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Felici voi coniugi, quando siete capaci di fare grandi rinunzie per amore dell'altro; beati voi, quando, consapevoli della vostra inadeguatezza di fronte ai problemi della vita, li deponete insieme ai piedi del Signore.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Felici voi , quando la prova vi trova uniti, quando la preghiera comune diventa lo strumento per affrontarla, quando vi lasciate illuminare dallo Spirito per gioire e crescere nella conoscenza del progetto di Dio su di voi. La sua consolazione sarà la vostra forza.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Felici voi, quando non date sfogo alla vostra aggressività, quando abbandonate il linguaggio prepotente dell'offesa e della rivendicazione dei meriti, del giudizio o della spartizione fredda dei compiti e assumete le vesti della mitezza inerme e generosa, della tenerezza ospitale e gratuita, del dono disarmato di voi stessi.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Felici voi, quando vi lasciate guidare dalla Parola di Dio per distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, quando lo insegnate ai vostri figli, quando desiderate che a tutto il mondo arrivi il messaggio di speranza contenuto nel Vangelo. Beati voi, quando la vostra vita diventa testimonianza viva della Parola che salva.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Felici voi, quando imparerete a perdonarvi, ad accettarvi nella vostra debolezza e fragilità; beati voi, quando della crisi fate un momento di crescita personale e comune, quando la vostra riconciliazione diventa pedagogia d'amore per i vostri figli.

Beati i puri di cuore perché vedranno Dio.

Felici voi sposi, quando sgombrate gli occhi e la mente dalle lusinghe del mondo e guardate a ciò che è essenziale, cercandolo nella Parola di Dio. Beati voi, quando la Parola diventa stile di vita, quando vi riconosceranno discepoli di Cristo, pur restando in silenzio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Felici voi, uniti nel Sacro Vincolo del Matrimonio, quando coltivate la pace nelle relazioni all'interno della vostra famiglia; beati voi quando, usciti fuori dell'appartamento, sentite insopprimibile il desiderio di creare ponti, di collegare cuori con l'infinita misericordia di Dio.

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Felici voi, quando decidete di andare contro corrente e rimanete sordi alle logiche del mondo. Beati voi, quando mostrate la bellezza del progetto di Dio sulla famiglia. Beati voi quando, attaccati da ogni parte, continuate a mostrare la gioia del mattino di Pasqua.

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