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santambrogio

 L'EDUCAZIONE DEI FIGLI

SECONDO SANT'AMBROGIO

Vescovo di Milano - IV° sec. d.C.

L'educazione dei figli è impresa per adulti disposti a una dedizione che dimentica se stessa: ne sono capaci marito e moglie che si amano abbastanza da non mendicare altrove l'affetto necessario.

Il bene dei vostri figli sarà quello che sceglieranno: non sognate per loro i vostri desideri. Basterà che sappiano amare il bene e guardarsi dal male e che abbiano in orrore la menzogna.

Non pretendete dunque di disegnare il loro futuro: siate fieri piuttosto che vadano incontro al domani con slancio, anche quando sembrerà che si dimentichino di voi.

Non incoraggiate ingenue fantasie di grandezza, ma se Dio li chiama a qualcosa di bello e di grande non siate voi la zavorra che impedisce loro di volare.

Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che decidere bisogna e non si spaventino se ciò che amano richiede fatica e fa qualche volta soffrire: è più insopportabile una vita vissuta per niente.

Più dei vostri consigli li aiuterà la stima che hanno di voi e che voi avete di loro; più di mille raccomandazioni soffocanti, saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura, il dominio della passione, il gusto per le cose belle e l'arte, la forza anche di sorridere.

E tutti i discorsi sulla carità non mi insegneranno di più del gesto di mia madre che fa posto in casa per un vagabondo affamato, e non trovo gesto migliore per dire la fierezza di essere uomo di quando mio padre si fece avanti a prendere le difese di un uomo ingiustamente accusato.

I vostri figli abitino la vostra casa con quel sano trovarsi bene che ti mette a tuo agio e ti incoraggia anche ad uscire di casa, perché ti mette dentro la fiducia in Dio e il gusto di vivere bene.

Sant' Ambrogivs

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CONSACRA LA TUA FAMIGLIA
A GESÙ, MARIA E GIUSEPPE

sacra_famiglia

CONSACRAZIONE 
ALLA SANTA FAMIGLIA

 "O Santa Famiglia di Nazareth, Gesù, Maria e Giuseppe, la nostra famiglia si consacra a Te e chiede di essere difesa da ogni pericolo, guidata e sostenuta nell'amore, per tutta la vita e l'eternità. Fa, o Santa Famiglia, che la nostra casa e il nostro cuore siano un cenacolo di preghiera, di pace, di grazia e di comunione. Custodisci nella fedeltà, la nostra vocazione e la nostra missione. Accresci in noi la fede e la santità."

Amen

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              Medjugorje

     BV_Maria

          Messaggio a Ivan
           22 Maggio 2011

 "Cari figli, oggi più che mai desidero invitarvi alla preghiera. Cari figli, satana desidera distruggere le famiglie di oggi, perciò desidero invitarvi al rinnovamento della preghiera famigliare. Pregate, cari figli, nelle famiglie, con i vostri figli, non permettete l'accesso a satana. Grazie, cari figli, perché anche oggi avete risposto alla mia chiamata."

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         Messaggio a Ivan
          15 Maggio 2009

Cari figli, anche oggi la Madre vi invita: pregate, pregate per le mie intenzioni. Cari figli, desidero realizzare con voi i miei piani. In particolare, cari figli, vi invito a pregare per le famiglie. Oggi più che mai satana desidera distruggere le famiglie. Perciò siate perseveranti nella preghiera, riportate la preghiera nelle vostre famiglie. Grazie, cari figli, perché mi avete accolto e avete accolto i miei messaggi e vivete i miei messaggi.

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                             Lettera    
I valori della nostra famiglia

Nella nostra casa viviamo un rapporto d'amore per noi assai prezioso. Abbiamo imparato, tuttavia, che l'amore per crescere deve essere coltivato, consolidando i valori evangelici su cui è fondata la nostra famiglia.

Molte cose si oppongono allo splendore della Verità, per questo, dobbiamo aiutarci reciprocamente a crescere nella Verità e nell'Amore per maturare come persone singole e come famiglia.

Purtroppo quando l'amore coniugale non matura, diventa inevitabilmente un legame soffocante che impedisce all'altro di sbocciare. Una relazione così, produce solo dolore e frustrazione ed è destinata prima o poi a finire, com'è accaduto a tanti nostri amici.

Per questo è importante saper difendere e amare sempre più il nostro amore.Il vero amore non si consuma, anzi, più lo doniamo e più cresce. Nella misura in cui io e te ci amiamo, così siamo in grado di amare i nostri figli e il prossimo.

L'amore che viviamo è un dono grande che viene da Dio e grazie a Lui il nostro rapporto familiare è gioioso e sereno, ci concede di vivere nella libertà dei figli di Dio e di trovare sempre soluzioni accettabili per ognuno di noi.

Ecco perché mi propongo di amarvi sempre di più, donandomi senza riserve, di non aver nessun possesso su di te e sui nostri figli, perché ognuno di noi è una persona unica, con i propri bisogni e carismi da manifestare.

Rispetterò i vostri diritti e chiedo che rispettiate i miei. Quando il mio modo di agire v'impedirà di soddisfare le vostre esigenze, desidero che me ne parliate, io vi ascolterò e cercherò di cambiare.

Quando il vostro comportamento soffocherà le mie capacità e i miei bisogni, ve ne parlerò, perché possiate capirmi e forse cambiare.

Non desidero vincere facendovi perdere, perché ciò che conta per me è la vostra felicità. Affronteremo con serenità le nostre "incomprensioni" e con fiducia le risolveremo assieme. Così uniti e liberi saremo una famiglia vincente.

Dobbiamo essere in due a custodire un bene così grande che è il nostro amore. Unicamente con la preghiera, che ci fa vivere la tenerezza del Vangelo, la nostra famiglia non avrà mai paura del futuro, sarà forte, feconda e serena.

Proprio la preghiera insieme, nell'intimità della nostra casa, ci ha fatto superare molti momenti difficili, donandoci sempre speranza, armonia e pace.

Abbiamo sperimentato che pregando uniti resteremo sempre uniti, e che solo mettendo Dio al primo posto si perfeziona il nostro amore e tutto ciò che ci unisce.

Vivendo questi principi, valorizzeremo noi stessi, ci ameremo ancor di più e la nostra famiglia sarà sempre "gradita agli occhi di Dio"

diac. mario d'agosto

"Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori" Sal 126

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Preghiere scritte dal diacono mario d'agosto

 

Padre mio, perdonami !


 Padre mio ascoltami, abbi misericordia di me, riconosco la mia colpa e sono addolorato del male commesso, perché non amando i fratelli, ho rifiutato Te.

Padre Buono, per il sangue di tuo Figlio Gesù, cancella il peccato che è in me e per la potenza della Sua Resurrezione, effondi di nuovo in me lo Spirito di Vita.

Abbà Padre ti offro le mie debolezze e chiedo il sostegno della tua Grazia per esserti fedele.

Padre mio, perdonami! Abbracciami perché io appartengo a Te e desidero stare sempre con Te. Regalami la gioia del Tuo perdono, liberami da ogni male e salvami, perché eterna è la tua misericordia! Amen.

 

Pregare gli Angeli

 

Benedetti Santi Angeli di Dio, nostri Fratelli maggiori, guidate, proteggete, e benedite (nome …), che vi fu affidato dall’Eterno Padre Buono.

 Amen.

 

Preghiera per i defunti

 

La Tua Gioia senza fine dona ai nostri fratelli defunti, o Signore della Vita.  Nella Tua misericordia, mostra a (nome …) la luce del Tuo volto e sia una sola cosa con Te, per sempre nel tuo Regno.   Amen.

 

Preghiera a Maria

 

Rallegrati Maria, madre nostra tutta Santa, il Signore è in te. Aiutaci ad accogliere tuo Figlio e lo Spirito Santo, perché anche in noi l'Onnipotente possa fare grandi cose.

Donna di fede, tu che hai sostenuto la Speranza degli Apostoli, proteggi da qualsiasi pericolo il dono di vivere nella gioiosa libertà dei figli di Dio.

Madre di operosa misericordia, ti chiediamo di guidarci sulla via della beata povertà di spirito, per accogliere le grazie di Gesù nostro Signore.

Benedetta Maria, maestra di umiltà,tu che ci hai insegnato ad essere responsabili dell'altrui felicità,

concedici di amare di un amore a immagine di Cristo,affinché venga in mezzo a noi il Regno della Sua giustizia e della Sua pace. Poiché, solo se ci prendiamo cura del prossimo, permettiamo all'Eterno Padre Buono di prendersi cura di noi.

Madre dell'Amore, santificaci con la tua potente benedizione. 

Amen.

 

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L'antitesi tra chierici e sposati E-mail
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LA DELETERIA ANTITESI TRA CHIERICI E LAICI SPOSATI

Nella visione puramente cristiana, tra i chierici e laici (sposati) c'è un profondo legame, per cui nel cammino di conversione è possibile solo crescere o cadere insieme.

Nella Chiesa, comunità sacerdotale (cosi definita dalla LG n°11) vi sono tra i fedeli vari stati di vita che consentono di raggiungere la santità: i laici (la maggioranza, che ha ricevuto il sacramento del Matrimonio) e i chierici (secolari e regolari che hanno ricevuto il sacramento dell'Ordine Sacro), inoltre, ci sono i Religiosi, coloro che si sono consacrati a Dio vincolandosi ai Voti e non necessariamente legati al sacramento dell'Ordine Sacerdotale.

Queste "tipologie" di fedeli, paradossalmente, svolgono cammini affiancati che li dovrebbero unire, ma, di fatto, il proprio percorso li divide; poiché i chierici e i laici sposati sono stati messi su due sponde opposte: i chierici su una sponda alta e inaccessibile, i laici sull'altra, bassa e priva d'importanza e quasi di dignità. Ciò ha portato a una mancanza di serena comunicazione tra loro. Difatti, nella Chiesa scarseggia la capacità di un dialogo rispettoso tra persone che vivono (solo esteriormente) itinerari diversi di conversione e di servizio, pur avendo la stessa finalità: raggiungere la perfezione della carità e l'unità con Dio.

Ancora oggi gli sposati e i chierici, chiamati a vivere in osmosi tra loro, sono invece percepiti dai "nostalgici" come categorie in conflitto di attribuzioni, che innalza gli ordinati a uno stato superiore, un livello che le persone sposate non potranno mai raggiungere.

Molti nella Chiesa hanno privilegiato per lungo tempo il celibato consacrato nei confronti del matrimonio. Essi hanno posto l'accento sulla dimensione sacrale e sui "poteri" del presbitero, designandoli unicamente sacerdoti del culto, piuttosto che ministri del popolo; separando, in questo modo, sempre più i "pastori" dal loro "gregge".

Nonostante vivano la stessa comunità parrocchiale e desiderino raggiungere la stessa mèta della santità, si è voluto creare una carreggiata preferenziale per i "chierici illibati" e un'altra comune per gli "sposati concupiscenti". Rigorosamente, sia la verginità e sia la continenza a vita sono state considerate dai passatisti l'ideale della perfezione cristiana, congiuntamente alla concezione di una sorta di disistima della vita matrimoniale (considerata come una forma d'indulgenza, una concessione alla concupiscenza carnale), dimenticando quello che dice l'Apostolo riguardo all'amore sponsale: "Questo è un grande mistero, lo dico in ordine a Cristo e alla Chiesa" (Ef 5,32).

Ma, a differenza dei chierici, che hanno scelto una vita sfoltita dai possibili ostacoli che possono distogliere dalla preghiera e dal ministero, gli sposati sono chiamati alla comunione con Dio passando attraverso la corporeità delle esperienze umane, con una spiritualità "incarnata" che cerca di umanizzare, con un reale coinvolgimento nelle relazioni interpersonali, le complesse difficoltà dell'ambiente in cui vivono. In particolare, proprio gli sposati, che sono segno sacramentale del Mistero nuziale tra Dio e l'umanità, sono chiamati a seguire la logica dell'Incarnazione, cioè, a instaurare dei veri rapporti umani, usando gesti concreti per comunicare con il mondo esterno (questa tipo di relazionalità è, purtroppo, carente nella Chiesa).

Altresì, è importante rilevare che oltre alla castità dei presbiteri e dei religiosi, c'è una castità che può essere vissuta anche dagli sposati. Il concetto comune sulla castità è spesso equivocato, con conseguenze negative sia sul piano spirituale sia su quello psicologico. La castità nel matrimonio, infatti, non è il rifiuto della sessualità o la disistima dei suoi valori e delle sue esigenze, essa si raggiunge crescendo nell'unire la sessualità con la tenerezza e con l'affetto profondo. La castità coniugale è l'affermazione gioiosa di chi sa vivere il dono di sé, libero da ogni schiavitù egoistica, perché è quell'energia spirituale che sa difendere l'amore dai pericoli dell'individualismo e dell'aggressività e sa promuoverlo verso la sua piena realizzazione. La castità nella coppia è innanzitutto un atteggiamento del cuore illuminato dello Spirito Santo, è la virtù del vero amore, che si caratterizza come autentico dono di sé, di chi cerca la felicità dell'altro. La consapevolezza di vivere questa virtù nella vita matrimoniale aumenta la grazia santificante nei coniugi e riempie il loro cuore di felicità e del grande mistero di Dio.

Il Concilio Vaticano II afferma: "Gli atti coniugali con cui gli sposi si uniscono in casta intimità sono onorabili e degni, e, compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano e arricchiscono vicendevolmente in gioiosa gratitudine gli sposi stessi. Questo amore è espresso e reso perfetto in maniera tutta particolare dall'esercizio degli atti che sono propri del matrimonio" (GS 49).

Confortati da questa ritrovata dignità della sessualità coniugale, è opportuno ricordare ai laici (sposati) che Cristo Gesù ha affidato l'opera della salvezza, anche se con modi e ministeri diversi, non solo al clero, ma a tutto il suo popolo, "la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa" (1Pt 2,9) e che esso non si divide in "salvatori" e in salvati; ma tutti, chierici e coniugati, sono, con la peculiarità dei doni ricevuti, dei "salvatori" e dei salvati. Tutti, sposati e ordinati, sono un popolo di consacrati in cammino, inviati da Cristo per prolungare la sua azione sacerdotale nella storia, per cui è necessaria la presenza di entrambi, chierici e sposati, che tengano accesa la Speranza della Terra promessa, la quale non è un luogo ma una Persona.

Nella Chiesa del XXI secolo è giunto il momento di allargare gli spazi dell'evangelizzazione, c'è l'urgenza di mettere in atto una "conversione pastorale parrocchiale" che porti a un rinnovamento capace di cogliere i segni dei tempi e ciò che lo Spirito suggerisce alla Chiesa (Magistero), vale a dire che: " è giunta l'ora dei laici (sposati), di dare il ruolo che gli spetta di corresponsabilità nella pastorale". Purtroppo, nelle catechesi e nelle omelie i chierici non evidenziano sufficientemente l'identità e il ruolo dei genitori e di come è Dio stesso l'autore del matrimonio, sacramento primordiale, segno che trasmette efficacemente nel mondo il mistero della vita divina, segno dell'amore nascosto in Dio dall'eternità, che con il matrimonio ha voluto significare il suo Amore Trinitario e il suo amore per l'uomo, il quale partecipa così alla vita divina.

Per evitare che i chierici e i laici siano divisi da una barriera d'incomprensione, ci viene in aiuto il Catechismo che afferma: "Entrambi, il sacramento del Matrimonio e la verginità per il regno di Dio, provengono dal Signore stesso. È lui che dà loro senso e concede la grazia indispensabile per viverli conformemente alla sua volontà. La stima della verginità per il Regno e il senso cristiano del Matrimonio sono inseparabili e si favoriscono reciprocamente: Chi denigra il matrimonio, sminuisce anche la gloria della verginità; chi lo loda, aumenta l'ammirazione che è dovuta alla verginità ... " (CCC n. 1620).

È opportuno ricordare che il sacerdozio battesimale accomuna tutti i fedeli e precede le differenze di carismi e ministeri che ognuno è chiamato a svolgere nella Chiesa secondo la sua specifica vocazione. Non ci può essere un trattamento separato e di favore per i chierici nei confronti degli sposati. Tuttavia, per arrivare a una vera comunione, non bisogna abolire gli elementi di distinzione, né adottare uno stile di vita più secolare o più clericale, piuttosto, si tratta di cambiare mentalità, di realizzare il desiderio di Cristo: "Siano una cosa sola affinché il mondo creda" (Gv 17,21), cioè, mettere in pratica l'ecclesiologia ribadita dal C.V.II: "L'unità nella diversità".

L'esempio di come si realizza l'unità ci è dato da Gesù Cristo, che incarnandosi ha voluto condividere la nostra stessa condizione di vita. Il Signore ci ha insegnato che per accogliere ed essere accolto, per capire e farsi capire dal popolo, bisognava con-vivere e con-morire con esso. In questo modo Egli si è mostrato come l'unico vero sacerdote e mediatore fra Dio e gli uomini (anche se ha voluto riservare a sua Madre una singolare partecipazione alla Sua opera di mediazione). Tuttavia, anche i sacri ministri e i fedeli partecipano, in modi diversi, al sacerdozio di Cristo e alla Sua mediazione. Pertanto tutta la Chiesa è Popolo Sacerdotale (ordinati e laici, sono tutti figli di Dio e hanno pari dignità), la cui peculiarità è di essere segno e strumento tangibile del Suo Mistero di riconciliazione e di pace, di unità e di salvezza.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica conferma: "... l'Ordine e il Matrimonio, sono ordinati alla salvezza altrui. Se contribuiscono anche alla salvezza personale, questo avviene attraverso il servizio degli altri. Essi conferiscono una missione particolare nella Chiesa e servono all'edificazione del popolo di Dio" (CCC n°1534).

Circondare i chierici di un'aureola di ammirazione e di venerazione sproporzionata (in particolare per il voto di perpetua continenza, la quale "non è certamente richiesta dalla natura stessa del sacerdozio, come risulta evidente se si pensa alla prassi della Chiesa primitiva e alla tradizione delle Chiese orientali, nelle quali vi sono anche degli eccellenti presbiteri coniugati" Presbyterorum ordinis n°16), rischia di falsare l'immagine dei consacrati, promuove l'infondata idea che essi vivano una vita superiore che li innalza a un livello che i coniugati non potranno mai raggiungere, in quanto, vivendo nella complessità del mondo hanno tutto da imparare e nulla da insegnare ai chierici.

I fedeli laici di lungo corso e gli ordinati ai massimi livelli, che hanno una smisurata considerazione dei consacrati, hanno dimenticato che sia "i vergini" e sia gli sposati sono per il Regno di Dio, "vivono nel mondo, ma non sono del mondo" (Cfr. Gv 17,14), sono degli imperfetti, chiamati insieme a fare un cammino di conversione, di santità e di servizio.

Affinché si elimini nella comunità sacerdotale la deleteria diatriba tra consacrati e sposati, è necessario confutare la diffusa e falsa idea che nei confronti degli sposati, la vita del consacrato sia lo stato di chi ha raggiunto inevitabilmente l'interezza della vita nella piena comunione con Dio, in virtù del fatto che ha organizzato la sua vita eliminando tutto ciò che lo potrebbe distrarre da Lui. Questa visione danneggia non solo il chierico che rischia di vivere sempre più nella "solitudine", di perdere la necessaria virtù dell'umiltà e la dimensione del suo servizio ma, soprattutto, ciò rende difficile la relazione interpersonale tra consacrati e sposati. Tutti siamo dei peccatori, tutti siamo dei servi inutili e, nel rispetto dei ruoli, tutti siamo dei consacrati a Dio in virtù dei sacramenti ricevuti.

Non è facile riuscire a far breccia nella mentalità ristretta di chi ha una concezione della Chiesa fatta a compartimenti stagni, come vari stati di vita che, pur facendo parte della stessa e unica nave (la Chiesa), devono agire separatamente perché è "proibito" interagire tra loro. Bisogna avere un'apertura mentale se si vuole una "Chiesa famiglia tutta sacerdotale", dove i credenti percorrono la stessa via, parlano lo stesso linguaggio e affrontano insieme le stesse difficoltà della vita, senza pretendere di imporre all'altro il proprio modo di pensare e di vivere.

È necessario, pertanto, incrementare il dialogo e la comunione tra ordinati e sposati. Ciò non vuol dire rinnegare o eliminare le peculiarità della propria scelta di vita, ma rispettare la Chiamata e la preziosità della diversità dell'altro con cui si forma l'unica Chiesa. Appunto per questo "La Rivelazione cristiana conosce due modi specifici di realizzare la vocazione della persona umana, nella sua interezza, all'amore: il Matrimonio e la Verginità. Sia l'uno che l'altra nella forma loro propria, sono una concretizzazione della verità più profonda dell'uomo, del suo ‹‹essere ad immagine di Dio››" (Familiaris consortio, 11).

Le parrocchie devono crescere in una maggiore consapevolezza di avere in sé la ricchezza della diversità dei cammini, dei carismi e dei ministeri, tutti importanti e con lo stesso obiettivo: lavorare per il Regno e insieme raggiungere la comunione con Dio. Ricordiamo sempre il grande desiderio di Dio di giungere all'unità, di con-vivere l'Agape Trinitaria con l'uomo: " ... perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi ... E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità ... " (Gv 17,21-23).

Dio vuole essere una sola cosa anche con noi, ecco perché il Figlio ha assunto e ha amato la natura umana fino in fondo, pur non rinnegando la propria; Egli ha scelto un'umile Famiglia di Nazareth per farsi uomo, perché il nostro è un "Dio-Famiglia", Padre, Figlio e Spirito Santo, che ama la famiglia umana come sua famiglia.

Pertanto, per creare un nuovo rapporto tra i credenti (ordinati e non), è necessario superare il modo di pensare la Chiesa come una comunità in cui i chierici sono i perfetti e non possono ricevere nulla dagli sposati, i quali sono considerati una semplice materia da plasmare, piuttosto che una realtà viva, anch'essa protagonista nella realizzazione del Regno: diventare la grande famiglia di Dio.

Per far crescere il Regno del Padre, c'è bisogno, da parte di tutti, di sufficiente umiltà per lasciarsi permeare dai valori contenuti nella diversità dell'altro e lasciare che ciò influisca sul proprio vissuto e lo edifichi. Occorre, quindi, andare oltre a una mera visione di Chiesa divisa in gerarchia e laicato, per non cadere in una possibile dicotomia tra ciò che è spirituale e ciò che è temporale, considerando la superiorità degli ordinati quasi fosse un maggior grado di santità. D'altra parte, è pacifico che non si può ridurre il sacramento dell'Ordine all'investitura di un semplice funzionario. Nella Chiesa, comunità tutta sacerdotale, c'è una differenza essenziale e non solo di grado tra i laici e gli ordinati in sacris, i quali vanno considerati nei confronti della comunità un vero e proprio servizio di ripresentazione sacramentale di Cristo (Cfr "Pastores dabo vobis" n°15).

Il "Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri" (al n°30) ci aiuta a comprendere meglio il rapporto che deve avere il presbitero con i laici: "Riconoscendone la dignità di figli di Dio, ne promuove il ruolo proprio nella Chiesa, e al loro servizio mette tutto il suo ministero sacerdotale e la sua carità pastorale. Nella consapevolezza della profonda comunione che lo lega ai fedeli laici e ai religiosi, il sacerdote compirà ogni sforzo per «suscitare e sviluppare la corresponsabilità nella comune e unica missione di salvezza, con la pronta e cordiale valorizzazione di tutti i carismi e i compiti che lo Spirito offre ai credenti per l'edificazione della Chiesa ». Più concretamente, il parroco, ricercando sempre il bene comune nella Chiesa, favorirà le associazioni di fedeli e i movimenti che si propongono finalità religiose, accogliendole tutte ed aiutandole a trovare tra di loro unità di intenti, nella preghiera e nell'azione apostolica.".

In questo modo, è da tutto il popolo che si traggono le energie e le risorse per superare gli ostacoli che s'incontrano nel cammino. La diversità è una ricchezza di vita per tutto il Corpo Mistico, perché i coniugi e gli ordinati nell'incontrarsi e accogliersi producono l'uno sull'altro, con la propria vita, la perfezione della comunione tra loro e con Dio.

Nei confronti di chi ritiene inconciliabili i due stati di vita, ci sono due esempi significativi di come loro possono essere felicemente armonizzati: il primo è l'antica Chiesa Sorella di tradizione ortodossa in cui i presbiteri sono sposati, il secondo è dato dalla fantasia dello Spirito Santo che nella Chiesa cattolica, con il C.V.II, ha voluto ripristinare il diaconato uxorato.

Consapevoli della loro imperfezione e del bisogno di salvezza, i diaconi sposati (che in parrocchia mettono in risalto ancor di più il ruolo fondamentale del presbitero), svolgono il loro peculiare ministero in un cammino di continua conversione, con umiltà e nella gratuità, con un sano equilibrio spirituale (sul quale bisogna sempre vigilare), sostenuti dalla coesione della grazia sacramentale dell'ordine e del matrimonio. i diaconi (come i laici impegnati) nel loro ministero sono avvantaggiati perché non hanno la tentazione del carrierismo, non corrono un reale pericolo di accaparramento e di prevaricazione, perché, di fatto, non gli sono riconosciuti "diritti", svolgono un servizio nella gratuità, felici di essere considerati "minimi" da chi concepisce ancora una Chiesa verticistica e non comunionale.

Nella Chiesa cattolica questa "nuova" figura di chierico secolare offre il suo originale contributo di esperienza di vita laicale, di sensibilità paterna, di capacità culturale, esercitando il suo ministero ordinato come una ricchezza da vivere e da comunicare principalmente fuori della parrocchia, negli ambienti di lavoro, tra gli ammalati, tra la gente, partecipando alla costruzione di una Chiesa tutta ministeriale e sacerdotale. Inoltre, i diaconi possono svolgere un ruolo importante nella Pastorale Familiare, in quanto, chi più dei diaconi sposati può capire l'importanza della famiglia e investire energie e competenze al servizio di essa? Afferma il "Direttorio per il Ministero e la Vita dei Diaconi" al n.33: "Ai diaconi può venire affidata la cura della Pastorale Familiare... i diaconi sposati possono essere di grande aiuto nel proporre la Buona Notizia circa l'amore coniugale, le virtù che lo tutelano e nell'esercizio di una paternità cristianamente e umanamente responsabile". Per cui, la cura pastorale delle famiglie dovrebbe essere uno degli ambiti privilegiati del diacono uxorato, perché connaturale al suo stato di vita e di grande urgenza pastorale.

Il particolare ministero del diacono uxorato, oggi può essere considerato una sorta di anello "ibrido" di congiunzione tra il clero e i laici (una buona lega ottenuta dalla fusione di due elementi pregiati), permette una seria riflessione su come superare la deleteria antitesi tra sposati e consacrati, poiché il diacono è un semplice padre di famiglia che riesce a mantenere la propria identità di marito e di padre senza annullarla o contrapporla a quella di ministro ordinato. Con l'aiuto prezioso della moglie e della sua condivisione; il diacono non trascura i suoi impegni familiari e di lavoro. Anzi, trae la forza e l'armonia proprio dall'intima unione della grazia ottenuta dal sacramento del Matrimonio e dell'Ordine Sacro.

I Diaconi (contrariamente a quanto asseriscono alcuni vescovi) pur essendo dei chierici, non hanno nessuna intenzione di clericalizzarsi (di fare i preti). Non aspirano a uniformarsi agli atteggiamenti tipici dei chierici (anzi, dal modo di vestire, sembra che siano molti nel clero che desiderano laicizzarsi). Tristemente, sembra che una parte della gerarchia, a causa della penuria di presbiteri, è spaventata al pensiero di poter perdere delle vocazioni perché (secondo loro) è in atto una (presunta) clericalizzazione dei laici che mirano a procurarsi compiti che a loro non competono. Pertanto devono essere frenati a tutti i costi, anche disattendendo l'ultimo Concilio e le stesse direttive del Magistero riguardo al ruolo dei laici e alla loro corresponsabilità e partecipazione attiva alla vita ecclesiale.

Ma, la cosa veramente grave di chi diffonde questa falsa concezione dei laici, è che così facendo soffocano ciò che lo Spirito sta suscitando nella Chiesa, dimostrando così di essere delle sentinelle addormentate, che non sanno usare il discernimento in un momento così critico per la Chiesa, la quale ha bisogno di usare tutte le "forze nuove" che lo Spirito Santo suscita in Essa.

Si evince dalla Lumen gentium (cap V 40-41) come la comune vocazione alla santità deve essere il principio di uguaglianza di tutti i membri della Chiesa. I differenti stati di vita, di vocazioni e di ministeri non stabiliscono una differenza di capacità di santità, bensì, sono proprio le diverse condizioni (vissute in comunione) che permettono di realizzare la propria chiamata alla santità. Ogni condizione umana, se vissuta con fede e in spirito di cooperazione con Dio e con i fratelli, è via alla santità. Non ci sono "vie privilegiate", ma "vie diverse" che possono tutte condurre alla salvezza. Purtroppo, sembra che nei nuovi operatori pastorali ci sia ancora molta strada da percorrere per raggiungere quell'apertura mentale, quell'umiltà e mitezza, virtù che consentono di far prevalere nelle comunità il buon senso (il discernimento), l'amore e la santità, e ci rendono come Cristo ci vuole: credibili !

Nei ministri ordinati, in particolare, non ci dovrebbe essere la logica dell'accentratore, comportamento immaturo che fa venir meno nei laici il senso di appartenenza. Costatiamo che ci sono parroci che hanno preso alla lettera "la presa di possesso" canonico della parrocchia (esercitando un possesso che spesso non ha nulla di evangelico, perché si rischia di essere posseduti dalla vanagloria). Essi per anni non convocano il consiglio pastorale parrocchiale e l'ufficio degli affari economici e quando lo fanno, è solo per organizzare le celebrazioni solenni o le feste parrocchiali, non danno spazio a nessuno se non ai loro portaborse o a chi ha un'obbedienza passiva e servile.

Grazie a Dio ci sono molti santi presbiteri che hanno capito cosa significa essere Chiesa, non hanno la smania di far carriera, non si sentono dei preti "padroni della parrocchia" e rispettano e valorizzano il ruolo dei laici.

Pertanto, non è azzardato esortare i fratelli consacrati (in particolare i noncuranti dell'ultimo Concilio) a fermarsi ad ascoltare lo Spirito che soffia e spinge come sempre a "fare nuove tutte le cose" (Ap 21,5) e a ricordarsi che è trascorso circa mezzo secolo dal rinnovamento liturgico che definisce la Chiesa "sacramento di unità" (SC 26).

Il Concilio Vaticano II, nello spirito di rinnovamento, desidera portare tutti i fedeli alla consapevolezza di essere una Comunità Sacerdotale, voluta così da Dio; desidera, con tenacia e saggezza, indirizzarci verso un nuovo assetto organizzativo e operativo che fa molta fatica a rendersi concreto.

E' opportuno evidenziare ciò che la CEI dopo il 4° Convegno Ecclesiale di Verona, senza demagogia, ha affermato profeticamente:

(n.23 La cura delle relazioni) "Durante il Convegno tre parole sono risuonate come una triade indivisibile: comunione, corresponsabilità, collaborazione. Esse delineano il volto di comunità cristiane che procedono insieme, con uno stile che valorizza ogni risorsa e ogni sensibilità, in un clima di fraternità e di dialogo, di franchezza nello scambio e di mitezza nella ricerca di ciò che corrisponde al bene della comunità intera ... In particolare, le relazioni tra le diverse vocazioni devono rigenerarsi nella capacità di stimarsi a vicenda, nell'impegno, da parte dei pastori, ad ascoltare i laici, valorizzandone le competenze e rispettandone le opinioni ... Tra pastori e laici, infatti, esiste un legame profondo, per cui in un'ottica autenticamente cristiana è possibile solo crescere o cadere insieme..."

(n.24 La corresponsabilità, esigente via di comunione) "La corresponsabilità infatti è un'esperienza che dà forma concreta alla comunione, attraverso la disponibilità a condividere le scelte che riguardano tutti ... Gli organismi di partecipazione ecclesiale e anzitutto i consigli pastorali – diocesani e parrocchiali – non stanno vivendo dappertutto una stagione felice. La consapevolezza del valore della corresponsabilità ci impone però di ravvivarli, elaborando anche modalità originali di uno stile ecclesiale di maturazione del consenso e di assunzione di responsabilità. Di simili luoghi abbiamo particolarmente bisogno per consentire a ciascuno di vivere quella responsabilità ecclesiale che attiene alla propria vocazione ..."

(n.26 Dare nuovo valore alla vocazione laicale) "La vocazione laicale, in modo particolare, è chiamata oggi a sprigionare le sue potenzialità nell'annuncio del Vangelo e nell'animazione cristiana della società ... Per questo diventa essenziale, rilanciandone l'impegno ecclesiale e secolare, senza il quale il fermento del Vangelo non può giungere nei contesti della vita quotidiana, né penetrare quegli ambienti più fortemente segnati dal processo di secolarizzazione. Un ruolo specifico spetta agli sposi cristiani che, in forza del sacramento del Matrimonio, sono chiamati a divenire "Vangelo vivo tra gli uomini". Riconoscere l'originale valore della vocazione laicale significa, all'interno di prassi di corresponsabilità, rendere i laici protagonisti di un discernimento attento e coraggioso, capace di valutazioni e di iniziativa nella realtà secolare, impegno non meno rilevante di quello rivolto all'azione più strettamente pastorale. Occorre pertanto creare nelle comunità cristiane luoghi in cui i laici possano prendere la parola, comunicare la loro esperienza di vita, le loro domande, le loro scoperte, i loro pensieri sull'essere cristiani nel mondo." (cfr Nota pastorale della CEI "Rigenerati per una speranza viva").

L'auspicata corresponsabilità non è una rivendicazione sindacale, non è nemmeno una conquista dei laici, né una semplice distribuzione dei compiti, ma è consapevolezza e partecipazione attiva, essa è l'unica forma che permette sia ai chierici e sia ai laici di vivere secondo la propria vocazione e di superare una diffusa autoreferenzialità nel clero. Una vera corresponsabilità non cancella i ruoli, né mortifica le diverse vocazioni, ma mette i chierici e gli sposati in una relazione particolare, in cui la specificità di ciascuno è riconosciuta e valorizzata.

"Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo Spirito!" (Nm 11,29), così rispose Mosè a chi si mostrava preoccupato perché alcuni uomini parlavano in nome di Dio, senza la sua autorizzazione.

Mosè, un uomo pieno della libertà di Dio, considerato come il più grande dei profeti, non era geloso del suo ruolo, non aveva il possesso del compito che Dio gli aveva dato, tutt'altro! Questo episodio è paradigmatico del modo di porsi davanti alla libertà dello Spirito (che non può essere sequestrato da nessuno), davanti alla paura di perdere il dominio e il monopolio del proprio ministero. Non cadiamo nell'infondata paura della clericalizzazione dei laici (che non aspirano a fare i "pretini"), la loro partecipazione attiva alla liturgia va vista, piuttosto, come il semplice esercizio del sacerdozio battesimale.

"Giovanni disse a Gesù: "Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva". Ma Gesù disse: "Non glielo impedite, perché ... chi non è contro di noi è per noi." (Mc 9,38-40).

Gesù ci invita a riconoscere, al di là dei nostri pregiudizi, tutto il bene che lo Spirito opera nel mondo, anche nelle persone che non la pensano come noi. Senza gelosia e senza possesso, parafrasando Mosè, impariamo a dire convinti: "Magari fossero tutti sacerdoti, profeti e missionari nel popolo del Signore!"

Ecco perché è importante avere la consapevolezza di appartenere a una Chiesa comunità sacerdotale. Ciò comporta una visione della vita cristiana più ampia e responsabile, perché ogni distorsione o restrizione produce sempre asfissia e stanchezza e distrugge ogni reale comunione e senso di appartenenza. Per questo bisogna sforzarsi di superare il mero concetto di Chiesa divisa in clero, religiosi e laici e trovare il coraggio di non tenere i laici "lontani" dall'altare, se si vuole la "consapevole e attiva partecipazione dei fedeli" (cfr SC14) alla liturgia. Occorre usare con coraggio la legittima e significativa espressione (molto spesso censurata) di Assemblea Celebrante, che non si limita a una semplice distribuzione di compiti, perché Gesù ha squarciato il velo del tempio, ha fatto cadere le balaustre che circondano tuttora gli altari e separano i fedeli dal luogo sacro. Questo è il presupposto necessario affinché si giunga a un'indispensabile, corretta e piena conoscenza della nozione di Chiesa comunità tutta sacerdotale. Quindi, la concreta possibilità di conversione di tutti i fedeli nasce proprio dalla conoscenza della vera identità ecclesiale e del modo corretto di vivere nell'unità la Liturgia e tutte le virtù che edificano la Chiesa di Cristo.

Concludendo, è essenziale mettere in risalto le cose belle e indispensabili che uniscono i vari stati di vita, invece di far prevalere l'uno sull'altro, dimenticando che sono tutte Chiamate dall'Alto per un interscambio fecondo, per l'edificazione della Chiesa, con carismi e caratteristiche diverse, ma di pari dignità.

Nonostante sia palese che "la bellezza cristiana" sia da instaurare nelle relazioni, per fare della Chiesa una comunità in cui si vivano realmente rapporti fraterni, ispirati alla gratuità, misericordia e perdono. Tuttavia, non è a tutti chiaro che "la bellezza cristiana" raggiunge la pienezza solo con la reciprocità, vivendo la propria Chiamata in un cammino di sinergia con le altre vocazioni, poiché unità non significa uniformità ma comunione di ricchezze personali.

La stessa efficacia della Liturgia (l'esercizio del sacerdozio di Cristo esercitato dal suo corpo mistico. Cfr SC 7) nasce dall'unità e dall'importanza di essere tutti protagonisti coscienti del Mistero d'amore e di salvezza celebrato nel rito (il quale, se inflazionato, rischia di generare una pericolosa abitudine), che diventa vita, non solo individualmente, ma come fatto sociale. L'efficacia della Liturgia nasce dalla consapevolezza della straordinaria condizione del sacerdozio comune che non è un attentato contro l'autorità del sacerdozio ministeriale, poiché: "Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l'uno all'altro, poiché l'uno e l'altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell'unico sacerdozio di Cristo." (cfr LG n.10).

Il Signore Gesù ci ha dato in dono lo Spirito e ci ha consacrati nel Suo preziosissimo sangue per vivere il vero spirito liturgico (auspicato dalla SC 29), ci ha donato nel battesimo la condizione del sacerdozio comune, ci ha voluti membri dell'unica Chiesa, ci ha dato la dignità e la libertà dei figli di Dio, facendo del nostro cuore e del nostro corpo un tempio dove dimora la Sua presenza, rendendoci, così, partecipi della Sua natura divina: "Cristo Signore, pontefice assunto di mezzo agli uomini (Eb 5,1-5), fece del nuovo popolo" (Ap 1,6; Ap 5,9-10).

Senza fare differenze, Dio ci ha voluto suoi veri figli e ci ha concesso di vivere nella sua casa, ci ha abilitato a essere la Sua Santa Famiglia in mezzo al mondo, ha voluto che lo trattassimo con familiarità, come nostro Padre, non con ossequio servile, né con riverenza formale, ma con sincerità e fiducia. Perché il nostro è Dio Padre-Buono che "commosso ci corre incontro, ci getta le braccia al collo e ci copre di baci" (cfr Lc 15,20). Ecco perché siamo chiamati a vivere la "perfetta unione... esprimendo nella vita quanto abbiamo ricevuto mediante la fede" (SC 10).

Quarto Napoli 08-03-2011                                                               mario d'agosto

 
 
Intervista del TG Quarto Flegreo al diacono mario d'agosto -------------

Testiminianza di Lello e Anna della Comunità "Famiglia GeMaGi" - 1ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli -------------

il vescovo Gennaro Pascarella - 1ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli -------------

il vescovo Gennaro Pascarella - 2ª giornata gruppi famiglia - Diocesi di Pozzuoli ------------

il Grande Papa GiovanniPaolo II ci parla della famiglia cristiana -------------

il Grande Papa GiovanniPaolo II ci dice: "Non abbiate paura..." ------------

Un video utile per riflettere sul rapporto genitori-figli ------------

Come affrontare la vita

 

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Le Beatitudini degli sposi

Mt5,3-10

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Felici voi coniugi, quando siete capaci di fare grandi rinunzie per amore dell'altro; beati voi, quando, consapevoli della vostra inadeguatezza di fronte ai problemi della vita, li deponete insieme ai piedi del Signore.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Felici voi , quando la prova vi trova uniti, quando la preghiera comune diventa lo strumento per affrontarla, quando vi lasciate illuminare dallo Spirito per gioire e crescere nella conoscenza del progetto di Dio su di voi. La sua consolazione sarà la vostra forza.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Felici voi, quando non date sfogo alla vostra aggressività, quando abbandonate il linguaggio prepotente dell'offesa e della rivendicazione dei meriti, del giudizio o della spartizione fredda dei compiti e assumete le vesti della mitezza inerme e generosa, della tenerezza ospitale e gratuita, del dono disarmato di voi stessi.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Felici voi, quando vi lasciate guidare dalla Parola di Dio per distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, quando lo insegnate ai vostri figli, quando desiderate che a tutto il mondo arrivi il messaggio di speranza contenuto nel Vangelo. Beati voi, quando la vostra vita diventa testimonianza viva della Parola che salva.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Felici voi, quando imparerete a perdonarvi, ad accettarvi nella vostra debolezza e fragilità; beati voi, quando della crisi fate un momento di crescita personale e comune, quando la vostra riconciliazione diventa pedagogia d'amore per i vostri figli.

Beati i puri di cuore perché vedranno Dio.

Felici voi sposi, quando sgombrate gli occhi e la mente dalle lusinghe del mondo e guardate a ciò che è essenziale, cercandolo nella Parola di Dio. Beati voi, quando la Parola diventa stile di vita, quando vi riconosceranno discepoli di Cristo, pur restando in silenzio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Felici voi, uniti nel Sacro Vincolo del Matrimonio, quando coltivate la pace nelle relazioni all'interno della vostra famiglia; beati voi quando, usciti fuori dell'appartamento, sentite insopprimibile il desiderio di creare ponti, di collegare cuori con l'infinita misericordia di Dio.

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Felici voi, quando decidete di andare contro corrente e rimanete sordi alle logiche del mondo. Beati voi, quando mostrate la bellezza del progetto di Dio sulla famiglia. Beati voi quando, attaccati da ogni parte, continuate a mostrare la gioia del mattino di Pasqua.

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